Il gasolio russo agli Usa, il benservito a Zelensky e quella propaganda elettorale a spese dell'Ucraina
L''accordo stretto da Trump con Putin per la fornitura di carburante è arrivato 25 giorni prima delle elezioni di midterm

L’annuncio del presidente Donald Trump è arrivato a 25 giorni esatti dalle attesissime elezioni di metà mandato del 3 novembre: «La Russia fornirà immediatamente oltre 300mila tonnellate di gasolio al mercato americano e a quello globale, altre 500mila nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo», ha scritto venerdì sera su Truth. Ufficializzata dopo una telefonata con Vladimir Putin (che Trump ha pure ringraziato), la svolta è stata dettata dall’urgenza di far scendere il costo medio della benzina, schizzato verso l’alto con la guerra in Iran. Il presidente ha sottolineato: «Sommando queste forniture russe al petrolio proveniente dallo Stretto di Hormuz, di cui abbiamo il controllo totale, i prezzi del gasolio scenderanno per gli americani e per tutto il mondo, in misura record e rapidamente». Propaganda elettorale a spese dell’Ucraina. «Zelensky la smetta di attaccare le raffinerie russe – ha tuonato Trump all’indomani –. È tempo di un nuovo presidente a Kiev».
Venerdì, il costo medio del gasolio alla pompa era di 6,28 dollari al gallone, il 70% in più rispetto allo scorso anno e appena un quarto di dollaro sotto il massimo storico di settembre. L’andamento al rialzo dei mesi successivi alla guerra contro Teheran ha causato negli Usa (ma non solo) un’inflazione generalizzata che ha peggiorato il consenso di Trump tra gli americani chiamati, il 3 novembre, a esprimersi nel segreto dell’urna sui suoi due anni di governo. Secondo l’ultimo sondaggio del Pew Research Center, il consenso per Trump è solo al 30%. Dall’esito del voto di metà mandato, lo ricordiamo, dipende la capacità del Grand Old Party di mantenere il controllo del Congresso. La posta in gioco per il tycoon è altissima. Pur di far scendere il prezzo del gasolio, all’inizio della scorsa settimana ha dichiarato che stava prendendo in considerazione l’idea di sospendere l’imposta federale sulla benzina. Con un recente ordine esecutivo ha acconsentito ai i rifornimenti esentasse in autostrada del red-dye diesel, ovvero del gasolio agricolo colorato di rosso. L’elettorato di cui i repubblicani devono assolutamente riconquistare la fiducia sono, in particolare, gli agricoltori di Iowa, Kansas e Nebraska strozzati dai rincari dell’energia, oltre ad autotrasportatori, imprese e, più in generale, consumatori.
L’accordo con Putin è molto più vistoso. Gli esperti del settore energetico, tuttavia, nutrono dubbi sul fatto che la svolta possa, concretamente, far scendere i prezzi in modo significativo. Tim Armitage, stratega degli investimenti di Quilter Cheviot, ha spiegato alla Bbc che le cifre menzionate da Trump sono «relativamente basse» rispetto al fabbisogno: «Sembra una mossa un po’ disperata in vista della verifica di midterm». Secondo Kevin Book, amministratore delegato della società di ricerca con sede a Washington ClearView Energy Partners, l’accordo potrebbe tradursi, nella migliore delle ipotesi, nella fornitura di circa 72mila barili di gasolio a ottobre, 124mila a novembre e tra 240mila e 720mila nei mesi successivi. Sempre che la Russia sia effettivamente in grado di rispettare gli impegni.
L’intesa con la Russia espone la Casa Bianca alle critiche degli alleati europei che sostengono la causa dell’Ucraina. Pesa, in particolare, la decisione del Dipartimento del Tesoro di sospende temporaneamente le sanzioni sul gasolio russo autorizzandone le forniture «sul mercato globale». Neppure un mese fa, il Congresso approvava una legge, firmata dallo stesso tycoon, che legittimava il governo a “punire” con dazi e altre restrizioni commerciali i Paesi, come Cina e India, che importano petrolio e gas da Mosca.
In patria, Trump deve invece rispondere a quanti, soprattutto da sinistra, gli chiedono spiegazioni sullo scomodo affare con Putin. «Questo accordo con un dittatore assassino è una macchia indelebile sull’immagine del nostro Paese, un insulto alla memoria di Lindsey Graham e in diretto contrasto con l’intento del Congresso espresso nella legge bipartisan sulle sanzioni», ha tuonato il senatore democratico Richard Blumenthal. Ci si chiede quale sarà la prossima intesa Trump-Putin. I negoziatori americani titolari del dossier Ucraina, Steve Witkoff e Jared Kushner, avrebbero discusso con Putin l’acquisizione delle attività internazionali di Lukoil.
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