Così New Delhi soffoca la protesta degli "scarafaggi": fermati migliaia di giovani
Giro di vite sulle manifestazioni non autorizzate del “Partito popolare degli scarafaggi” che contesta la revisione delle liste elettorali. Migliaia di agenti schierati nella capitale, chiuse 45 fermate della metropolitana

Davanti alla possibilità di una nuova massiccia protesta nel cuore della capitale, ieri il governo indiano ha deciso la linea dura effettuando migliaia di arresti. Con loro sono stati fermati al loro sbarco all’aeroporto di Delhi leader del Cockroach Janata Party (Partito popolare degli scarafaggi) tra cui il fondatore Abhijeet Dipke. Arresti di esponenti di altri movimenti di protesta che avevano dichiarato l’adesione alle iniziative del Cjp e di personalità apertamente favorevoli al movimento si sono registrati in varie città.
In vista di quella che ieri doveva essere una protesta per spingere alle dimissioni il capo della Commissione elettorale accusato di irregolarità nelle liste, New Delhi è stata messa in stato d’assedio con 40mila poliziotti mobilitati, posti di blocco, barricate e un gran numero di stazioni della metropolitana chiuse. “Perché il primo ministro è così spaventato dalla gioventù e dalla gente del paese?” aveva chiesto Dipke prima di prendere il volo per la capitale.
L’opposizione politica, tra cui il Partito del Congresso guidato da Rahul Gandhi e il Partito dell’uomo comune (Aam Admy Party) per un certo periodo al governo a Delhi, si è perlopiù dichiarata contraria alla politica repressiva verso il movimento che prende il nome da una dichiarazione del presidente della Corte suprema che si era riferito agli attivisti e ai giovani disoccupati come “scarafaggi”, parassiti della società. Il Cjp si è presentato per la prima volta in modo massiccio lo scorso giugno organizzando la protesta per la cancellazione per irregolarità dei risultati degli esami di ammissione alle facoltà di medicina e occupando l’area dell’antico osservatorio di Delhi, il Jantar Mantar. Dopo un lungo braccio di ferro con il governo centrale con momenti di tensione e tafferugli, il 25 luglio il movimento aveva ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione, Dharmendra Pradhan ma questo non ne aveva fermato attivismo e iniziative, con un seguito sempre maggiore.
Il movimento si definisce “un fronte politico dei giovani, fatto dai giovani e per i giovani: laico, socialista, democratico e pigro”. Lo caratterizzano inclusività, mobilità, il riferimento costante alla Generazione Z a cui appartengono molti dei leader e degli attivisti e l’ostilità verso la politica istituzionale. Il richiamo nel nome al nazionalista Bharatya Janata Party al potere a livello federale è palese e ne sottolinea la carica dissacratoria, ma è chiara anche la distanza dalla politica ufficiale sottolineata dall’affermazione che “alla Generazione Z non piacerebbe se gli attuali politici si unissero al Cjp”. Questo però non gli ha fatto mancare fin dall’inizio l’appoggio di diversi esponenti dell’opposizione ostili alle politiche del governo guidato da Narendra Modi.
Ieri da più parte si è sollevato il timore dell’imposizione da parte governativa di una nuova “emergenza”, alludendo all’emergenza nazionale dal 25 giugno 1975 al 21 marzo 1977 dichiarata da Indira Gandhi per contrastare “minacce interne e esterne”. Allora erano state sospese le libertà civili e un’ondata di arresti calcolata attorno ai 100mila.
“Ieri, quando ho pubblicato un messaggio per invocare unità e pace in vista della protesta di oggi, non avrei mai immaginato che la più grande democrazia del mondo si sarebbe trovata in una situazione di emergenza non dichiarata”, ha segnalato sabato in un video diffuso sui social Sonam Wangchuk, attivista che è stato fra i protagonisti della prolungata occupazione nella capitale. Pur avendo espresso il proprio sostegno alla protesta in corso, ieri Wangchuk non ha potuto essere a Delhi . “Ero felice che ci fossero così tanti leader a guidare il movimento, ma ora apprendo che sono stati tutti arrestati”, ha dichiarato l’attivista che si è detto pronto a intraprendere un nuovo sciopero della fame.
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