Nuove liste di prigionieri di guerra ucraini al cardinale Zuppi. «Così porta a Mosca la nostra voce»

A colloquio con l’ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede, Andrii Yurash: «Spero presto un nuovo scambio di detenuti. Il ruolo del cardinale per aprire un corridoio umanitaria nella città assediata di Oleshky. L’Ucraina crede nella mediazione vaticana»
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October 10, 2026
Nuove liste di prigionieri di guerra ucraini al cardinale Zuppi. «Così porta a Mosca la nostra voce»
L'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, consegna al cardinale Matteo Zuppi i doni delle famiglie ucraine che hanno un prigioniero di guerra / Ambasciata ucraina
Ancora liste di donne e uomini da liberare. «Sì, ho consegnato nelle mani del cardinale Matteo Zuppi altri elenchi di nomi. Sono quelli che mi sono arrivati da Kiev o che mi hanno affidato i familiari dei prigionieri di guerra in visita a Roma proprio nei giorni in cui il cardinale era a Mosca», racconta l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash. E aggiunge: «Come sempre, il cardinale li recapiterà alla controparte e farà tutto il possibile perché la nostra gente possa tornare a casa». Il diplomatico ha incontrato l’arcivescovo di Bologna di ritorno dalla sua tappa in Russia per «ringraziarlo di aver portato le nostre istanze» oltre confine: da quelle per il «rilascio di chi è stato catturato» a quelle per «la restituzione dei bambini ucraini deportati illegalmente», spiega Yurash ad Avvenire. E annuncia: «Ci auguriamo che al più presto possa avvenire un nuovo scambio di prigionieri».
È uno degli ambiti d’azione della diplomazia umanitaria della Santa Sede anche attraverso la missione di pace affidata a Zuppi da papa Francesco nel 2023 e confermata da Leone XIV. Missione che ha riportato l’inviato del Papa a Kiev e Mosca in meno di tre mesi: in Ucraina a luglio dove ha visitato un campo di detenzione dei detenuti di guerra che hanno combattuto nell’esercito del Cremlino; in Russia a fine settembre quando è entrato in una struttura di reclusione dove sono rinchiusi gli ucraini catturati dai militari di Putin. «Una visita incredibilmente importante – commenta l’ambasciatore –: è stata la prima volta che la Russia ha risposto positivamente alla richiesta del cardinale che così ha avuto la possibilità di parlare con alcuni nostri reclusi». Un piccolo gruppo rispetto alle «migliaia di prigionieri ucraini che si trovano in Russia», afferma Yurash. Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, sono 7mila soltanto i militari, a cui vanno aggiunti civili e dispersi. «Era necessario verificare le condizioni di detenzione – dice il diplomatico –. Perché, quando gli ucraini vengono rimpatriati, hanno perso anche 30 o 40 chili, non hanno ricevuto cure mediche o non hanno mai avuto la possibilità di comunicare con le famiglie». Una pausa. «Spero che la visita sia l’inizio di un percorso per capire meglio quale sia la reale situazione dei nostri prigionieri».
Altra urgenza che l’inviato del Papa ha portato a Mosca è stata quella di Oleshky, la cittadina ucraina della regione di Kherson sulla riva del fiume Dnepr occupata dai russi dove gli abitanti sono allo stremo. «Una località isolata dal mondo dove non c’è più né acqua, né cibo e dove la gente muore di fame – denuncia Yurash –. Una strategia russa che l’Ucraina già conosce: Mosca vuole per Oleshky un nuovo Holodomor, ossia uno sterminio per fame come quello provocato da Stalin tra il 1932 e il 1933 che aveva causato milioni di vittime». Zuppi ha raccontato di aver chiesto alle autorità di Mosca di valutare tutti i modi possibili di proteggere la popolazione. «Serve organizzare un corridoio umanitario che consenta di lasciare la città e di salvare le vite – avverte il rappresentante di Kiev –. Il cardinale sta lavorando per questo e ha proposto il suo personale coinvolgimento nel processo». A Zuppi l’ambasciatore ha consegnato i doni che madri, mogli e figli di prigionieri o dispersi gli hanno lasciato. «Doni simbolici che sottolineano l’impegno in prima persona del cardinale e i grandi sforzi vaticani nella ricerca di soluzioni per alleviare le sofferenze della nostra nazione», evidenzia. E tiene a far sapere: «L’Ucraina continua a confidare nel ruolo di mediazione della Santa Sede e nel suo impegno umanitario che è fondamentale dopo quasi cinque anni di guerra».

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