Sciopero delle gite, la protesta dei docenti si allarga al Trentino
La mobilitazione è partita dalle scuole di Bolzano. Il caso del licei “Galilei” di Trento: indisponibili 70 prof su 87

Si allarga in Trentino Alto Adige la protesta degli insegnanti che hanno proclamato lo «sciopero delle gite». Troppi rischi e stipendi inferiori a quelli riconosciuti in molti altri Paesi europei hanno spinto i docenti a scegliere questa singolare forma di contestazione di un sistema dal quale ritengono di non essere adeguatamente tutelati. Dopo la mobilitazione promossa in Alto Adige dal gruppo spontaneo di docenti Bildung am Abgrund, una mobilitazione analoga si sta estendendo anche nelle scuole trentine. Lo ha segnalato Orizzonte Scuola, che ha raccontato di un movimento nato nelle sale professori e diffusosi progressivamente in una quarantina di istituti della provincia.
La scintilla è rappresentata da un malcontento che gli insegnanti considerano ormai strutturale. Gli stipendi sono, appunto, percepiti come inadeguati rispetto alle responsabilità richieste e al livello di professionalità necessario per svolgere il proprio lavoro. Accanto alla questione economica c’è quella del tempo di lavoro, spesso invisibile perché non compare nei registri ufficiali e che pure costituisce una parte fondamentale dell’attività didattica.
Preparare lezioni, correggere compiti, progettare percorsi educativi, partecipare a riunioni, compilare documentazione, aggiornarsi professionalmente sono attività che si svolgono prevalentemente fuori dall’orario di cattedra e che molti docenti ritengono scarsamente riconosciute. È un tema che attraversa da anni il dibattito sulla scuola italiana e che oggi torna con forza al centro dell’attenzione.
La partecipazione di oltre 1.500 insegnanti all’assemblea promossa dalla Flc Cgil ha mostrato quanto il disagio sia diffuso. Non si tratta di rivendicazioni isolate o limitate a singoli istituti, ma di un sentimento condiviso che coinvolge una parte significativa del personale scolastico.
In questo contesto si colloca la decisione assunta al liceo scientifico Galileo Galilei di Trento. Qui 70 professori su 87 hanno scelto di non rendersi disponibili ad accompagnare gli studenti durante viaggi di istruzione, visite guidate e soggiorni all’estero. Una percentuale che supera l’80% del corpo docente e che rende evidente la portata della contestazione.
Nelle motivazioni rese pubbliche dagli insegnanti compare un’espressione particolarmente significativa: le gite comporterebbero «irragionevoli e incalcolabili rischi». Parole che meritano di essere ascoltate con attenzione. Al di là dell’enfasi polemica, questa posizione richiama il peso delle responsabilità che gravano sugli accompagnatori.
Accompagnare decine di adolescenti per più giorni lontano dalla scuola significa assumere una responsabilità di vigilanza continua. Ogni imprevisto, dal problema sanitario all’incidente, da un comportamento imprudente a una situazione di emergenza, richiede all’insegnante decisioni immediate e può avere conseguenze sul piano della responsabilità. Molti docenti ritengono che questo carico sia cresciuto negli anni, mentre sono rimaste pressoché immutate le tutele previste, lamentano i promotori della protesta.
Intanto, la scelta di rinunciare alle gite suscita interrogativi e critiche. A cominciare da quelle dell’assessora provinciale all’Istruzione, Francesca Gerosa, secondo la quale «boicottare le gite non è la strada giusta». Una critica fondata sul rischio che le conseguenze della protesta ricadano anzitutto sugli studenti.
È questo il punto più delicato della vicenda. Da una parte il diritto degli insegnanti a denunciare condizioni di lavoro ritenute insostenibili; dall’altra l’interesse degli studenti a partecipare a esperienze che possono integrare il percorso formativo. A questo punto, appare ineludibile aprire un confronto su retribuzioni, carichi di lavoro, responsabilità e coperture assicurative.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





