Amoris Laetitia, «i giovani sognano di amare, ma hanno paura del matrimonio»

di Agnese Palmucci, Roma
Oggi, durante il briefing sui lavori di venerdi e sabato scorsi in Vaticano, è intervenuto padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo. Dall'ascolto delle coppie è emerso che anche la convivenza, sebbene non sia «una via desiderabile» può, in alcuni casi, «diventare punto di partenza per un discernimento serio».
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October 12, 2026
Amoris Laetitia, «i giovani sognano di amare, ma hanno paura del matrimonio»
Papa Leone XIV durante l'incontro mondiale in Vaticano a dieci anni dalla pubblicazione dell'Esortazione apostolica "Amoris Laetitia", 7 ottobre 2026 - VATICAN MEDIA
ll desiderio dei giovani di amare, e allo stesso tempo la paura del matrimonio. L’ascolto delle coppie conviventi e l’accompagnamento degli sposi nelle comunità parrocchiali. Su questi temi si sono soffermati i partecipanti nel secondo e nel terzo giorno dell’incontro mondiale (venerdì e sabato scorsi) dal titolo “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”, iniziato mercoledì 7 ottobre in Vaticano. «I giovani vogliono vivere relazioni autentiche, ma se per alcuni il matrimonio resta desiderabile per altri a volte è difficile anche immaginarlo», ha commentato ieri, durante il briefing con i giornalisti in Sala Stampa vaticana, padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo e responsabile della metodologia durante l’incontro. «Proprio questo è un cambiamento sempre più radicale – ha proseguito – perché emergono ostacoli concreti e diversi nelle Chiese locali». Se da un lato i problemi riguardano questioni già note, «come la precarietà lavorativa, le difficoltà a trovare casa, i costi delle nozze, i progetti migratori», dall’altra a frenare sono «una serie di paure», come il timore di «sbagliare scelta, di perdere la libertà, di ripetere le sofferenze della famiglia d’origine». Spesso, ha aggiunto il sacerdote, le donne esitano davanti al matrimonio perché «non vi intravedono sufficiente uguaglianza, reciprocità e rispetto».
Sul tema della convivenza, Costa ha sottolineato che il termine «accomuna situazioni diverse» che «non possono essere guardate tutte alla stessa maniera». Il discrimine è il «progetto» che sostiene la convivenza, in cui spesso sono coinvolte «coppie che stanno maturando un progetto familiare, persone segnate dalla paura, giovani bloccati da condizioni economiche». In alcuni contesti, ha detto ancora, ci sono coppie già sposate civilmente, con responsabilità familiari condivise. Molti, dunque, «non lo vivono come un modo per aggirare la Chiesa» ma «cercano onestamente di affrontare insieme le difficoltà caratteriali che scoprono condividendo il quotidiano». Tuttavia «ciò non permette di considerare la convivenza come una via desiderabile», anche se l’ascolto di tante coppie ha rivelato che spesso la «vita in comune può diventare il punto di partenza per un discernimento serio ed è anche un’occasione di annuncio del Vangelo a partire dall’esperienza».
Molto importante è anche il ruolo di chi resta vicino alle coppie dopo le nozze. «I primi tempi di vita insieme, – ha concluso padre Costa –, sono fondamentali, perché a volte proprio in quei momenti escono fuori incomprensioni e difficoltà». Negli ultimi dieci anni sono nate nelle diocesi e nelle parrocchie molte esperienze di accompagnamento, spesso coordinate da gruppi di coppie delle parrocchie. «Questo prospettiva è cresciuta molto, è stata un frutto anche delle prospettive di “Amoris Laetitia”, ma la responsabilità delle coppie non basta, gli sposi devono essere accolti da tutta la comunità, devono avere un posto negli orientamenti pastorali delle chiese locali». Alla conferenza erano presenti anche una coppia ugandese, Marcelline e Pierre-Flavien Mendoume, il cardinale arcivescovo di Québec, Gérald Cyprien Lacroix, l’arcivescovo ceco di Olomouc, Josef Nuzík, suor Ester Lucas José Maria dal Mozambico, la psicoterapeuta familiare libanese Valerie Daou, e la professoressa Claudia Cristina Leal.
L’incontro in Vaticano si concluderà mercoledì 14 ottobre con una Messa presieduta dal nuovo cardinale decano del Collegio cardinalizio, Luis Antonio Tagle, nella Basilica di San Pietro. La celebrazione doveva essere presieduta in origine dal Pontefice, che domani sarà ricoverato al Policlinico Gemelli per l’intervento programmato ai polmoni. «Non avendo potuto partecipare in questi giorni e non avendo avuto la possibilità di ascoltare, come avrebbe molto desiderato, non è da attendersi un suo discorso conclusivo»’, hanno ribadito i cardinali Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi e Kevin Farrell, prefetto del dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ai vescovi arrivati da tutto il mondo per il summit sulla famiglia. Al termine dell’evento non verrà pubblicata la sintesi delle riflessioni delle giornate, proprio per attendere il rientro del Papa in Vaticano dalla degenza ospedaliera post operatoria.
Nella giornata di ieri, invece, la quarta dell’incontro, dopo l’introduzione ai lavori del cardinale Farrell, sono intervenuti come relatori il cardinale della diocesi filippina di Kalookan, Pablo Virgilio Siongco David, e la professoressa Julie Hanlon Rubio. Dal cardinale il racconto dell’esperienza delle “Stazioni missionarie”, «piccole comunità ecclesiali» con sacerdoti, religiosi e laici che nelle periferie della grande metropoli raggiungono poveri, vedove, ex tossicodipendenti e famiglie comuni, diventando «guide pastorali e compagni di cammino per gli alti». Dopo di lui, Hanlon Rubio, che insegna Etica sociale cristiana negli Stati Uniti, ha proposto un’analisi sulla «fragilità familiare» oggi. «La fragilità è al tempo stesso una crisi e una caratteristica della nostra umanità», ha spiegato, «si avverte un’accelerazione della tendenza globale all’allontanamento dal matrimonio. Le percentuali dei matrimoni sono in calo quasi ovunque, dalle Filippine alla Polonia, dall’Argentina al Sudafrica, dagli Stati Uniti al Giappone». Sebbene cresca il numero di persone che si sposano in età più avanzata, «si registra anche un calo nella percentuale di persone che si sposano almeno una volta nella vita».

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