Gli italiani scarcerati in Venezuela, attesa per Trentini e gli altri
Il presidente dell'Assemblea di Caracas, Rodriguez, ha annunciato la liberazione di un consistente numero di detenuti (fra cui molti stranieri). Nella lista c'è il nome dell'imprenditore Luigi Gasperin e del giornalista Biagio Pilieri. Le speranze per gli altri 26, tra cui il cooperante veneto

La speranza è un fiore delicato, con petali fragili in grado di aprirsi a volte solo nel silenzio. E il fiore della liberazione dalle carceri venezuelane è appena sbocciato per l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista Biagio Pilieri (la conferma per quest'ultimo è arrivata nella notte), mentre si attendono conferme ufficiali per un altro detenuto, Mario Burlò. Solo le prossime ore diranno se ciò accadrà pure per il cooperante Alberto Trentini e per altri nomi inclusi nella lista di 28 connazionali trattenuti per ragioni “politiche” dal regime di Caracas. Lo lasciano intendere fonti qualificate delle istituzioni italiane interpellate da Avvenire: «Le procedure sono in corso e stiamo compiendo verifiche attraverso i canali diplomatici presenti sul posto...», si limitano a dire. Una manciata di parole per confermare come, tanto nei Palazzi delle istituzioni quanto nel Paese, lo stato d’animo sia quello dell’attesa. A Palazzo Chigi e alla Farnesina la coltre di riserbo che aveva accompagnato gli ultimi giorni di trattative diplomatiche fra Roma e Caracas - con la sponda di Washington grazie all’interlocuzione fra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato Usa Marco Rubio - si fa ancora più fitta. E s’intensificano i contatti a ogni livello per accertare l’identità dei detenuti che saranno liberati. Anche i familiari di Trentini, che avevano chiesto ai media un rispettoso silenzio, e di tutti gli altri reclusi continuano a sperare e ad attendere comunicazioni ufficiali.
La fibrillazione dopo l’annuncio di Caracas
In Italia, la grancassa mediatica parte alle sei di sera, quando il New York Times e poi le agenzie iniziano a diffondere l’annuncio delle autorità venezuelane di voler liberare nelle ore seguenti «un numero importante» di prigionieri politici, fra cui diversi cittadini stranieri. A dichiararlo è il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodriguez, precisando tuttavia che i dettagli sull'identità e il numero delle persone liberate verranno comunicati in un secondo momento. Il presidente dell’Assemblea nazionale fa sapere che la decisione di scarcerare i prigionieri politici è «un gesto unilaterale per rafforzare la nostra incrollabile volontà di consolidare la pace nella Repubblica e la convivenza pacifica tra tutti». Una mano tesa alle richieste di Maria Corina Machado e delle forze di opposizione? Inoltre Rodriguez, fratello della neopresidente venezuelana Delcy, ringrazia i mediatori che hanno reso possibile lo sblocco del negoziato: l'ex presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il governo del Qatar. Intanto, in Italia, la mancata comunicazione venezuelana - almeno a livello mediatico - di un numero complessivo dei detenuti liberati e di un elenco coi nominativi non fa che accrescere la fibrillazione nelle famiglie dei detenuti e nell’opinione pubblica.
Fra i 900 prigionieri, 85 stranieri di cui 28 italiani
Nelle prigioni venezuelane si trova un numero molto alto di detenuti con presunte accuse di natura “politica”. Lo scorso anno sarebbero state oltre 1.600, poi diverse “scarcerazioni” collettive ne hanno sfoltito il numero. Fino a ieri alcune fonti, fra le Ong in difesa di diritti umani, ne contavano 902, fra cui 85 cittadini stranieri. Altre Ong, come Foro Penal, invece al 5 gennaio ne stimavano 806, senza precisare le nazionalità. Gli italiani detenuti nelle prigioni venezuelane - in base a quanto verificato e pubblicato mercoledì in esclusiva da Avvenire - sono in tutto 46. Di questi,18 sono accusati di crimini comuni mentre i restanti 28 sono stati arrestati dalle forze di sicurezza venezuelane sulla base di presunti reati “politici” o di accuse non precisate.
Alberto, Daniel e gli altri
Fra i 28 italiani, il caso più noto è quello, appunto, di Alberto Trentini, cooperante 46enne originario di Venezia, arrestato il 15 novembre 2024 a Guasdualito, nello Stato di Apure, senza precise accuse formali, mentre lavorava per la Ong Humanity and Inclusion. Da 420 giorni Alberto è rinchiuso nel carcere Rodeo I, a 30 chilometri dalla capitale Caracas. Al “Rodeo” si trovano anche altri 6 italiani. Fra loro il 47enne Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, imprenditore originario di Avellino, marito e padre di due ragazzi, arrestato illegalmente insieme alla famiglia il 2 agosto 2024, sottoposto a «sparizione forzata» e quindi messo in carcere, dove ha perso 18 chili. Dimagrito di 20 kg sarebbe pure l’imprenditore torinese Mario Burlò, che in Italia è stato assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, ma dovrà ancora rispondere di indebite compensazioni fiscali in un processo in corso.
I sette chiusi nell’Helicoide
Altri sette italiani, secondo le informazioni raccolte di Avvenire, fino a mercoledì risultavano detenuti a Caracas nella famigerata struttura modernista dell’Helicoide, il centro in uso al Sebin (il servizio di intelligence nazionale) e su cui aleggia una sinistra fama di abusi e torture, tanto che il presidente degli Usa Donald Trump ne ha auspicato la chiusura. Fra i sette, fino a ieri c’era appunto il 60enne Biagio Pilieri, italo venezuelano di origini ragusane. Giornalista, ex deputato e leader del partito di opposizione Convergencia, è stato arrestato il 28 agosto 2024 per via del suo sostegno all’opposizione democratica e del suo lavoro nei media. Ha moglie e due figli e soffre di diverse patologie. Nella sua cella, un mese fa, era deceduto Alfredo Díaz, ex governatore dello Stato di Nueva Esparta. Altri nomi nell’elenco dei 28 sono quelli, appunto, di Luigi Gasperin, il primo a essere scarcerato ieri, di Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi e Perkins Rocha. Mentre un altro connazionale, Hugo Marino, sarebbe desaparecido dal 2019 e non se ne hanno notizie.
Le notizie dalla Spagna e la speranza degli europei
Alcune notizie dall’estero rinfocolano la speranza. La Ong Justice, Encounter, and Forgiveness dichiara al New York Times che alcuni dei primi prigionieri rilasciati potrebbero essere quelli dell’Helicoide. Da Madrid intanto il Ministerio de asuntos exteriores, consultato da Avvenire, conferma la scarcerazione di 5 cittadini spagnoli.Alcune generalità vengono diffuse successivamente: sono Andres Martinez Adasme e Josè Maria Basoa, originari dei Paesi baschi; Miguel Moreno delle Isole Canarie; Ernesto Gorbe di Valencia e una non meglio specificata «ciudadana» con doppia cittadinanza.
Il lavoro della Farnesina e il ruolo della Chiesa
La speranza è che il gesto di apertura annunciato da Rodriguez riguardi tutti i 28 connazionali . Alla Farnesina Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in riunione fino a notte, in continuo contatto con l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e della società civile per favorire e accelerare la liberazione di tutti gli italiani. Qualcuno ipotizza che il Governo intenda aspettare a comunicare finché Gasperin, Pilieri, Burlò e forse anche Trentini e altri non saranno portati al cospetto dell’ambasciatore e messi su un volo diretto in Italia. E c’è chi ritiene che l’annuncio circostanziato possa esser dato stamani dalla premier Giorgia Meloni nell’attesa conferenza stampa annuale. Ma sono congetture. Le ore, intanto, scorrono e l’attesa cresce.
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