Il caso dell'uomo che picchiava il figlio col cucchiaio e che è già stato liberato
di Alessandro Rapisarda, Catania
La storia, a Catania, è emersa dopo la pubblicazione di un video su TikTok in cui il 59enne percuote un ragazzino urlando «Sono il tuo padrone». Per il giudice le immagini non sono sufficienti a dimostrare la gravità delle sue condotte

Il video dura pochi secondi. Un uomo in piedi con in mano un cucchiaio di legno, che colpisce ripetutamente un bambino, urlandogli: «Io sono il tuo padrone». Da quelle immagini, circolate su TikTok e diventate virali, è partita l’indagine a Catania. La clip ha portato all’intervento della Squadra mobile e al fermo dell’uomo, un 59enne incensurato, patrigno del minore, accusato di maltrattamenti in famiglia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luigi Barone, ha però rigettato la richiesta della Procura di disporre la custodia cautelare in carcere e non ha convalidato il fermo. Secondo il gip, «allo stato degli atti l’unica contestazione è quella contenuta nel video», insufficiente a dimostrare «la gravità e l’abitualità delle condotte». È stato escluso anche il pericolo di fuga, dal momento che l’uomo si era presentato spontaneamente in Questura. Il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Alberto Santisi hanno annunciato ricorso al Tribunale del riesame.
Restano impresse in chi ha visto quel video, le urla di terrore del bambino e quelle scene di violenza in casa. Il minore, che ha 11 anni, punito per la sua condotta e per qualche «marachella», ha raccontato di aver subito una «rimproveri» simili o più violenti, quando aveva sette anni, per essere salito in piedi su un banco di scuola, e di aver ricevuto in altre occasioni schiaffi. Episodi che, secondo il racconto, sarebbero stati accompagnati dall’idea di un’autorità assoluta: fino alla maggiore età, il padre gli avrebbe detto di essere il suo «comandante» e che doveva obbedire.
In casa vivono quattro minori – un maschio e tre femmine, tra gli 11 e i 4 anni – con la madre, ex convivente dell’uomo. Dalle indagini, sempre secondo il gip, non emergerebbero al momento elementi tali da configurare una condotta abituale di maltrattamenti nei confronti di tutti i figli. Il solo video, viene sottolineato, non consentirebbe di delineare una reiterazione nel tempo. Senza quelle immagini, la vicenda sarebbe probabilmente rimasta confinata tra le mura domestiche. È stata la diffusione della clip sui social a far emergere il caso, attivando controlli e verifiche. Un passaggio che interroga il ruolo delle piattaforme digitali come spazio di emersione di episodi di violenza, soprattutto quando coinvolgono minori.
Negli stessi giorni, sempre a Catania, un altro episodio ha riportato l’attenzione sulla violenza che coinvolge adolescenti: un 14enne è stato aggredito in pieno centro, in piazza Stesicoro, da un gruppo di coetanei. Due storie diverse, con contesti e responsabilità differenti, che mostrano come certi segnali diventino visibili solo quando la violenza rompe il silenzio. «Restano le lacrime e i singhiozzi di un bambino violato – ha dichiarato il sindaco di Catania, Enrico Trantino –. Un bambino che dovrebbe crescere con spensieratezza, gioia e sicurezza. Esiste una città che vorrebbe accudirlo e dirgli che non è così che gira il mondo, perché è l’amore che regala sorrisi».
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