Quando il volontariato nasce dal lavoro
Volontari@Work 2026: cresce il premio nazionale creato da Fondazione Terzjus per incoraggiare le imprese che si mettono al servizio della collettività

Li chiamano “pionieri”, sono siciliani che abitano in altre regioni e in diverse parti del mondo, ma che nutrono ancora il desiderio di contribuire allo sviluppo e alla rinascita della propria terra d'origine. Allora, a distanza e gratuitamente, aiutano i loro conterranei a fondare nuove imprese: sono commercialisti, notai, avvocati ed esperti di marketing, sono i volontari della Fondazione Marea che, nel corso della III edizione del premio creato da Terzjus, fondazione del Terzo settore, hanno ottenuto una menzione speciale insieme ad altre organizzazioni o personalità che si sono distinte nel campo del volontariato, come Ferruccio de Bortoli, già direttore de Il Corriere della Sera, Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa film, e Patrizia Ravaioli, direttrice generale di Formez Pa.
Il premio “Volontari@Work” nasce per valorizzare le pratiche di volontariato di competenza, ovvero quello svolto dai lavoratori per mezzo di iniziative aziendali, durante le ore di lavoro e nel tempo libero. L’iniziativa - realizzata con il patrocinio del ministero del Lavoro e delle politiche sociali e di Unioncamere, e con il contributo del Forum nazionale del Terzo settore e di Italia non profit - individua le imprese che elaborano i progetti di volontariato più impattanti sul territorio nazionale. Quest’anno, il premio ha raggiunto il record di candidature, un traguardo importante secondo il presidente di Terzjus, Luigi Bobba: «Forse è il segno che quel piccolo seme che avevamo individuato il primo anno sta cominciando a crescere e a “contaminare” il mondo delle imprese, anche quelle piccole», ha spiegato a margine delle premiazione nella sala del Mappamondo di Montecitorio. In quest’edizione, infatti, hanno potuto partecipare per la prima volta anche imprese con meno di 50 dipendenti. E non si tratta solo di aziende, ma anche di enti del Terzo settore: «L'anno scorso erano meno di dieci, quest'anno sono 29 - ha spiegato Bobba - il che vuol dire che anche gli enti terzi capiscono che l'approccio con il mondo dell'impresa non è da guardare con sospetto, ma piuttosto come una potenzialità».
«Chi ha iniziato a fare volontariato dentro l’azienda e in orario lavorativo ha poi deciso di continuare nel tempo libero», ha racccontato Matteo Marullo Reedtz, project developer della Fondazione Eos di Edison, che si è aggiudicata il primo premio della categoria riservata alle aziende che erano alla prima candidatura. «Abbiamo oltre venti progetti: ci sono colleghi che portano in barca a vela persone con disabilità; c’è chi va nelle scuole a parlare del proprio lavoro e delle risorse naturali del territorio; c’è chi, grazie a una collaborazione con Sant’Egidio, insegna la lingua italiana agli stranieri», ha spiegato. Tra le imprese vincitrici anche Lilt Milano Monza Brianza che, in collaborazione con Lego, forma volontari che fanno giocare i bambini malati nei reparti di oncologia pediatrica, e Snam. «Il volontariato aziendale dimostra che si ci si può mettere al servizio dei più deboli - ha spiegato Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei deputati - e che farlo non sottrae tempo o energie, ma si riverbera positivamente anche nelle esperienze di vita e professionali di chi si mette in gioco». Secondo i dati di Unioncamere, nel 2026 oltre 75mila imprese hanno scelto di contribuire al benessere della comunità e dei propri dipendenti attraverso iniziative di questo genere: «Il volontariato di competenza è una forma di cittadinanza attiva in cui i singoli mettono a disposizione della comunità non solo il proprio tempo, ma l'intero bagaglio professionale, tecnico e specialistico - ha spiegato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -. Un modo semplice eppure efficace con cui l'economia si pone al servizio del sociale».
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