Popotus compie 30 anni e resta un caso unico nell'editoria italiana

Il 23 marzo 1996 nasceva il giornale di attualità per bambini allegato ad Avvenire: la sfida di spiegare ai più piccoli cosa succede nel mondo, su carta e in bianco e nero, è ancora più attuale oggi. Abbiamo scelto di farlo da sempre con un linguaggio accessibile, aperto a tutti. Nell'epoca delle "fake news", torniamo a spiegare cos'è una notizia
March 21, 2026
Popotus compie 30 anni e resta un caso unico nell'editoria italiana
La copertina di Popotus per i suoi 30 anni
Il diritto dei bambini all’informazione lo garantisce l’articolo 17 della Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ratificata da quasi tutti i Paesi del mondo. Eppure, Popotus, il giornale di attualità per bambini allegato settimanale di Avvenire, resta un unicum nel panorama editoriale italiano. In solitudine, da trent’anni, racconta ai bambini come va il mondo con il rischio, oggi, di sembrare un po’ giurassico, di carta e in bianco e nero, e tanto più che si rivolge a una generazione cresciuta tra smartphone e tablet. Ma la carta offre qualcosa che il flusso digitale spesso sottrae: tempo. Tempo per leggere, collegare, riflettere. In un mondo che urla, spiegare con calma resta un gesto necessario. E forse, oggi, anche profondamente controcorrente.
Il diritto dei bambini all’informazione non è un diritto minore. Piuttosto, è un diritto scomodo, spesso sottovalutato, talvolta rinviato con le migliori intenzioni, con l’idea di preservare i bambini dalle brutture del mondo. Aspettiamo che crescano… Ma i bambini vivono nello stesso mondo degli adulti, percepiscono tensioni, paure, cambiamenti. Escluderli dall’informazione non significa proteggerli, significa lasciarli soli davanti a ciò che non capiscono.
Nel 1996 Popotus è nato da una convinzione semplice: i più piccoli hanno diritto di capire il mondo che li circonda. O, meglio, hanno diritto che qualcuno spieghi loro quel che succede con un linguaggio accessibile: sono immersi in un flusso continuo di informazioni e molto sfugge alla loro comprensione. Ma dove mancano spiegazioni crescono le paure, dove manca il contesto si insinuano stereotipi. Non ci siamo risparmiati e abbiamo risparmiato poco anche ai lettori, come dimostrano le copertine pubblicate nelle prossime due pagine, ma sempre avendo chiaro chi avessimo di fronte. Spiegando la realtà senza indulgere nel cruento: parliamo di morti senza mettere in prima pagina i cadaveri, preferiamo le storie alle storiacce. Raccontiamo vicende che rendono manifesta la capacità degli uomini di impegnarsi per il futuro, per se stessi e per gli altri, anche quando tutto sembra contro ogni speranza. E non nascondiamo, anzi, offriamo, la nostra speranza che è quella cristiana.
Essere chiari non significa essere superficiali, ed essere semplici non comporta la banalità. Raccontare guerre, crisi o disastri naturali senza indulgere nel sensazionalismo non significa edulcorare la realtà ma renderla disponibile a una sensibilità bambina, ancora acerba e fragile. Da maneggiare con cura. Chiedere ai bambini di non avere paura è spesso inutile oltre che ingiusto: la paura non è un errore da correggere ma una reazione naturale davanti a ciò che minaccia, ferisce o destabilizza. Quando un fatto tragico, o addirittura atroce, viene spiegato, contestualizzato, quando se ne chiariscono cause e conseguenze smette di essere un mostro indistinto e diventa qualcosa che può essere nominato, affrontato, condiviso. La conoscenza non consola ma restituisce controllo.
Negli ultimi anni, però, la sfida è diventata più complessa. Non basta più spiegare le notizie: bisogna spiegare che cos’è una notizia. Nell’ecosistema digitale la distinzione tra informazione, opinione e invenzione si è fatta più fragile. Fake news e deep fake rendono la manipolazione sempre più sofisticata. Si mette in guardia dalle bufale, questo sì, ma il rischio non è solo credere al falso, è arrivare a dubitare di tutto. Educare all’informazione oggi significa educare al dubbio giusto: fare domande, verificare, confrontare le fonti. È un’attività che è necessario insegnare ai bambini, un compito irrinunciabile che chiama in causa anche gli adulti, spesso disorientati quanto i loro figli davanti alla velocità e alla potenza delle immagini.
Infine, nel 2022 Popotus ha voluto che non solo la sostanza delle parole fosse accessibile ai suoi lettori ma anche la loro forma: la grafica è stata trasformata seguendo i criteri dell’alta leggibilità per facilitare tutti coloro che hanno difficoltà ad affrontare un testo scritto; perché non conoscono ancora bene l’italiano, oppure hanno bisogni educativi speciali o disturbi specifici dell’apprendimento. Un buon carattere ha un bel ritmo, la giusta alternanza tra neri e bianchi, una buona relazione tra le lettere: abbiamo scelto leggimi@, messo a punto da Sinnos Editore. Perché leggere è un’attività bellissima, informarsi anche, perché il diritto 17 della Convenzione Onu fosse davvero compiuto.
Il direttore Marco Girardo: altro che "pubblico minore", i ragazzi sono lettori esigenti
Questo articolo l’ho scritto tre volte. Come ho sempre fatto, per Popotus. I colleghi di Avvenire lo sanno: è difficile raccontare ogni giorno il mondo senza banalizzarlo e senza tradirlo. È ancora più difficile quando i lettori sono bambini. Altro che “pubblico minore”: i bambini sono lettori esigenti, vanno dritti al punto e sanno cogliere l’essenziale. Chiedono giustamente onestà, pulizia nel linguaggio, capacità di spiegare ciò che accade. Da trent’anni il nostro giornale di attualità per bambini compie proprio questo esercizio. Un esercizio raro, forse unico nel panorama dell’informazione quotidiana: scrivere per i più piccoli significa rinunciare alle scorciatoie, agli slogan, in fin dei conti a fare a meno della comoda mediocrità. Poputus è una piccola, grande scuola di giornalismo per tutto Avvenire. Quando ti ritrovi a leggere il pezzo che hai appena scritto, sai che se non si capisce, allora non funziona. Se non è rispettoso, non è accettabile. Popotus è un banco di prova severo ma prezioso perché restituisce al nostro mestiere la sua funzione originaria: rendere comprensibile la realtà. Ed è allo stesso tempo una palestra di chiarezza e responsabilità. Ci ricorda infatti che l’informazione non serve a impressionare ma a orientare; il suo scopo non è creare rumore ma costruire conoscenza. Trent’anni dopo Popotus resta anzitutto un segno di fiducia: nei bambini, nel giornalismo, nella possibilità che parole oneste contribuiscano a costruire una società più consapevole. E, in fondo, più giusta.
Per tutte queste ragioni, dirigere Popotus è davvero un grande onore. Ho avuto la fortuna di ricevere il testimone da Marco Tarquinio e Dino Boffo, il direttore di Avvenire che nel 1996 ha voluto nascesse un giornale di attualità per bambini. Desidero ringraziare, in questa circostanza speciale, Nicoletta Martinelli che oggi guida Popotus con passione e intelligenza, insieme a tutti i colleghi e ai collaboratori di Avvenire che ci aiutano a realizzare da trent’anni un giornale davvero unico nel panorama editoriale. E in cui ogni articolo si scrive almeno tre volte. Buon compleanno Popotus!

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