«Più carceri per i minori». Coro di no della società civile contro la proposta choc di Nordio

L'ultima uscita del Guardasigilli ha provocato l'ennesima bufera. «Usare sezioni dei penitenziari per adulti e costruire nuovi istituti per under 18». L'Alleanza per l'Articolo 27, che riunisce realtà laiche e cattoliche: sbagliato "adultizzare" i minori, si va contro la storia del nostro sistema educativo. La preoccupazione di avvocati e cappellani
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October 23, 2026
«Più carceri per i minori». Coro di no della società civile contro la proposta choc di Nordio
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio / Ansa
L'ultima sortita del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in materia di carcere e minori ha provocato l'ennesimo polverone. E tutto il Terzo settore, oltre alle forze dell'opposizione, insorge contro il proposito di allargare le maglie della detenzione per gli under 18, costruendo nuove carceri e mettendo a disposizione spazi negli istituti penitenziari per adulti.
Cosa aveva detto il Guardasigilli ieri? Bisogna stanziare «i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili» ed «eventualmente per trovare degli accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori». Il tutto, a partire da un sistema che lo stesso Nordio definisce «in sofferenza», visto l'aumento del 40% di detenuti minorenni all'interno dal 2022 a oggi. Il progetto è l'ampliamento dei posti nei cosiddetti Ipm (gli istituti penali per minorenni) con la realizzazione di nuove strutture e il recupero di quelle fatiscenti. «Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre i violenti» ha aggiunto il titolare della Giustizia, in riferimento alle violenze dello scorso fine settimana a Milano.
Cosa dicono i numeri? ll decreto Caivano ha effettivamente aumentato il ricorso alla custodia cautelare in carcere e inasprito le pene. Al 30 aprile 2026 i venti Istituti Penali per Minorenni d’Italia ospitavano 581 giovani detenuti, il 52,5% in più rispetto alla fine del 2022, ultimo anno senza il Decreto Caivano. «Tali numeri - segnala Antigone - sarebbero ben più alti se non fosse per i tanti i trasferimenti verso carceri per adulti di neomaggiorenni che potrebbero permanere in Ipm fino al compimento dei venticinque anni di età, mentre si vedono così bruscamente interrompere ogni percorso educativo». L'esecutivo segnala, da parte sua, un consistente e contemporaneo aumento dei reati commessi dai giovani in questi quattro anni: +60% per il tentato omicidio e per l'utilizzo di armi, +50% di atti di violenza in generale, +30% di abusi sessuali.
Cosa dicono le associazioni? Durissima la presa di posizione del Terzo settore. In una nota firmata dall'Alleanza per l'Articolo 27 della Costituzione (che raggruppa oltre 200 realtà laiche e cattoliche, dalle Acli al Cnca) si sottolinea come «l'aumento dei posti negli Istituti Penali per Minorenni va nella direzione opposta rispetto alla storia e alla ragionevolezza del sistema minorile italiano. Ciò che ha distinto la giustizia minorile è il riconoscimento della specificità dei ragazzi e delle ragazze: persone in evoluzione, da recuperare e accompagnare, anche quando hanno commesso reati gravi». Rispetto alle recenti scelte governative, l'Alleanza ricorda che «la giustizia riparativa ha trovato applicazione proprio nei procedimenti penali a carico di minorenni. Oggi, invece di estendere quel modello anche agli adulti, si tende ad «adultizzare» i minori, rendendoli più facilmente imputabili, condannabili e incarcerabili. Occorre invece investire su servizi educativi, salute mentale, famiglie, scuola, lavoro, housing sociale e comunità di accoglienza».
Quali sono i progetti di edilizia carceraria per minori? Ben tre Ipm sono stati aperti negli ultimi mesi: il primo a L’Aquila nell’ottobre 2025, messo in funzione nonostante molte aree risultassero ancora inagibili; il secondo inaugurato a Lecce il mese successivo, in un edificio non adeguato allo scopo che presenta spazi ridotti e poco ospitali; il terzo inaugurato a Rovigo nel gennaio 2026, nonostante sia divenuto operativo solo mesi dopo, che ha già registrato proteste da parte dei ragazzi ristretti. Si aggiunge a questo quadro la sezione Ipm aperta all’interno del carcere per adulti della Dozza a Bologna, che ha funzionato dal 24 marzo al 30 settembre 2025 e nella quale sono transitati 52 giovani adulti appartenenti al circuito minorile. Si tratta in questo caso, sostiene Antigone, di «un Ipm imprigionato in un carcere ordinario, che ha rotto, concretamente e simbolicamente, il principio fondamentale della separazione tra giustizia minorile e per adulti».
Qual è il parere degli esperti? Per l'Organismo congressuale forense, organo di rappresentanza politica dell'Avvocatura italiana, «la soluzione prospettata prevederebbe l'ampliamento della capienza degli istituti penali minorili e l'ipotesi di destinare ai minori sezioni delle carceri per adulti. Se è condivisibile la condanna e il contrasto all'uso della violenza, va ribadito che la giustizia minorile non può essere governata attraverso un ricorso sempre più esteso alla detenzione. Il nostro ordinamento pone al centro il recupero, l'educazione e il reinserimento sociale dei minori, principi che non possono essere sacrificati sull'altare dell'emergenza sicurezza».
Cosa pensano i cappellani? Ad agosto il 68,1% di chi era negli Ipm non aveva una condanna definitiva e, più di uno su quattro, era in attesa di primo giudizio. «È significativo quello che accade negli Istituti di pena per minori dove, anche in conseguenza del Decreto Caivano, sono arrivati molti giovani e la situazione è peggiorata - ha spiegato nei mesi scorsi ad Avvenire don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei 230 cappellani delle carceri italiane -: si deve investire di più sulla prevenzione sostenendo il lavoro di chi nella società offre opportunità di educazione e di aggregazione. Poi c’è il problema degli stranieri: molti potrebbero uscire ma non hanno un luogo a cui appoggiarsi, e quindi non ci sono le condizioni per la scarcerazione anticipata».
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