Cuba, l’embargo e papa Leone. L’ambasciatore dell’Avana: «Lo attendiamo qui»
di Giacomo Gambassi, Roma
Parla Leyde Ernesto Rodríguez Hernández: «Abbiamo invitato il Pontefice, la Santa Sede è preoccupata per la nostra crisi umanitaria. Siamo grati a Prevost per gli appelli alla pace di cui Cuba ha bisogno. Le sanzioni americane fermano gli aiuti di Ordine di Malta e Sant’Egidio»

C’è una frase che l’ambasciatore Leyde Ernesto Rodríguez Hernández cita: «Che Cuba si apra al mondo e che il mondo si apra a Cuba». La pronunciava Giovanni Paolo II che trent’anni fa, il 19 novembre 1996, incontrava per la prima volta Fidel Castro in Vaticano. «Parole quanto mai attuali di fronte al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti al nostro Paese», spiega il rappresentante diplomatico dell’Avana presso la Santa Sede. E racconta che «Leone XIV è stato invitato a Cuba». Come i suoi immediati predecessori: Wojtyla era stato nell’isola nel 1998, Benedetto XVI nel 2012, Francesco nel 2015 prima di recarsi negli Usa. «Il popolo cubano è pronto ad accogliere papa Leone con il calore e l’entusiasmo che lo caratterizza – afferma l’ambasciatore –. E lo ringrazia per i suoi continui appelli alla pace. Una pace di cui il nostro Paese ha quanto mai bisogno, se si considera l’assedio totale in cui Cuba è stretta per volontà degli Stati Uniti. Tutto ciò si traduce in una grave carenza di cibo, medicinali e carburante per i trasporti».
Il diplomatico incontra la stampa italiana a pochi giorni dal voto Onu contro l’embargo americano: il dibattito alle Nazioni Unite è in programma fra il 27 e il 28 ottobre. Rodríguez Hernández ringrazia la Santa Sede per la sua posizione di condanna del blocco che «ha sempre definito eticamente inaccettabile. Inoltre, poche settimane fa, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu, ha espresso preoccupazione per la situazione che sta vivendo l’“amato popolo cubano”, ha detto. E ha sottolineato la necessità che gli Stati Uniti sviluppino un dialogo rispettoso e proficuo con Cuba per fermare questa punizione collettiva della nostra gente».
Parole che «sono state rilanciate dai media e accolte molto positivamente dal popolo cubano. Lo stesso vale per i richiami alla pace di Leone XIV», dichiara l’ambasciatore. E aggiunge: «Anche il nostro Paese sostiene, come il Papa e la Santa Sede, l’eliminazione delle armi nucleari. Inoltre recepiamo con soddisfazione i richiami al multilateralismo e al rispetto del diritto internazionale». Diritto internazionale violato da «uno scenario concepito per causare danni e destabilizzare il Paese dall’interno», sostiene Rodríguez Hernández. E lancia l’allarme sulla «crisi umanitaria» che si vive nell’isola. Complice anche il blocco navale. «Ne ha fatto le spese persino l’Ordine di Malta che ha visto i suoi container di aiuti umanitari bloccati a causa delle sanzioni Usa. Vale lo stesso per i carichi della Comunità di Sant’Egidio o dell’associazione “Semi di pace”. Ci sono 7mila container fermi. Tutto ricade sulla popolazione e sui più fragili, come i bambini e i malati». Inoltre, «da oltre dieci mesi ci troviamo ad affrontare un embargo energetico assoluto che è un atto di guerra, ovvero siamo vittime di un’aggressione esterna». Paralizzato l’arrivo delle petroliere: «Solo una è attraccata dall’inizio dell’anno, rispetto a novanta». E avverte: «Chiudere tutte le vie economiche significa soffocare una popolazione nel suo insieme».
L’ambasciatore descrive un percorso di rinnovamento interno: «Lo Stato sta compiendo 176 riforme per trasformare e modernizzare il sistema economico e sociale cubano». Invece, secondo il diplomatico, «l’attuale politica del governo statunitense contro Cuba costituisce un atto di genocidio, secondo le convenzioni internazionali». E Rodríguez Hernández rigetta l’idea che il Paese sia una minaccia per la sicurezza nazionale Usa: «Una incredibile calunnia o falsità. Siamo un popolo di pace». Poi si scaglia contro «le fake news alimentate e diffuse dagli Stati Uniti per creare un clima ostile nei nostri confronti con l’intento di isolarci». Ma l’ambasciatore si dice sicuro che all’Onu prevarrà la linea a favore dell’Avana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire



