Per i pendolari dell'alta velocità prima vittoria sui biglietti smart
di Cinzia Arena
Dal 1 novembre Trenitalia ha intenzione di sopprimere il sistema dei carnet a prezzi calmierati .Dopo le proteste e la mobilitazione delle opposizioni ieri l’annuncio di Salvini: subito un tavolo di confronto

Per i pendolari dell’alta velocità è una vera e propria àncora di salvezza: un modo per potersi permettere di vivere in una città e lavorare in un’altra ad almeno un centinaio di chilometri di distanza. Un carnet di dieci biglietti, come quello dei mezzi pubblici per intenderci, da usare nell’arco di un mese. A prezzi abbordabili, parliamo di 13,9 euro per la Milano-Torino e di 9,9 per Milano-Bologna, con una buona dose di flessibilità nei cambi di programma. Un sistema tariffario “smart” nato subito dopo la pandemia quando il lavoro agile da privilegio di pochi si è trasformato in un modello applicato su larga scala. Oggi lo smartworking non solo è entrato nel dna delle aziende ma in generale sono molti i lavoratori atipici, liberi professionisti, consulenti e collaboratori che hanno esigenze di mobilità modulari. Senza considerare gli studenti universitari e chi si sposta per motivi familiari. Proprio per questo la scelta di Trenitalia di abolire questa formula dal prossimo 1 novembre ha lasciato l’amaro in bocca ai tanti utilizzatori delle tratte più gettonate, mobilitato la politica con una serie di richieste di chiarimenti e alla fine costretto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a scendere in campo. «Ho chiesto a Trenitalia di sospendere qualsiasi tipo di novità prima di un tavolo da me convocato con le associazioni dei consumatori al ministero dei Trasporti. E hanno risposto di sì». Carnet salvi insomma, almeno per il momento. La protesta dei comitati di pendolari ha viaggiato sulla rete con centinaia di messaggi. «La situazione dei treni è già insostenibile per i continui disagi e ritardi» dice Alessia, una delle tante impiegate che ha scelto di vivere a Torino per sfuggire dal caro-casa. «Il servizio peggiora di giorno in giorno», aggiunge Matteo. «I rincari continui trasformano la distanza in una tassa pesante» sintetizza Viviana. A fronte di stipendi fermi passare all’abbonamento (che costerà 294 euro più due euro per ogni prenotazione) significa destinare il 30% dello stipendio al treno, Clara la definisce una vera “beffa”. Per Carola, studentessa universitaria che viaggiava da Brescia a Milano e alla fine ha scelto di prendere una casa in affitto il problema è la mancanza di posti a bordo, «una caccia al tesoro visto che la priorità va agli abbonati».
Trenitalia ha motivato l’abolizione del carnet con le mutate esigenze di mobilità, ipotizzando un ridimensionamento dello smartworking, e con la volontà di contrastare il fenomeno delle prenotazioni non utilizzate che lasciano posti vuoti sui treni perché possono essere annullate sino a poco prima della partenza. «I nuovi abbonamenti mensili avranno una riduzione di 80 euro con un costo di 2 euro per ciascuna prenotazione. A conti fatti per chi viaggia tre volte a settimana ci sarà un risparmio» ha spiegato l’azienda. Immutata la possibilità di acquistare i carnet “tradizionali” (con scadenza a tre o sei mesi) che hanno costi più elevati. Sul fronte della concorrenza Italo ha scelto di mantenere invece i tagliandi smart (da dieci o venti viaggi) che «sono molto apprezzati da chi ha l’esigenza di spostarsi tra due città all’incirca due volte a settimana». I prezzi sono leggermente più alti e i treni ovviamente meno numerosi: 179 per la Milano-Torino e la Roma-Napoli, 139 per Milano-Bologna.
In difesa dei pendolari nell’ultima settimana si erano schierate compatte le opposizioni (dal M5S ad Italia Viva) che hanno chiesto a più riprese a Salvini una moral suasion su Trenitalia. Che alla fine è arrivata. Perché se è vero che l’alta velocità è un settore completamente a mercato da quando è nata nel 2009 (mentre le tariffe regionali e intercity sono mitigate dai fondi pubblici) è anche vero che si tratta di un servizio essenziale. Con salari da fame e prezzi della benzina alle stelle, l’abolizione del carnet suona come una punizione per chi sceglie il treno come mezzo di trasporto, proprio mentre Trenitalia parla di creare una “metropolitana d’Europa” è il senso delle richieste di riferire in Parlamento arrivate da diverse parti. Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera è stato tra i primi a mobilitarsi per i diritti dei pendolari e anche il primo ad esultare per il punto messo a segno. «Difendere il carnet significa difendere chi usa il treno per lavorare e studiare, non chi fa cassa sui pendolari durante il carovita più duro degli ultimi 20 anni. Continuiamo a mobilitarci: senza pressione dal basso questi diritti ce li tolgono in silenzio». Sulla stessa lunghezza d’onda il Partito democratico. Il vicepresidente della Commissione Trasporti Andrea Casu ha chiesto a Salvini di riferire domani in aula «sull’interpellaza urgente con oltre 40 firme di deputati Pd per avere certezza che la notizia della reintroduzione del carnet smart venga confermata ufficialmente».
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