Diritti delle persone con balbuzie, accordo storico tra Anci e Lea: ecco cosa cambia
Dalla scuola al lavoro, troppe persone che balbettano affrontano ancora pregiudizi e barriere. La nuova alleanza tra Anci e Lea vuole dare più voce, tutele e opportunità a cittadini e famiglie. In Italia sono più di un milione

In Italia quasi un milione di persone convive con la balbuzie, un disturbo della comunicazione che continua a portare con sé pesanti conseguenze sociali, scolastiche e lavorative. Per accendere i riflettori su questa realtà, in occasione della Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Balbuzie, che si celebra il 22 ottobre, l’associazione Lea (Libera l’Espressione Autentica) e Psicodizione hanno promosso una settimana di iniziative in tutta Italia, culminata con un importante accordo nazionale siglato con Anci.
Il protocollo d’intesa triennale firmato tra Anci e l’Associazione Lea rappresenta una novità assoluta: per la prima volta l’Associazione nazionale dei Comuni italiani avvia una collaborazione coordinata a livello nazionale per promuovere i diritti delle persone con balbuzie e favorire contesti educativi, sociali e professionali più inclusivi.
«Con questo protocollo, l’Anci riafferma un principio semplice: nessun cittadino deve sentirsi escluso perché ha bisogno di più tempo per farsi ascoltare», ha dichiarato Roberto Pella, vicepresidente Anci e delegato a Sport, Salute, Politiche giovanili e Aree interne. «Formare il personale, superare i pregiudizi negli uffici pubblici e diffondere nelle comunità locali la cultura dell’ascolto e del rispetto dei tempi di ciascuno è per noi un dovere costituzionale e un segno concreto di civiltà».
A sostegno dell’iniziativa è stato diffuso anche il “Manifesto per la tutela e la libera espressione autentica delle persone con balbuzie”, già sottoscritto da diversi Comuni italiani tra cui Alpago, Bari, Catania, Isola del Liri, Poggibonsi, Senigallia, Spoleto e Valdengo. Il documento punta a contrastare le barriere comunicative e a promuovere pari opportunità e piena partecipazione sociale.
I numeri spiegano l’urgenza dell’intervento. Nel mondo sono circa 70 milioni le persone con balbuzie persistente, mentre in Italia il fenomeno interessa quasi un milione di cittadini. Tra bambini e adolescenti che balbettano, tra il 43% e il 61% è stato vittima di bullismo o isolamento, percentuali nettamente superiori rispetto ai coetanei. Sul fronte professionale, il 70% considera la balbuzie un ostacolo alle promozioni, il 33% ritiene che influisca negativamente sulle proprie prestazioni e circa il 20% ha rinunciato a opportunità di carriera per timore del giudizio altrui.
«La firma del protocollo è un traguardo importante e una leva di cambiamento sociale», ha affermato Sista Carandini, presidente di Lea. «La balbuzie è un disturbo della comunicazione, ma troppo spesso diventa un ostacolo a causa di barriere e pregiudizi. Stiamo costruendo una società in cui nessuno debba più aver paura di far sentire la propria voce».
Secondo Chiara Comastri, responsabile scientifica dell’associazione Lea, la ricerca dimostra che la balbuzie, riconosciuta dal DSM-5 tra i disturbi del neurosviluppo, può esporre bambini e ragazzi a un rischio di bullismo fino a tre volte superiore e condizionare le scelte scolastiche e professionali anche nell’età adulta. «Protocollo e Manifesto permettono di spostare il focus dalla difficoltà verbale alla cultura dell’ascolto e delle buone pratiche replicabili», sottolinea.
Accanto all’impegno istituzionale, Lea e Psicodizione hanno organizzato incontri nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche e nelle piazze di Torino, Milano, Reggio Emilia, Roma, Bari, Palermo e Catania, coinvolgendo giovani, famiglie e volontari in attività di sensibilizzazione e informazione. Un percorso che mira a trasformare la consapevolezza in inclusione concreta, affinché la balbuzie non sia più motivo di esclusione ma una diversità comunicativa accolta e rispettata.
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