Perché la protesta autonoma dei Tir accomuna autotrasportatori e agricoltori (e spaventa l'industria)

Controlli e denunce ai blocchi stradali, mentre gli effetti della mobilitazione iniziano a farsi sentire anche sugli scaffali dei supermercati del Centro-Nord. Braccianti e camionisti non hanno più margini di guadagno, stretti tra caro carburanti e prezzi imposti dalla filiera. Il governo guarda preoccupato: stop difficilmente spiegabili. Ed evoca infiltrazioni criminali
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October 21, 2026
Perché la protesta autonoma dei Tir accomuna autotrasportatori e agricoltori (e spaventa l'industria)
Il blocco dei Tir oggi, sulla tratta Maddaloni-Marcianise, in provincia di Caserta / Ansa
A Battipaglia, alla grande rotonda all’uscita dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, ieri si leggeva: “Tanto non riusciamo più a venderla. Prendete, è gratis”. Così agricoltori e braccianti della zona invitavano gli automobilisti di passaggio a prendere delle buste di insalata fresca, perché la loro fatica degli ultimi mesi non andasse perduta, così come invece succederà ai loro guadagni. “Dopo una vita intensa è venuta a mancare l’agricoltura”, potevano leggere gli automobilisti in un altro cartello poco più in là, mentre caricavano nel bagagliaio uno di quei beni ortofrutticoli che nei supermercati della zona – e ormai lungo gran parte della Penisola – scarseggiano. È il cortocircuito che sta vivendo l’Italia, stretta tra il caro carburanti, che ha mobilitato autotrasportatori e agricoltori, e la conseguente crisi dell’intero comparto agroalimentare che ricade sugli stessi produttori, i braccianti e tutti i cittadini.
Nonostante lo sblocco da quasi mezzo miliardo di euro annunciato dal vicepremier Matteo Salvini – parte di un pacchetto complessivo da circa un miliardo – e la smobilitazione di alcune zone (in particolare la Sicilia), la protesta continua, con Calabria e Campania in testa. Nel Salernitano ieri si sono registrati blocchi e presidi di tir agli svincoli dell’A2 a Padula-Buonabitacolo, sul raccordo Sicignano-Potenza a Buccino e sull’A30 a Nocera-Pagani. Nelle stesse zone, la paura di restare senza benzina ha generato lunghe code alle pompe dei distributori, mentre sempre a Salerno e in diversi Comuni campani sono stati chiusi i centri di raccolta dei rifiuti per l’impossibilità di garantirne il trasferimento agli impianti di destinazione, con il rischio concreto di una nuova emergenza rifiuti per strada. Negli scali aerei calabresi di Crotone e Reggio Calabria, invece, la protesta degli autotrasportatori ha costretto al razionamento del Jet Fuel per gli aeromobili, con l’invito alle compagnie aeree di rifornire allo scalo di partenza.
Se da un lato la Coldiretti Campania decide di cancellare la manifestazione di piazza prevista per oggi a Napoli per «senso di responsabilità», sul territorio la protesta autonoma continua ad articolarsi per presidi e blocchi stradali, spesso autonomi. Un punto sul quale si sofferma il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che sottolinea: «I blocchi, dopo il comunicato di tutte le associazioni di autotrasporto, sono difficilmente spiegabili». Il ministro ha poi commentato che, analizzando i curriculum e i casellari giudiziari dei leader della protesta, emergono diverse criticità. Ma quello che preme di più a Lollobrigida è «sbloccare l’Italia, dare la possibilità a tutte le merci di circolare» perché il rischio è che «invece di agevolare l’acquisto di prodotti del Sud, noi ci troveremmo a comprare prodotti che magari arrivano da Spagna, Francia, Olanda o altri Paesi extra europei». L’impossibilità di far viaggiare le merci sta infatti prosciugando le scorte della Grande distribuzione organizzata (Gdo) e rischia di frenare anche l’industria. C’è, per esempio, l’avvertimento di Confindustria Vibo Valentia sul rischio di sospensione della produzione entro due giorni da parte di marchi come Callipo, Caffo, Monardo e di quelli della cipolla di Tropea. Legacoop Agroalimentare porta invece diversi esempi di prodotti a rischio. Tonnellate di uva da tavola giacciono bloccate nelle celle frigorifero tra Puglia e Basilicata e continuano rallentamenti e difficoltà anche sugli agrumi, le piantine di fragole destinate al trapianto e gli ortaggi da serra in Sicilia, tra i quali zucchine, melanzane e pomodori.
I serbatoi refrigerati per il latte fresco, sono saturi un po’ ovunque, tanto che in Basilicata la Coldiretti è arrivata a scrivere al Prefetto di Potenza per sollecitare l’adozione di misure straordinarie per garantire la continuità della raccolta e del trasporto. L’effetto domino dello stop arriva anche nei supermercati e si sta muovendo rapidamente dal Mezzogiorno verso il Centro e il Nord Italia. Secondo un monitoraggio di Confesercenti, al Sud 4 attività commerciali su 10 registrano gravissime difficoltà di approvvigionamento. Le criticità si estendono ad Abruzzo, Umbria, Toscana e Lazio, minacciando stangate immediate sui carrelli della spesa. Nella Gdo di Lombardia e Veneto si assiste a consegne contingentate e a singhiozzo e si teme uno svuotamento generalizzato dei supermercati entro il fine settimana.
Di fronte a questo quadro, Salvini si è detto aperto a discutere l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio per i professionisti, ma ha aggiunto: «Non siamo disponibili a tollerare la criminalità. Chi taglia le gomme ai Tir o blocca le autostrade commette reati». Il ministero dell’Interno ha avviato infatti controlli di quanti stanno attuando «in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione». Sono 1.339 gli identificati, 71 i denunciati, 242 i sanzionati sul piano amministrativo. Ha disposto poi la scorta per centinaia di Tir (oltre 500 solo in Campania) per consentire carico e scarico merci, mentre il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha chiesto a prefetti e questori di vigilare sul rischio di infiltrazioni criminali. Il 27 ottobre ci sarà un nuovo incontro tra i sindacati e il ministro Salvini. Intanto, però, ogni singola ora di blocco in più rischia di cancellare mesi di lavoro nei campi e di spegnere le macchine di tante aziende.
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