Nei supermercati del Sud svuotati dalla protesta dei tir: «Sembra di essere tornati ai tempi del Covid»
di Andrea Cassisi, Gela
Viaggio in Sicilia tra gli scaffali vuoti del fresco: frutta e verdura scarseggiano da venerdì. Code di mezzi pesanti Carburante esaurito quasi ovunque, si valutano smart working e scuola da casa

Al bancone frigo una dozzina o poco meno di forme di salumi. Reparti ortofrutta e macelleria svuotati. Già da venerdì scorso. «Le uniche bottiglie rimaste sono quelle dei liquori», fa un mezzo sorriso Maurizio, salumiere, che sbuca da dietro il bancone, mentre passeggia tra gli scaffali vuoti. «Sente l’eco?», si fa strada nei corridoi di un supermercato, periferia ovest di Gela, punto vendita strategico anche per la vicina Butera, borgo a 10 chilometri da qui. «Siamo stati letteralmente presi d’assalto. Penso che tra un paio di giorni, se la situazione non cambia, abbasseremo la saracinesca. Sono rimasti giusto qualche confezione di yogurt, pochi latticini e pacchi di biscotti. Le famiglie hanno comprato farine e ingredienti per far da sé. In alcuni momenti - prosegue - mi tornano in mente i giorni della pandemia», riflette. «Abbiamo svuotato tutti i magazzini», si intromette Giovanni, da qualche settimana alle prese con la nuova mansione. «Abbiamo scaricato le ultime balle di merce circa quindici giorni fa, poi abbiamo riempito le scaffalature con le scorte, ora non c’è più nulla». «Pensi che beffa, oggi ho trovato i volantini delle offerte nella mia cassetta postale, naturalmente non c’è nulla», si fa avanti Roberta che lascia il supermercato dopo una toccata e fuga. La protesta di autotrasportatori e trattoristi è iniziata già venti giorni fa. Prima un timido capannello con bandiere e striscioni; poi un presidio ad oltranza con mezzi e lavoratori che hanno incrociato le braccia ed esposto bandiere e cartelli.

All’ingresso della città il traffico rallenta. Decine di mezzi pesanti a motori spenti costringono gli automobilisti a procedere a passo di lumaca. C’è chi scatta foto e chi procede indifferente; chi a bordo della propria auto si fa largo tra i camion, parcheggia e raggiunge i manifestanti. «La loro protesta non deve rimanere isolata, ci coinvolge tutti e lo stiamo toccando con mano», si avvicina Antonio, in mano un thermos di caffè ed un pacco di biscotti. Il presidio è permanente. Giorno e notte. La coda dei tir si allunga verso la statale per Catania, un’altra decina di camion-container e mezzi agricoli fermi al primo ingresso di Niscemi, ancora chiuso dopo la frana. Ieri mattina la “visita” degli studenti delle scuole superiori della città. In migliaia sono scesi in strada per una pacifica passeggiata fino all’area di protesta per incontrare gli autotrasportatori e gli agricoltori. «Non ce lo aspettavamo», riferiscono all’unisono Matteo e Rosario, entrambi coltivatori diretti e proprietari di carciofeti, raccogliendo la condanna unanime per gli episodi di violenza di queste ultime ore. «Siamo qui per ribadire il valore della partecipazione democratica», interviene Melania, 17 anni, studentessa del Liceo artistico “Majorana”. «Chi oggi protesta è costantemente ignorato e trascurato, nonostante stia alla base della nostra economia. Non sono qui per fare un discorso egoistico e gridare “voglio stare in Sicilia”, ma per stare al fianco di chi storicamente è ignorato e oggi ha invece bisogno di essere ascoltato».
Nella serata consiglio comunale monotematico e straordinario convocato nell’area del presidio dai comuni di Gela, Niscemi e Butera. I disagi si allargano intanto a macchia d’olio. Da giorni carburante esaurito in quasi tutte le stazioni di rifornimento della città con i pendolari del mondo della scuola che valutano di chiedere ai Dirigenti la possibilità di lezioni a distanza. Al mercato settimanale poco meno di una cinquantina le bancarelle allestite a dispetto delle consuete quattrocento con gli avventori che si aggirano tra i commercianti alla ricerca soprattutto di scorte alimentari. «I nostri frigoriferi si svuotano» racconta Francesco, titolare di Sabìa, ristorante e pizzeria che adesso fa i conti con «la merce che non arriva. Soprattutto i prodotti caseari che arrivano dalla provincia di Ragusa e le verdure di stagione. Siamo così costretti a rivedere il nostro menù». «Abbiamo raccolto pochissima carta, cartone e plastica», constata Orazio, operatore ecologico che al secondo turno per il prelievo dei rifiuti differenziati torna in discarica «con il mezzo praticamente semi-vuoto. Se non c’è merce, non si producono rifiuti». Intanto sui social si moltiplicano foto e video di scaffali semi vuoti con supermercati che se fino a qualche giorno fa rassicuravano sulla presenza della merce tra i reparti, oggi pubblicizzano invece solo l’elenco dei prodotti disponibili.
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