Per gli asili nido speso soltanto il 45,6% dei fondi Pnrr. Spieghiamo perché

Terzo rapporto della Fondazione Agnelli sui progetti del Piano che finisce il 30 giugno
Google preferred source
June 24, 2026
Per gli asili nido speso soltanto il 45,6% dei fondi Pnrr. Spieghiamo perché
Un bambino gioca all'asilo nido/ IMAGOECONOMICA
A meno di una settimana dalla scadenza del 30 giugno, data entro cui tutti gli interventi del Pnrr devono essere completati e i target raggiunti, la Fondazione Agnelli lancia un nuovo allarme per quanto riguarda i progetti legati al comparto Istruzione e, più nello specifico, alla costruzione di nuovi asili nido e scuole dell’infanzia (fascia 0-6 anni). Dal terzo report sullo stato di avanzamento dei lavori (i precedenti erano stati pubblicati a maggio 2024 e a dicembre 2025), si deduce che dei quasi 20 miliardi a disposizione per l’intero sistema Istruzione, ne è stato speso appena il 45,6%. Con un’accelerazione notevole (+9%) rispetto al 36,6% di fine 2025, ma pur sempre ampiamente sotto gli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Va detto che i dati utilizzati dalla Fondazione Agnelli sono quelli più aggiornati e resi noti dal Governo sulla piattaforma Italia Domani il 26 febbraio 2026. A quattro mesi, dunque, dalla scadenza di martedì prossimo. In queste sedici settimane è possibile che qualche progetto sia stato rendicontato e che la tabella di marcia abbia fatto ulteriori progressi, ma è difficile immaginare, come rileva la Fondazione Agnelli, che in questo breve lasso di tempo possa essere stato recuperato tutto il terreno perduto. Complessivamente, sempre a fine febbraio, l’insieme del Pnrr è andato a un passo ben più spedito di quello del comparto Istruzione, passando dal 38,9% di risorse spese a dicembre 2025 al 55,6% (+16,7%).
«Ci sono stati indubbiamente progressi in questi mesi – commenta Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli – e altri se ne possono attendere per gli ultimi 4 mesi del Piano. Sappiamo, inoltre, che ci sono ritardi nella rendicontazione della spesa di progetti per interventi già conclusi. Tuttavia, è ragionevole pensare che molti progetti importanti non saranno portati a termine nei tempi concordati. Penso, fra le altre misure, alla costruzione di nuove scuole innovative e agli interventi per aumentare i posti negli asili nido, che già erano stati fortemente ridimensionati in una revisione del Piano richiesta dal Governo all’Ue».
Rispetto agli originari 4,6 miliardi previsti per la creazione di nuovi posti negli asili nido, con l’ultima revisione si è scesi a 3,8 miliardi e, di conseguenza, i nuovi posti sono passati da 264mila e 150.480, quasi tutti nella fascia 0-2 anni. Al 26 febbraio 2026, si legge nel rapporto della Fondazione Agnelli, risultano 3.849 progetti approvati in tutta Italia, che – se portati a termine - permetterebbero secondo il Governo di realizzare 186mila nuovi posti. A questi progetti sono assegnati poco più di 5 miliardi di finanziamento totale (incluse risorse nazionali aggiuntive) e, all’interno di questo, 4.384 milioni di risorse Pnrr. «La percentuale di finanziamento per progetti in chiusura o già conclusi è cresciuta significativamente a livello nazionale fra l’ottobre 2025 e febbraio 2026, arrivando al 34% con un incremento di 21 punti percentuali – osserva la Fondazione –. A 4 mesi dalla fine del Piano, tuttavia, il 62% delle risorse Pnrr assegnate riguarda progetti ancora in fase di affidamento ed esecuzione. È in questa fase intermedia dell’iter, molto articolata ed estesa nel tempo, che si annidano rischi di ritardo nella conclusione di un numero imprecisato, ma probabilmente elevato, di progetti rispetto alla scadenza fissata con l’Ue al giugno 2026».
La dimensione economica media dei progetti Pnrr in questo ambito è, infatti, di 1,14 milioni, e per la realizzazione di opere pubbliche di simile entità la durata media è di circa 2 anni e 1 mese.
«Del resto – si legge in una nota della Fondazione Agnelli – lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito, nel contesto dell’ultima relazione semestrale della Corte dei Conti, riconosce che l’intervento per gli asili nido e la scuola dell’infanzia soffre di un “livello di criticità medio”».
C’è infine, un problema di divari territoriali: «Mentre le regioni del Centro-Nord sono andate negli ultimi mesi a passo spedito - fra le regioni più grandi, in particolare, Veneto (+39), Emilia-Romagna (+32) e Piemonte (+29) – e oggi si trovano in posizioni nettamente superiori alla media nazionale del 34% di progetti conclusi o in via di conclusione, le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione della Sardegna, sono in ritardo. In particolare, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si collocano fra il 28 e 21%. Fuori dal Sud, tra le regioni più grandi, appare in difficoltà il Lazio, con appena il 17% di risorse assegnate a progetti in fase conclusiva o conclusi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire