Per due ragazzi su tre il web è un luogo ostile: gli incubi sono revenge porn e cyberbullismo
Il rapporto di Terre des Hommes sui temi di violenza, bullismo e sicurezza nel web: la metà degli oltre 2mila under 26 intervistati dichiara di aver subito almeno un atto di violenza

Un ragazzo vittima di bullismo che si isola sempre di più nel mondo virtuale, dove vive una vita parallela, acquisendo attraverso i giochi poteri che nella realtà sente di non avere e, tramite le chat, il coraggio di parlare con quella compagna di classe alla quale nel mondo reale non ha mai rivolto la parola. «È solo uno degli esempi che mi sono capitati in studio e che raccontano la solitudine e la fragilità di questi ragazzi», racconta ad Avvenire Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali che collabora con Terre des Hommes, commentando i dati diffusi oggi dell’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa. Il rapporto sui temi di violenza, bullismo e sicurezza nel web – realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo coinvolgendo oltre duemila under 26 – racconta proprio questa solitudine, a partire dal dato secondo cui un giovane su due per un problema sentimentale, di salute fisica o mentale ha chiesto aiuto a un’intelligenza artificiale.
«Preoccupa tutto ciò che purtroppo questi dati confermano sulla nostra società. Per esempio, che la metà degli intervistati dichiari di aver subito nel corso della propria vita almeno un atto di violenza», spiega, ricordando che le ragazze sono le principali vittime, con un 57% che dichiara di aver subito violenza, contro il 42% dei maschi. Questi numeri raccontano che la violenza «non possiamo considerarla solo un’ipotesi che riguarda pochi. È un problema che ci riguarda assolutamente tutti». Secondo la legale, «con questi dati i ragazzi ci stanno dicendo di essere soli e di avere paura della rete». Il rischio di bullismo e violenza, nel web si amplifica, continua. Il mondo online che diventa rifugio è infatti lo stesso che viene percepito come un luogo ostile dal 66% dei ragazzi. Secondo il 59% il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime, temuta soprattutto dalle ragazze più grandi. La quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso, ma emerge minor consapevolezza se si parla di condivisione di immagini modificate da altri: «Nonostante la legge sul Deep Fake dell’ottobre 2025 abbia introdotto tutele specifiche c’è ancora poca consapevolezza sugli strumenti di tutela a disposizione. Ma le lacune dei ragazzi riflettono quelle degli adulti che dovrebbero educarli. Basterebbe chiedere cosa sanno sull’argomento ai loro genitori e insegnanti per dimostrarlo».
Ad accomunare poi la vita online degli under 26 è l’esperienza di essere contattati dagli sconosciuti: è successo a otto su 10, ma se le ragazze manifestano maggiore fastidio in queste occasioni, tra i maschi emerge una quota più alta di curiosità. Rispetto alle femmine, per i ragazzi, soprattutto i più giovani, il maggiore rischio che si corre in rete è di essere vittima di cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Ma di fronte a questo quadro preoccupante, osserva Marraffino, a creare maggiore amarezza è che i ragazzi «parlino più con le app che con le figure di riferimento». «Solo il 29% dei ragazzi parlerebbe di bullismo con i genitori, e appena l’1,5% si rivolgerebbe a un insegnante. Sono dati impietosi. Con l’avvento dei social network, gli adulti hanno smesso di essere autorevoli», spiega Marraffino, puntualizzando che spesso i genitori sono i primi a dare il cattivo esempio, come evidenzierebbe il fatto che assumono comportamenti che si configurano come reati informatici in misura superiore dei minori.
Per contrastare questa deriva, Terre des Hommes ha messo in campo azioni concrete. Oltre ai progetti sportivi come “Coach contro il bullismo” e “Sport4Rights”, la Fondazione ha siglato un protocollo con la Polizia di Stato. Dal 6 febbraio saranno diffuse tre pillole video con protagonisti l’attore Daniele Santoro e l’avvocata Marraffino, per spiegare casi concreti di reati online, come l’adescamento o il furto d’identità. L’obiettivo è spiegare quali sono gli strumenti legali a disposizione, come il reclamo al Garante o l’ammonimento del Questore, ricordando ai giovani che «non è vero che tutto quello che circola deve restare online» e che esistono mezzi per ottenere la rimozione dei contenuti illeciti. «Tutta la questione trattata da report passa dall’educazione e dal rispetto, e da lì bisogna partire per riprenderci il dialogo. Dobbiamo rimetterci in ascolto di questi ragazzi».
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