venerdì 4 gennaio 2019
I debiti che schiacciano famiglie e imprese, i tentacoli degli strozzini, «l'infiltrazione profonda» del crimine organizzato: l'arcivescovo chiama la diocesi a «fare di più» per prevenire e rispondere
Delpini ai parroci: segnalate usura e mafie

Usura e criminalità organizzata: la diocesi di Milano lancia l’allarme. E raccoglie la sfida. Lo fa con la lettera inviata dall'arcivescovo Mario Delpini ai parroci e ai responsabili delle comunità pastorali (in www.chiesadimilano.it il testo integrale). Imparate a «cogliere i segnali», a riconoscere i disagi delle famiglie e degli imprenditori, i drammi del sovraindebitamento, i tentacoli degli usurai, l’«infiltrazione profonda delle mafie» nel tessuto economico, istituzionale e politico, è l’invito del presule ai sacerdoti. Chiamati dall’arcivescovo a «informare senza indugio» Caritas Ambrosiana e la Fondazione antiusura San Bernardino, qualora venissero a conoscenza di casi come questi. E a collaborare con le forze dell’ordine «per favorire accertamenti e percorsi». La diocesi, dal canto suo, riconosce la necessità di crescere nella conoscenza dei fenomeni, nelle competenze tecniche, nell’efficacia dell’azione. Anche pastorale.

Debiti, azzardo, usura. E suicidi

La lettera – che porta la data di mercoledì 2 gennaio, santi Basilio e Gregorio Nazianzeno – si apre con la descrizione del quadro sempre più drammatico vissuto da un numero crescente di famiglie, comprese quelle che, fino a tempi recenti, «godevano di una situazione apparentemente tranquilla». Lo scenario: quello di una crisi, non solo economica, che in un decennio ha decimato posti di lavoro e redditi, trascinando alle soglie della povertà, e oltre, persone e nuclei fino ad allora ancorati a una condizione di benessere. Mentre aumentano i «casi di sovraindebitamento», sempre più nuclei «vedono messa a rischio la prima abitazione acquistata a suo tempo tramite un’operazione di mutuo». E c’è «la nuova patologia rappresentata dal gioco d’azzardo» che, oltre ad «aggravare l’esposizione debitoria con banche e finanziarie, spesso sfocia nell’usura. Fenomeno carsico che emerge solo nei casi più drammatici»: quelli, si ricorda nella lettera, che arrivano al suicidio.

La penetrazione delle mafie. Anche a Milano

Anche Milano e il suo territorio, denuncia l’arcivescovo, sono interessati «dalla presenza di consorterie criminali, che si insinuano nel tessuto economico produttivo, attraverso traffico di stupefacenti, riciclaggio del denaro, usura, controllo del territorio per affari illeciti, fino a infiltrazioni istituzionali, approfittando delle situazioni di difficoltà economiche in cui versano soprattutto le piccole/medie imprese, spesso indotte a ricercare linee di credito non convenzionali. Si ha sentore che le organizzazioni criminali stiano contattando tali imprese, ponendosi inizialmente in una posizione di partenariato per poi inserirsi nelle gestioni economiche, spesso tramite consulenti compiacenti, per acquisirle saldando i debiti dell’imprenditore e facendolo continuare a lavorare nella propria impresa come loro sottoposto». A rendere efficace questo «sistema di penetrazione del territorio» sono l’«omertà» e il «senso di isolamento che gli esponenti delle cosche riescono a generare nelle loro vittime, le quali per paura non collaborano con le forze di polizia», come risulta «dal limitato numero di denunce presentate».

Segnali da cogliere, «danni sociali» da denunciare

«Come Chiesa di Milano vorremmo fare qualcosa di più per prevenire e affrontare questa situazione», scrive Delpini. «Alzare l’attenzione» su questo fenomeno «spesso ignorato» non basta: è importante «coglierne i segnali», quando si manifesta nel «disagio» di persone, famiglie, imprenditori «affiancati dalla criminalità organizzata con proposte di denaro facile, offerte di beni e servizi con eccessivi sconti, proposte di acquisto dei debiti, delle case, della proprietà di quote delle imprese o delle licenze di aziende in situazione di forte difficoltà». Il presule non manca di «evidenziare i danni sociali» legati all’«infiltrazione profonda delle mafie»: «Violenza, corruzione, infiltrazione della politica e delle imprese, avvelenamento della libertà di mercato, condizionamento della democrazia, produzione di meccanismi di ingiustizia e marginalità».

«Informate Caritas e Fondazione San Bernardino»

Per affrontare situazioni tanto complesse e delicate, sottolinea Delpini, servono «formazione pastorale, competenza tecnica e consulenza» che possono essere fornite da «persone professionalmente specializzate». Caritas Ambrosiana, in particolare, «sta favorendo la costruzione di una rete di soggetti che possono operare sia sul piano formativo e pastorale, che operativo, a partire anche dal Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contratto dei fenomeni dell’usura e dell’estorsione nella provincia di Milano recentemente firmato». Infine, l’invito a «informare senza indugio» la Caritas (02.76037212) o la Fondazione San Bernardino (02.87395532). E a collaborare con le forze dell’ordine.

Gualzetti: dal 2004 in Lombardia accostate 3.600 persone

«I parroci sono una presenza autorevole e capillare. Raccolgono molte confidenze. E richieste d’aiuto. Chi è indebitato non va lasciato solo, perché non finisca fra gli artigli degli usurai. E della criminalità organizzata: che c’è, anche a Milano, ed è sempre più strutturata e pervasiva. Per questo è importante imparare a riconoscere le situazioni di disagio grave. E per questo consigliamo di contattare Caritas Ambrosiana oppure la Fondazione San Bernardino, avviata nel 2004 e promossa dalle diocesi lombarde per aiutare le persone gravemente indebitate a estinguere i debiti e prevenire così il ricorso all’usura». Luciano Gualzetti non è solo direttore di Caritas Ambrosiana e (fino a fine 2018) segretario del Fondo famiglia lavoro della diocesi di Milano, ma anche presidente della Fondazione San Bernardino. Conosce bene, dunque, i drammi dell’«indebitamento patologico» e dell’usura denunciati dall’arcivescovo Delpini nella lettera ai parroci. «Dal 2004 a oggi – riprende Gualzetti – San Bernardino ha accostato 3.600 persone, dando sostegno economico sotto forma di prestiti, consulenza, educazione all’uso del denaro e degli strumenti di debito. In maggioranza, ben 1.700, lavoratori dipendenti. Circa 500 i pensionati, 340 i disoccupati. Le cause dei debiti? Al primo posto la riduzione del reddito per la perdita del lavoro. Poi: le spese mediche, il credito al consumo, separazioni e divorzi. E l’azzardo, nel 10% dei casi». La prevenzione? Decisiva: «Quando abbiamo incontrato vittime di usura, non siamo mai riusciti a convincerle a fare denuncia».

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