martedì 24 ottobre 2017
Dalle sagome dei morti al rogo dei container: così il razzismo ha già colpito da Nord a Sud
Ricatti e molotov. L'escalation di odio

Sotto attacco. Per l’accoglienza degli ultimi. Non comincia con Multedo la via crucis delle Caritas e delle parrocchie impegnate in prima linea coi profughi. Nel 2015 il primo gesto aggressivo nei confronti proprio delle Caritas: dieci le sedi del nord (Como, Brescia, Crema, Lodi, Reggio Emilia- Guastalla, Piacenza-Bobbio, Trento, Mestre, Vicenza e Treviso) che finiscono nel mirino degli estremisti di Veneto Fronte Skinheads. Le strutture vengono tapezzate di sagome umane tricolori, manifesti funebri contro lo ius soli che condannano «il favoreggiamento di un’invasione pianificata di massa», cartelli e volantini xenofobi. Gesti che si ripetono, da Nord a Sud. Le stesse sedi vengono bersagliate con numerose lettere minatorie.

A ottobre 2016, esattamente un anno fa, tocca alla diocesi di Lamezia Terme in Calabria: cinque container destinati alla Caritas per ospitare strutture di accoglienza e depositi di generi alimentari vengono incendiati da ignoti. Un danno da oltre 20mila euro. I container, in particolare, avrebbero dovuto essere utilizzati per costruire il 'Villaggio della carità'. «Se c’è qualcosa da dire lo si dica con le parole, non con le bombe» commenta scosso il responsabile della Caritas padre Valerio Di Trapani. Quest’estate un’escalation.

A luglio un attentato incendiario colpisce la sede di “Porta Aperta”, un’associazione di volontariato promossa dalla Caritas diocesana che si trova a Modena, in strada Cimitero San Cataldo, e ospita anche diversi migranti: due molotov vengono lanciate contro la struttura. A Pescara è Casapound a rivendicare invece lo striscione shock appeso fuori dalla struttura comunale 'La Volpe': «Altro che Caritas, è solo business» vi si legge. Il riferimento è al bando per ospitare parte dei 1.114 migranti in arrivo nel Pescarese: la Caritas ha la “colpa” d’essersi candidata a ospitarne alcuni in una struttura destinata alle donne vittime di violenza ed abusi.

Ultimo il caso di agosto a Vicofaro, alle porte di Pistoia: il parroco, don Massimo Biancalani, porta alcuni profughi in piscina per ringraziarli dell’aiuto ricevuto: per diversi giorni hanno fatto i camerieri volontari nelle serate organizzate per raccogliere fondi a favore di una onlus. Finisce nel mirino dei militanti di Forza Nuova, che invadono anche la sua chiesa per la messa domenicale. Il parroco da allora è destinatario di lettere minatorie e minacce.

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