sabato 4 novembre 2017
Nel centro lombardo un ospedale-casa è riuscito a ridurre i costi ma non la qualità della riabilitazione. Il 12 novembre festa e open day
Psichiatria, da 20 anni una «casa» al servizio dei malati

Vent'anni fa, il giorno 11 novembre 1997, l’Unità ospedaliera di riabilitazione psichiatrica Mosè Bonardi, dell’IRCCS Centro S. Giovanni di Dio dei Fatebenefratelli di Brescia iniziava la sua attività. La riforma Basaglia, con il superamento dei "manicomi", aveva allora quasi vent'anni ma molte delle innovazioni erano ancora sulla carta. La residenza Bonardi si inseriva in quel percorso: nata come modello alternativo e sperimentale ai più convenzionali setting ospedalieri, rimane ancora oggi ambiente di unico nella sua tipicità, come unico rimane il Centro S. Giovani di Dio come IRCCS monotematico per la malattia mentale e le demenze.

«La carica innovativa del modello si concretizza sia nell’organizzazione ambientale che nella tipologia di servizi erogati. Pur nel rispetto di tutte le regole e le misure richieste ad un ambiente di alta intensità di cura - spiega Giovanni Battista Tura, direttore dell'area di Psichiatria dell'Irccs Fatebenefratelli -, il setting di degenza non riproduce già quello del “reparto”, ma riproduce un ambiente simile a quello naturale di vita delle persone, un modello “casa” al posto del modello ospedale. La sfida era costituita nell’offrire tale setting a pazienti con disturbi psichici anche di elevata severità convertendo in opportunità clinico/riabilitative risorse che il più tradizionale modello ospedaliero destina a esigenze strutturali e gestionali non sempre congrue e necessarie per l’efficace e efficiente gestione del bisogno psichico; un modelli in sostanza che pur dovendo e volendo garantire al paziente tutti i contenuti del più convenzionale intervento da setting ospedaliero, rinuncia, a favore dell’innovazione e dei principi ispiratori, alle facilitazioni operative e gestionali che un’ambientazione più tradizionale e ospedalocentrica offre all’operatore.

Offrire ai pazienti un programma clinico e riabilitativo che, seppur contenuto nelle 4 settimane, tempo medio di degenza e seppur garante di tutte le condizioni di assistenza e cura dell’ambiente ospedaliero, in un luogo che riproduca le ordinarie dinamiche del vivere quotidiano, costituisce ancor più oggi un valore aggiunto in termini di efficacia e continuità virtuosa fra vita reale e momento di cura. La naturalità del setting consente ancora la piena realizzazione di quella modalità di approccio che oggi soprattutto in ambito psichiatrico particolare risalto, cioè l’approccio ‘globale’, olistico.

L’équipe operativa si connota per un vero profilo multidisciplinare, con riconversione di alcune figure assistenziali verso un profilo più riabilitativo. La natura multidisciplinare consente interventi integrati sia verso bisogni meramente psichici che più ampiamente rivolti al benessere fisico nonché relazionale e sociale. L’implementazione di programmi riabilitativi e psicoeducazionali per ospiti e familiari risultano dunque più efficaci e più riproducibili poi post dimissione se svolti in un ambiente simile casa in cui il paziente continui o impari a cucinare, a fare acquisti, a gestire i suoi momenti critici chiedendo supporto e aiuto e non ricorrendo metodologie più ‘contenitive’.

La bontà del modello e la sua natura innovativa viene confermata a distanza di 20 anni da alcuni indicatori fondamentali. In primis, il grado di gradimento espresso con significatività elevata da ospiti e familiari (circa 5000 le degenze erogate in questi anni sui 20 posti a disposizione). La conferma è stata poi più volte espressa da agenzie esterne (in occasione per esempio di visite ispettive della Commissione per la Ricerca del Ministero della Salute). Da sottolineare poi come il modello consenta attività di ricerca con progetti più declinati alla “real life” . Non ultimo, la conferma del dato che vede nel modello in oggetto un significativo contenimento dei costi, laddove una giornata di degenza assorbe risorse finanziarie di tre volte inferiori al classico modello ospedaliero, pur essendo un servizio dedicato anche a sofferenza psichica severa; questo in ottemperanza anche al principio riabilitativo che mostra come un paziente coinvolto e sollecitato da un ambiente pro-attivo e responsabilizzante richieda minori interventi sportivi e suppletivi».

Per festeggiare questi vent'anni di lavoro, si terrà una festa domenica 12 novembre a Brescia con la Santa Messa alle 10 presso la Cappella dell'Istituto e un open day: dalle 11.30 alle 16 con "Siamo tutti ospiti" sarà possibile visitare la struttura. Alle 16.30 presso la Chiesa di San Cristo in via Piamarta (zona Museo di Santa Giulia) si terrà invece un concerto di musica popolare "Suoni di corni, echi di rocce", diretto da Gianbattista Tura, che è anche il direttore dell'Unità ospedaliera Bonardi. Tutti gli eventi sono aperti alla cittadinanza.

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