venerdì 30 agosto 2013
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C’è un condono nemmeno troppo ma­scherato all’interno del decreto che ha permesso la cancellazione dell’Imu. Nel­lo sforzo di individuare adeguate fonti di co­pertura per raggiungere l’obiettivo politico – strategico per la sopravvivenza del governo Letta – di rendere non tassabile la prima ca­sa, infatti, una somma intorno ai 620 milio­ni di euro dovrà essere recuperata da dieci so­cietà concessionarie di slot machine. Alla ci­fra si è arrivati applicando uno sconto di cir­ca il 75% a quanto gli 'industriali' dell’az­zardo avrebbero dovuto pagare, circa 2 mi­liardi e mezzo di euro, per una serie di gravi irregolarità commesse per diversi anni nel­la gestione delle slot.
Al di là del caso specifico, diciamo subito che fondare su una sanatoria una manovra di ri­duzione della pressione fiscale, come è sta­ta presentata l’operazione sull’Imu, e in at­tesa di capire che cosa ci riserverà il futuro a partire dalla nuova 'Service tax', non è un’o­perazione propriamente equilibrata sul pia­no del buon senso. Se poi si entra nel meri­to della vicenda, considerato a quale tipo di attività viene concesso lo sconto, diciamo che il disequilibrio si estende ai piani dell’e­tica e della responsabilità sociale. Una con­cessione che non è improprio (e neppure giocoso) definire azzardata.
Tutto incomincia nel 2007, quando un’inda­gine della Guardia di finanza appura che di­verse migliaia di slot machine, per un lungo periodo dal 2004 al 2007, non erano state col­legate alla rete della Sogei, la società delle Fi­nanze, per il necessario conteggio delle gio­cate e delle vincite. In pratica le persone scommettevano, perdevano e vincevano, ma di questo non restava traccia nei computer dello Stato, e ovviamente nelle casse dell’e­rario. È un po’ come far viaggiare le macchi­ne su un’autostrada non terminata e senza caselli, ma con qualcuno che riscuote co­munque il pedaggio. Come questo sia stato possibile resta un mistero italiano.
L’indagi­ne ha comunque evidenziato pesanti ina­dempienze nei controlli da parte dell’am­ministrazione dei Monopoli dello Stato, cir­costanza che è benigno definire paradossa­le, se si pensa a quanta evasione è stata pos­sibile. All’inizio – come i lettori di questo gior­nale sanno, perché sono tra i pochi ad aver­lo potuto leggere, e con il debito rilievo – la procura della Corte dei conti aveva quanti­ficato il danno per l’erario in 98 miliardi di euro: una cifra enorme, che teneva però con­to anche di tutte le penali previste dai con­tratti con le concessionarie delle slot, ma che alla fine di una prima fase del contenzioso una sentenza ha ridotto a 2,5 miliardi. Il gi­ro d’affari legato agli apparecchi per il gioco d’azzardo ammonta a circa 80 miliardi l’an­no. E parliamo di un 'mercato' nel quale non si consumano solo drammi umani e fa­miliari, e che ha costi rilevantissimi sul pia­no sociale, ma nel quale l’infiltrazione delle organizzazioni criminali, come è stato più volte denunciato e più volte appurato, rap­presenta un rischio costante, elevatissimo e concreto.
Ora si potrebbe dire che di fronte al perico­lo di un ancora lungo contenzioso con le so­cietà delle slot, e alla possibilità di non vedere un euro per molti anni, lo Stato abbia fatto di necessità virtù nel concedere un ulterio­re maxi sconto sulla sanzione residua. L’ar­gomento ha già 'giustificato' numerosi con­doni in passato, e a seconda delle circostan­ze e degli obiettivi, in casi limite, potrebbe persino essere rispolverato. Ma come si fa a pensare che in questo caso si possa ripro­porre questo deprimente schema? Qual è il messaggio che un simile 'regalo' fa arrivare al Paese e al mondo delle imprese? Come si fa a spiegare a tutti noi, cittadini, che l’o­biettivo della riduzione delle tasse – e per e­steso, ammettiamo pure, del rilancio dei con­sumi – viene perseguito graziando i 'furbet­ti delle slot'?
Sia chiaro: non è in discussio­ne l’idea di immaginare incentivi e premi ad attività imprenditoriali legittime in una fase in cui la coperta delle risorse è veramente corta. Anzi. Il problema sorge quando si en­tra in un territorio, quello di Azzardopoli e delle lobby che la governano, nel quale in questi anni gli argini sono stati quasi com­pletamente divelti e i limiti all’invasione del­l’illegalità sono purtroppo strutturalmente inadeguati. L’errore è impressionante, cor­reggerlo è una priorità.
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