martedì 9 agosto 2016
Per mano con Tamara fino alla vetta del Brenta
Augusto, 13 anni, viene da Faenza ed è affetto da diabete. Ma domenica – prima camminando, poi scalando per un totale di 8 ore andata e ritorno – è riuscito a conquistare i 3.151 metri di cima Brenta: la vetta regina, quella che dà il nome al gruppo dolomitico racchiuso tra l’alta Rendena e le Giudicarie esteriori. Contemporaneamente, 900 metri più sotto, al rifugio Tuckett aspettavano due trentini di 12 e 15 anni: ad accomunarli il nome (Pietro) e il disturbo di cui soffrono (l’autismo). Ma con loro - giunto dall’Alto Garda - c’era anche Alessandro, 12 anni con la sindrome di Down. Per arrivare in rifugio, sabato pomeriggio, hanno camminato un’ora e mezza. E vissuto un’esperienza del tutto nuova.  Ecco dunque aperto il cuore di 'Cima Brenta open', evento promosso da Simone Elmi – guida alpina di Activity Trentino – con il sostegno di Molveno Holiday, Dolomiti Paganella e TrentinGrana: «Rendere le Dolomiti accessibili a ciascuno secondo le proprie capacità – queste le sue parole – perché possa concretizzarsi il riconoscimento Unesco che le proclama patrimonio dell’umanità». Lui, in quel di Trento, ha seguito un corso dell’Accademia della montagna per accompagnare in quota i disabili. Ma in pieno spirito 'open', sabato e domenica, si è rivolto a tutti gli appassionati di montagna: dunque anche ai normodotati, qualunque fosse il loro grado di competenza tecnica. Così, i 13 più esperti hanno arrampicato con Augusto cima Brenta. Altri 12, meno arditi, si sono diretti in ferrata sulla dirimpettaia e più facile cima Sella. E 14 persone – per cui la camminata al Tuckett già era stata una conquista – hanno fatto compagnia in rifugio a Pietro, Alessandro e Pietro.  D’altronde, «non è importante che tutti arrivino alla stessa meta. Ciò che conta è fare ogni giorno un passo in più, dando così luce a se stessi e a chi ci è vicino». Se lo dice Tamara Lunger, c’è da crederle. Lei, alpinista di fama, in febbraio si era ritirata a pochi passi dalla prima conquista invernale del Nanga Parbat. E lo scorso fine settimana ha voluto spontaneamente condividere l’esperienza trentina, attraverso una presenza spontanea fuori dalle sue date ufficiali: prima tenendo per mano i ragazzi disabili nella camminata verso il rifugio, poi assaporando con Augusto l’emozione di accarezzare Cima Brenta. Un momento molto suggestivo, incorniciato dall’'Inno alla gioia' che due tromboni hanno eseguito a frasi alterne dalle due vette.  Il loro suono è giunto fino al Tuckett, unendo tutti in un unico grande abbraccio. Qualcosa di simile era avvenuto l’anno scorso, quando il debutto di questo progetto aveva portato su Cima Tosa il primo ragazzo autistico. E l’esperienza continuerà, a cadenza annuale.
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