venerdì 31 maggio 2019
Scoperte numerose inadempienze dei concessionari. Bannon voleva farci una scuola di sovranismo.
Tolta ai sovranisti di Bannon. La Certosa di Trisulti (Ansa/Wikipedia)

Tolta ai sovranisti di Bannon. La Certosa di Trisulti (Ansa/Wikipedia)

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Il ministero per i Beni Culturali ha avviato la revoca della concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae Institute, l’associazione vicina e finanziata da Steve Bannon, già spin doctor di Donald Trump, intenzionata a fare dell’abbazia nei boschi di Collepardo, in provincia di Frosinone, una "scuola di sovranismo".

Era stato lo stesso dicastero, nel febbraio del 2018 e con la firma dell’allora ministro Dario Franceschini, a concedere la Certosa all’associazione, con una concessione valida per 19 anni, a 100mila euro l’anno di affitto. Ma le prime polemiche sono divampate appena sono emerse le intenzioni della Dignitatis, con due marce di protesta e un’interpellanza parlamentare presentata da Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana).

Un mese fa sono poi partite le ispezioni per controllare la legittimità dell’affidamento e le irregolarità venute fuori sarebbero tante e tali che il ministero ha ora deciso di avviare la revoca della concessione «in conseguenza della violazione di diversi obblighi contrattuali». La notizia è arrivata in qualche modo attesa sul territorio, anche per la rilevanza turistica della Certosa (un gioiello di arte e storia) che, da decine di migliaia di visitatori l’anno è scesa a poche centinaia, complice anche il biglietto d’ingresso introdotto dai nuovi "proprietari".

Retta per secoli dai Certosini e poi dai Cistercensi di Casamari, questi ultimi di recente sono andati via per la crisi delle vocazioni, lasciando Trisulti senza cure pastorali, nonostante gli sforzi del vescovo di Anagni-Alatri Lorenzo Loppa di trovare un altro Ordine religioso disposto ad abitare la Certosa. «Sono lieto di qualsiasi sviluppo riguardi la possibilità - ha dichiarato ieri lo stesso Loppa, appena appresa la notizia – di riportare a Trisulti una comunità religiosa, maschile o femminile, che possa riprenderne l’antico percorso di fede, preghiera e spiritualità e che possa dedicarsi completare al proprio carisma, affrancata quindi dagli oneri di gestione e manutenzione del complesso monastico. E ho già parlato con la Sovrintendente Paola Refice – rivela inoltre il presule ad Avvenire – del santuario della Madonna delle Cese (di proprietà del Comune di Collepardo e anch’esso nel mirino dei sovranisti, ndr) manifestando l’intenzione della diocesi di prenderlo»

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