mercoledì 20 settembre 2023
L'interrogatorio di Alessia Pifferi accusata di omicidio della piccola Diana. Al pm che la incalza: «Non mi sgridi»
Alessia Pifferi, ieri in aula in corte d'Assise a Milano

Alessia Pifferi, ieri in aula in corte d'Assise a Milano - Ansa

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Sopravvivono ancora persone, pochissime, che, a dispetto del flusso di immagini in cui si vive immersi, sembrano uscire da una fotografia in bianco e nero. Per quanto sia postata, ripresa da ogni angolazione e commentata, la loro immagine conserva sempre una staticità, una grana e una sfocatura di fondo che rimanda a un vecchio ritratto. Con la sua voce monocorde, i capelli bianchi raccolti in uno chignon nero, l’ovale florido e truccato del volto, il filo di perle e lo sguardo vagamente triste e rassegano, ma anche con ostinazione inscalfibile nel rispondere in aula di corte d’Assise alle domande dei pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro, Alessia Pifferi che ricapitola i sei giorni di abbandono e agonia della figlioletta Diana (14 al 20 luglio 2022) è una superstite della cronaca in bianco e nero. L’omicidio di cui è accusata, della bambina di diciotto mesi, rimanda a un’altra Italia, quella in cui i reati si nascondevano dentro le mura domestiche e non venivano postati e pubblicizzati. Per quanto moderna sia la cornice, con Pifferi che incontrava i partner sulle chat d’incontri mostrando le foto di Diana («solo tre volte sono state prestazioni a pagamento», ha detto) e prenotava su internet auto a noleggio con autista, la storia che ha raccontato ieri in aula non lo è per niente. Una gravidanza nascosta al suo compagno, un elettricista di Leffe, gravidanza di cui ha detto d’essere inconsapevole («non sapevo di essere incinta»), Diana nata «letteralmente» nel bagno di casa di lui; un padre sconosciuto (non era il suo compagno di allora) e un vicino di casa a Ponte Lambro, che si sarebbe messo d’accordo per procacciare clienti, Diana che dormiva chiusa nella stanza accanto durante gli incontri della madre, gli altri vicini che hanno aiutato quella ragazza madre con i regali di un battesimo annunciato e mai fatto finiti nel noleggio di una limousine con autista così da «fare impressione» per una sera, moderna carrozza trasformata in zucca: è il racconto in nero uscito ieri in aula. «Non ho mai pensato di far fuori mia figlia», ha detto ad un certo punto con crudezza, forse nell’unico momento in cui Alessia ha reagito. Ma poi ha aggiunto una cosa che per un attimo ha fatto trasalire tutti quelli che erano lì. Giurati, avvocati e agenti della penitenziaria hanno pensato in quel momento di essere tornati tutti a scuola, invece che di essere in un’aula di tribunale: «La prego di non sgridarmi», disse la madre 38enne della bambina morta al magistrato.

Per il resto dell’udienza di ieri Pifferi si è trincerata dietro una serie di «non ricordo» e «pensavo che». «Non ricordo quante volte ho lasciato sola la bambina prima». «Pensavo che un biberon bastasse». «Non pensavo che potesse succedere» (che la bambina morisse). Tra i «non ricordo» una frecciata velenosa è arrivata al suo ormai ex, a casa del quale Diana nacque il 29 gennaio 2021. «Era lui a dirmi che potevo lasciarla a casa quando vivevamo insieme e uscivamo a fare la spesa insieme», ha dichiarato. E ancora: «Nell’ultimo incontro non gli ho detto che avevo lasciato Diana a casa perché non gl’interessava la bambina». Al che è intervenuto il presidente della Corte: «Ma se a lui non interessava, perché allora nascondergli il fatto che la bimba fosse rimasta da sola in casa? Perché dirgli che era al mare con la sorella?». Non sarebbe nemmeno corretto parlare di contraddizioni nelle dichiarazioni di Pifferi, che cadevano nel vuoto alla prima obiezione, o che invece venivano ripetute con meccanica ostinazione: «Era consapevole del rischio di morte?». «Che potesse morire, no». «E che smettesse di respirare?». «Sì. Ma non pensavo che potesse accadere». «Perché allora ha detto di aver paura che la piccola non mangiasse?». «Non lo so, ma non pensavo a una cosa così». Alessia Pifferi «non è una bambina di 8 anni, ha un ritardo mentale e dai test emerge l’assenza totale di entrare in relazione empatica con altre persone. Sapeva preparare il biberon. Ma è capace di rispondere ai bisogni della figlia? Sono queste le cose di cui io sto parlando», è la tesi prospettata da Marco Garbarini, psichiatra forense e clinico, consulente della difesa, rispondendo alle domande delle parti.

D’altro avviso la sorella di Alessia, Viviana Pifferi, anche lei in aula con la maglietta di Diana: «Ha recitato tutta la vita. E, quando non sai cosa dire, allora dici di non ricordare», ha affermato riguardo a sua sorella.

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