martedì 22 gennaio 2019
Sono 500 i migranti nelle strutture gestite dalle Caritas lombarde che perderanno il diritto all’accoglienza per effetto del decreto Sicurezza. Ma non finiranno in strada. I numeri
Le Caritas di Lombardia: i migranti restano, a spese nostre

Sono almeno 500 i migranti ospitati nelle strutture gestite dalle Caritas lombarde che perderanno il diritto all’accoglienza per effetto del decreto Sicurezza. Ma non finiranno in strada, abbandonati al loro destino: pur esclusi dal sistema di accoglienza prefettizio – com’è appena accaduto a cinque ospiti di cooperative della rete di Caritas Ambrosiana nel Lecchese – rimarranno dove sono. A 'casa' Caritas. A spese e a carico della Chiesa. A proseguire itinerari già avviati, basati sull’ospitalità diffusa, il coinvolgimento delle comunità parrocchiali, la promozione di percorsi orientati all’integrazione, com’è da sempre nello stile delle Caritas lombarde.

No agli effetti del decreto. «Abbiamo deciso che anche chi non ha il diritto a rimanere, verrà comunque accolto dalla Caritas a nostre spese. E lo faremo anche con i futuri irregolari. È un modo per dichiarare la nostra contrarietà agli effetti del decreto Salvini», ha dichiarato Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. Una linea che sarà tenuta da tutte le Caritas diocesane della Lombardia, ha aggiunto Gualzetti intervenendo, ieri, a un convegno a Milano: «I migranti rimarranno nei centri a nostre spese». «Il tema delle migrazioni – ha spiegato – è strutturale e non può essere fermato da un porto chiuso o dal filo spinato. Ci stanno dicendo è che l’immigrazione è difficile da gestire, anzi, impossibile, e bisogna chiudere – ha concluso Gualzetti –. Una soluzione che qualcuno sta proponendo anche in modo muscolare. Così arriviamo a provvedimenti che creano discriminazioni».

Già 407 a carico della Chiesa. Su 26.864 posti per l’accoglienza di richiedenti asilo e profughi in tutta la Lombardia, le Caritas diocesane ne offrono 4.514. Di questi, ben 407 sono già ora a totale carico della Chiesa: sono quelli attivati da esperienze quali i corridoi umanitario o il progetto «Rifugiato a casa mia». In dettaglio, quei 4.514 posti sono così suddivisi: 3.129 nei Cas (Centri accoglienza straordinaria), 847 nel sistema Sprar, 163 per minori stranieri non accompagnati.

«Sintonia con Papa e Cei». L’immigrazione? Non è solo una questione di ordine pubblico. Le Caritas diocesane? Continuino la loro opera di accoglienza e integrazione «in sintonia con la Cei e il magistero di papa Francesco». Così si legge nel comunicato finale dell’ultimo incontro della Conferenza episcopale lombarda, svoltosi il 9 e 10 gennaio scorsi a Caravaggio (Bergamo) con la partecipazione del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. In quell’occasione Gualzetti, nella sua veste di delegato regionale Caritas, portò ai vescovi, con i dati sull’accoglienza, l’esperienza delle Caritas e la loro posizione sul decreto Sicurezza. Orientamenti rilanciati ieri. Nel segno dell’accoglienza.

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