venerdì 15 settembre 2023
Sono oltre mille le persone arrivate sull'isola nelle ultime 24 ore. Don Marco Pagniello (Caritas): lavorare insieme per politiche di inclusione
Migranti sulla banchina di Lampedusa in attesa di essere trasferiti

Migranti sulla banchina di Lampedusa in attesa di essere trasferiti - Ansa

COMMENTA E CONDIVIDI

Sono in tutto quasi mille i migranti giunti a Lampedusa nelle ultime 24 ore: altri cinque nuovi sbarchi sono avvenuti durante la notte scorsa e in 204 sono approdati nell'isola. A bordo anche molte donne e bambini. I soccorsi sono stati effettuati dalla Capitaneria di porto e dalla Guardia di finanza. Nella giornata di giovedì c'erano stati 21 sbarchi per un totale di 852 persone. ​

La nave Aurora di Sea Watch, che ha soccorso 84 migranti in due diverse operazioni nella notte, sarà fatta sbarcare nel porto di Catania. Dodici migranti con problemi sanitari che si trovavano a bordo della nave sono stati prelevati per sicurezza da una motovedetta della Guardia Costiera. La nave Ong ha salvato 36 persone da una barca di legno e 48 da una di ferro, entrambe a sud di Lampedusa.


Don Marco Pagniello (direttore Caritas Italiana): Tempo di cambiare

"Sono certamente giorni difficili quelli che stiamo vivendo sul fronte immigrazione. Le immagini che arrivano da Lampedusa, ci raccontano le tensioni, le fatiche e le paure di queste ultime ore ma ci riportano a immagini già viste e ci dicono che è tempo di cambiare, di fare altre scelte coraggiose e condivise perché questo momento non diventi l’ennesimo già visto ma sia un punto di partenza, rappresenti una svolta nel percorso che noi tutti, insieme, possiamo e dobbiamo fare per scrivere una pagina nuova nella storia delle politiche migratorie italiane" dice in un intervento per il Sir, don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.

"In più occasioni abbiamo sottolineato come non si possa più parlare di emergenza poiché ormai il fenomeno è sistematico. Ciclicamente registriamo da anni fasi di picco e le tragedie che hanno devastato alcuni Paesi dell'Africa di recente, ma anche i tanti drammi, le carestie e le guerre civili che si vivono in altri sono un elemento che influisce sugli sbarchi e su questi picchi di arrivo. Sono persone che fuggono - sottolinea - perché i loro diritti e la loro vita sono in pericolo costante e persone alle quali il viaggio nel deserto e in mare sembra meno pericoloso che rimanere in certi contesti. Ma queste considerazioni, che tutti conosciamo, ci dicono che possiamo realmente incidere e produrre un cambiamento se invertiamo la narrazione e scegliamo di avviare una svolta nella costruzione delle politiche di accoglienza e inclusione in Italia e in Europa".

"Un percorso - spiega don Pagniello - che ci deve vedere tutti uniti, e in cui tutti possono dare il proprio contributo uscendo dalle logiche di contrapposizione. La Chiesa non si è tirata mai indietro e non lo ha fatto in questi mesi e in queste ultime settimane: un lavoro costante e prezioso che ci permette da anni di accompagnare le persone che arrivano ma anche le comunità verso un percorso di conoscenza reciproca e di ospitalità fiduciosa dell'altro. Comprendiamo la fatica e siamo consapevoli degli sforzi delle autorità tutte, degli enti locali ed anche delle altre organizzazioni ma è evidente ed è necessario lavorare insieme e non divisi, valorizzare il lavoro e le buone pratiche già attive che ci dicono che è possibile costruire vie di ingresso dignitose e sicure, percorsi di inclusione e azioni di empowerment efficaci i cui risultati ci fanno crescere e migliorare insieme, sostenersi e dialogare in tavoli istituzionali ad hoc e sui territori, in un'ottica di solidarietà ma anche di reale ed efficace sussidiarietà che non si esauriscano con il finire della bella stagione, che non siano una risposta temporanea ma che siano un punto di partenza nuovo, un passo verso il cambiamento".

Il racconto di un naufrago: viaggio in mare durato 4 giorni

"Sono stanco, ma vivo". Lo ripete a tutti: a poliziotti, operatori della Croce Rossa e ai giornalisti che lo avvicinano. Moumi, originario del Gambia, dice di avere 20 anni, ma ne dimostra molti meno, ed è arrivato a Lampedusa nei giorni scorsi. Parla un italiano stentato, alternandolo a un inglese a tratti incomprensibile, ma riesce a farsi capire. "Il viaggio durato 4 giorni, con papà siamo partiti da Sfax - dice - abbiamo avuto paura, tanta paura, ma siamo vivi". Moumi è consapevole che in tanti non ce la fanno ed è per questo che, anche se sotto il sole, con un asciugamano giallo in testa, con scarpe infradito più piccole di almeno un paio di taglie, è contento. È assieme a giovani connazionali, tutti cercano sigarette, e alla domanda su dove sia suo padre risponde: "Seduto nella fila davanti. Sta bene, sta bene. Noi siamo vivi!".

Hotspot a quota 3.800

Sono 3.800 i migranti ospitati attualmente all'interno dell'hotspot di Lampedusa. Ne dà notizia la Croce rossa italiana, che gestisce la struttura di contrada Imbriacola. "Gli oltre 130 operatori e volontari stanno facendo oltre l'impossibile - dicono dalla Cri -, come ha sottolineato ieri il presidente della Croce rossa, Rosario Valastro, per assicurare beni di prima necessità". Giovedì sono stati prodotti 5mila pasti a pranzo e altrettanti a cena. "Siamo provati ma operativi - dicono dall'hotspot -. Le persone per noi vengono prima di ogni altra cosa". Venerdì mattina sono stati effettuati circa 700 trasferimenti dalla più grande della isole Pelagie: in tutta la giornata dovrebbero lasciare l'hotspot complessivamente oltre 2.500 persone.


© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: