venerdì 20 settembre 2019
La Papa Giovanni XXIII torna il 21 e 22 settembre per garantire 7 milioni e mezzo di pasti a persone sole e in difficoltà e per parlare di condivisione autentica della quotidianità
La solidarietà in piazza con “Un pasto al giorno”

“Sharing economy” è una parola che si sente sempre più spesso. E non c’è da stupirsi: questo approccio, reso più efficiente dalle nuove tecnologie e basato sulla condivisione di risorse - come oggetti, automobili, spazi di lavoro - si è rivelato in diversi casi una strategia vincente contro le difficoltà economiche che segnano questi tempi. Sempre più persone utilizzano questi servizi e ne traggono benefici che semplificano le quotidianità. Eppure tutto si chiude con il tocco sullo schermo di uno smartphone per terminare un noleggio o non appena si esce dalla porta di una postazione di coworking. “È come se mancasse ‘qualcosa’ per raggiungere una ‘piena condivisione’ in grado di portare quel quid in più nelle nostre vite” spiegano i responsabili della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ecco allora che, spingendosi oltre il principio della sharing economy, si arriva alla sharing humanity, ovvero il superamento dei semplici obiettivi del guadagno e del risparmio per mettere al centro la creazione di legami autentici. “Non c’è sostenibilità senza umanità - afferma la Comunità - e un mondo sostenibile deve per davvero mettere le persone al centro”.

Una vera e propria “provocazione”, insomma, che però può davvero fare la differenza nella vita di tutti, anche partendo da piccoli gesti. Per saperne di più, la Apg23 ne parla nel terzo volume del libro #iosprecozero, che sarà protagonista il 21 e 22 settembre nelle piazze di tutta Italia, nell'ambito dell’evento “Un pasto al giorno”, dove sarà disponibile anche il cofanetto con i due volumi precedenti. A distribuire il libro, in cambio di un’offerta libera, saranno gli oltre 4mila volontari della Comunità che per l’undicesimo anno consecutivo torneranno in piazza per sensibilizzare sul tema della sostenibilità nella vita quotidiana e per raccogliere risorse al fine di poter garantire 7 milioni e mezzo di pasti a tutte le persone che vengono aiutate nelle sue oltre 500 realtà di accoglienza, nelle mense per i poveri e nei centri nutrizionali in tutto il mondo.

(foto Comunità Giovanni XXIII)

(foto Comunità Giovanni XXIII)

Il libro #iosprecozero propone una serie di spunti e riflessioni che, partendo proprio dalla sharing economy, portano alla visione della sharing humanity. Sono tanti gli esempi citati: da Foodbusters, associazione attiva dal 2016 nelle Marche che recupera il cibo non consumato in eventi come matrimoni e meeting aziendali per redistribuirlo alle mense sociali del territorio, a Food Pride, che a Torino ritira eccedenze alimentari e cibo vicino alla scadenza da mercati e negozi di quartiere, per utilizzarlo in laboratori di cucina che coinvolgono chi proviene da situazioni di disagio. E ancora: Favori in Rete, una piattaforma che dà supporto a persone e famiglie nell’organizzazione delle faccende quotidiane in caso di imprevisti o necessità particolari. Da qui, la proposta è di pensare ad una condivisione che superi il semplice concetto di risparmio e che metta in gioco le vite di ciascuno per farle incontrare e arricchirsi vicendevolmente. Un approccio che si fonda sulla visione di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità nel 1968, quando diceva: “Non esiste il mio e il tuo, ma il nostro; non esiste l'io e il tu, ma il noi. È la condivisione che ci rende insopportabile l'ingiustizia, la strumentalizzazione, l’indifferenza”. In questo modo - si legge in #iosprecozero – è possibile cambiare le proprie esistenze evitando sprechi di cibo, di tempo, di oggetti e in generale della vita, la risorsa più preziosa.

Del resto, il tema della sostenibilità e della lotta agli sprechi appare oggi più che mai cruciale. Persino papa Francesco, in questi anni, non ha mancato di far sentire la propria voce, fino ad arrivare alla recente "chiamata" per giovani economisti, imprenditori e change-maker: un grande evento che si terrà ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020 e che si chiamerà “The economy of Francesco”. L’obiettivo è quello di arrivare a un autentico patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani. “Un’economia diversa - ha scritto il Pontefice in un messaggio dedicato all’evento – quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”. Tematiche che richiamano anche gli obiettivi della sharing humanity, e infatti la Comunità Papa Giovanni XXIII si è già mossa per dare il proprio contributo attivando un’equipe che affronterà il tema dell’economia di condivisione.

La necessità di un cambio di rotta nelle nostre società è indicata con chiarezza anche dai numeri. Secondo i dati delle Nazioni Unite, infatti, 821 milioni di persone nel mondo soffrono ancora la fame. E a fronte di questo, lo spreco di cibo è enorme, tanto che, solo il nostro Paese, ogni anno fa finire 12 miliardi di euro nella spazzatura. Ma la fragilità del pianeta sta emergendo con forza anche in tanti altri ambiti: dai cambiamenti climatici alle problematiche economiche, passando per la stessa organizzazione della quotidianità, sono sempre di più i segnali d'allarme che dovrebbero spingere l'uomo a utilizzare le risorse disponibili con maggiore responsabilità. Non riguarda solo governi e capi di Stato: si tratta di una sfida che coinvolge tutti.

(foto Comunità Giovanni XXIII)

(foto Comunità Giovanni XXIII)

La Comunità da tempo ha raccolto questa sfida e ogni giorno rinnova il suo impegno per attivare contributi concreti e incisivi, accompagnati da un lavoro che guarda alla sensibilizzazione e al coinvolgimento di più persone possibili. Fu proprio don Benzi, del resto, a lanciare Un pasto al giorno fin dagli anni Ottanta, dopo il suo primo viaggio in Africa, quando si rese conto che per garantire l’alimentazione giornaliera a una persona malnutrita bastava davvero poco, oggi appena 15 euro al mese. “Forse per alcuni sono pochi - spiega il Responsabile Generale della Apg23, Giovanni Ramonda - ma per un fratello in difficoltà possono essere vitali”.

Lo scorso anno la Comunità ha celebrato i suoi primi 50 anni di attività e oggi come allora affronta una sfida gravosa per dare sostegno a chi ha bisogno di non essere lasciato solo: bambini senza genitori, persone con disabilità, con problemi di dipendenza, vittime di sfruttamento sessuale, anziani soli e tutte le persone che la società tende ingiustamente a scartare. Con le sue Unità di Strada – che offrono generi di prima necessità e conforto ai senza fissa dimora – le Capanne di Betlemme - case di pronta accoglienza serale e notturna per senza dimora - le sue Mense di Strada, assieme ad altre circa 300 realtà di accoglienza sparse per tutto lo Stivale, la Comunità, solo sul territorio nazionale, ogni giorno dà accoglienza, sostegno e calore familiare a circa 4mila persone in difficoltà. “È così che insieme - continua Ramonda - possiamo costruire passo dopo passo quella che don Oreste chiamava la 'Società del Gratuito': una società più equa e più giusta, dove tutto viene condiviso e nessuno deve più soffrire da solo”.

Per informazioni sulle postazioni in tutta Italia consultare il sito www.unpastoalgiorno.org

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