sabato 24 settembre 2022
Dalle alleanze fallite di Letta al gran balzo sognato da Meloni, per i capi dei 7 maggiori partiti in campo un'analisi del loro comportamento in campagna elettorale e delle sfide che li attendono
Applausi alla Camera dopo il saluto a tutti i parlamentari del presidente Roberto Fico nell’ultima seduta. Molti di loro non torneranno ad occupare uno scranno

Applausi alla Camera dopo il saluto a tutti i parlamentari del presidente Roberto Fico nell’ultima seduta. Molti di loro non torneranno ad occupare uno scranno - Ansa

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ENRICO LETTA

Tra abnegazione e alleanze fallite, non può scendere sotto il 20%


​Chiamato alla prima prova da segretario del Pd, Letta l’ha svolta con la consueta abnegazione. L’impressione è che resti più un profilo governativo, per la bravura e competenza tecnica, che da “macchina elettorale”. Ha alzato i toni sulle critiche (specie a Meloni, Conte e Calenda/Renzi), pur dette in modo sussurrato. All’inizio aveva puntato tutto sulla cosiddetta “agenda Draghi”, via via messa poi in secondo piano. Si è detto sicuro che da lunedì rimarrà segretario, tuttavia - forse più che per altri-– in realtà tutto dipenderà dai risultati, in una comunità frastagliata come il Pd. Lo spartiacque è il 20%, ogni punto in più gioca a suo favore. Certo, poi dovrà sbrogliare la matassa di come ricostruire una rete di alleanze dopo che il “campo largo” a cui puntava è stato completamente rivoltato, fra dialogo interrotto con il M5s di Conte (a cui diversi dem continuano però a guardare) e rottura (subita) con Calenda. Un’impresa che richiederà tutta la sua abilità.

GIORGIA MELONI

Una maratona per il gran balzo, al bivio fra cautele e nerbo

"Eva" della politica italiana, è a un passo dal fare la storia: se i risultati (e poi l’ok del Quirinale) confermassero le previsioni delle settimane scorse, Meloni potrebbe divenire la prima donna capo del governo della Repubblica. Si è gettata a capofitto in questa campagna elettorale, girando l’Italia con impegno e convinzione. Ha colpito diversi per i toni più cauti usati nei comizi, confermando in ogni caso empatia con gli elettori. Ha saputo incarnare la “novità” di questa fase politica, pur essendo già stata ministro nel 2008/11: in fondo avrebbe potuto dire "la qualunque" e le sarebbe stato perdonato. Negli ultimi giorni è tornata su toni in parte più aggressivi, anche verso l’Europa. Alcune uscite dei suoi (vedi Guido Crosetto) hanno palesato, nel caso che arrivasse al governo, le grandi difficoltà che si stagliano all’orizzonte. Che Meloni si troverebbe ad affrontare, per di più, stando all’opposizione in sede Ue. Tutti i riflettori sono su di lei. La speranza è quella di evitare il blackout.

GIUSEPPE CONTE

L'avvocato in versione descamisados prepara un'opposizione identitaria

Novello Zelig del quadro politico nazionale, Conte è ai punti il vincitore morale della campagna elettorale. Additato 60 giorni fa come l’irresponsabile che aveva mandato gambe all’aria il governo Draghi tanto osannato, ha deposto pochette e cravatta per trasformarsi, con pazienza, in una sorta di leader dei descamisados di casa nostra. Ennesima mutazione del leader preso dal mondo accademico, a cui si devono svolte in parte sottovalutate come l’europeizzazione del M5s (transitato dal minacciato referendum anti-euro al voto a Bruxelles per Von der Leyen presidente della Commissione) e – pro quota – il nuovo corso dell’Ue stessa con il via al Recovery fund. Anche grazie ai consigli dell’abile consigliere Casalino, si è dedicato anima e corpo all’opera di ricostruzione del consenso puntando su alcuni temi identitari. E anche quelli che mesi fa pronosticavano un crollo strutturale dei voti, in queste ore si stanno ricredendo. Se arrivasse a un 13-14%, ottenuto per di più senza Grillo, potrebbe dirsi soddisfatto a pieni voti: ha anche plasmato il partito a sua immagine, dopo aver allontanato potenziali avversari interni con la conferma del limite dei due mandati.

CARLO CALENDA E MATTEO RENZI

La "strana coppia" che vuole sterilizzare i poli: la scommessa è non litigare dopo

Vera novità come offerta della tornata elettorale, il tandem più imprevedibile della politica – formatosi solo in extremis prima del voto, perdendo così mesi preziosi – arriva alla resa dei conti: il loro obiettivo va dal 10% a un minimo dell’8%. Hanno il messaggio più netto e semplice: puntare a uno stallo per lasciare un governo di unità nazionale retto da Mario Draghi, con ministri «competenti», a loro avviso l’unica soluzione per reggere alle gravi insidie che potrebbero palesarsi nel Paese in questo fine 2022 e nel 2023. Oltre alla percentuale, tuttavia, le incognite per loro riguardano soprattutto il futuro. Tanti scommettevano su una loro coesistenza impossibile e, smentiti dai fatti, puntano ora a una rottura dopo. Va dato atto però a Renzi di aver sorpreso, facendo un passo indietro – a favore di Calenda primattore – di cui molti lo ritenevano incapace. Hanno uno stuolo di fedelissimi e tanti che non li sopportano. Se la strana coppia da "attenti a quei due" raggiungerà una quota di sopravvivenza e sapranno andare avanti insieme, una cosa è sicura: ne vedremo delle belle.

Le chiusure delle campagne elettorali di centrodestra e centrosinistra.

Le chiusure delle campagne elettorali di centrodestra e centrosinistra. - Ansa

MATTEO SALVINI

Il mattatore che contrasta il declino della Lega, atteso anche dalla contesa interna

Mattatore degli ultimi 4 anni, prima con il governo a sorpresa Lega-M5s, poi col trionfo del 34% alle Europee 2019, Salvini si trova a gestire un possibile rapido declino (che lo accomuna a Renzi). E nella non facile condizione di doverlo affrontare proprio mentre la coalizione di centrodestra potrebbe prendere la maggioranza alle elezioni. I sondaggi di un mese fa lo davano nettamente staccato da Fdi di Meloni, con cui ha alternato dichiarazioni d’unità e divisioni nei fatti. Ora si tratta di vedere come andranno le sfide numeriche, quella al Nord con Fdi e anche con gli avversari del Pd e 5s: se dovesse arretrare di molto, anche rispetto ad altri partiti, i fatti ancor più che l’opposizione interna potrebbero indurlo a un passo di lato, anche se in concreto la Lega tornerebbe al suo livello standard. Ha ripetuto spesso che è pronto a fare il premier o di nuovo il ministro dell’Interno, non è detto che sarà accontentato. Per lui, comunque vada domani, si apriranno settimane di particolare complessità. Gli servirà molto equilibrio.

SILVIO BERLUSCONI

L'icona del partito-persona di nuovo in campo fra gaffe, guizzi e TikTok

Figura ormai iconica della politica, nel bene o nel male Berlusconi riesce sempre a prendersi la scena, alla fine. Giunto all’ottava campagna elettorale della sua seconda vita, stavolta l’ha fatto però con l’uscita, decisamente infelice, sulla guerra all’Ucraina, con parole degne di un generale putiniano. Dalla sua, ha avuto comunque un nuovo colpo di genio: lo sbarco, da 85enne, su TikTok, la piattaforma social preferita dai giovani. Dove, peraltro, si è riscattato con uno stile brioso rispetto alle prime “pillole” video che lo vedevano troppo paludato, rivolto a ripetere slogan e annunci troppe volte sentiti. È ancora e sempre capace di tutto e si appresta alla sua grande rivalsa personale: il ritorno in quel Senato che lo cacciò nel 2013, dopo la condanna penale. Deve fare i conti però col declino del partito, già avviato: nel 2018 Forza Italia prese ancora il 14%, poi crollato all’8,8% alle Europee 2019. Più di qualcuno non gli ha perdonato il ruolo avuto nella fine traumatica del governo Draghi. Se lo pagasse con un ulteriore calo di voti, una riflessione sarebbe necessaria in quello che resta comunque un partito-personale.

NICOLA FRATOIANNI E ANGELO BONELLI

L'ultimo esperimento per rilanciare una sinistra «ecologista»

La loro partita ruota tutta attorno a un numero: 3%. Se lo raggiungeranno, avranno diritto anche a una rappresentanza nel proporzionale, dando così forza e spinta a un progetto che punta al "cuore" del problema cronico della sinistra: le tante, troppe frammentazioni da superare. La loro alleanza è l’ennesimo esperimento dei tanti provati su questa sponda politica, solo un embrione di un "qualcosa" che potrebbe crescere visto che, al di là del nodo del dialogo con i 5 stelle (peraltro già indicato da Nicola Fratoianni come necessario dopo il voto), è fallita l’unione già con lo spezzone di Unione popolare di Luigi de Magistris. Formano la coppia più assortita del panorama nazionale: tanto loquace uno - Bonelli -, quanto timido ma grintoso l’altro, il leader di Sinistra italiana, appunto. I due hanno tenuto un basso profilo, con un programma fortemente centrato sui temi dell’ambiente, della pace e del lavoro. D’altronde la loro scommessa è anche recuperare quel voto di salariati che sempre più, negli ultimi tempi, si sono orientati a destra. Hanno marcato la campagna con la proposta, bizzarra, di abolire i jet privati. Per andare avanti servirà anche altro.



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