giovedì 9 marzo 2017
Dopo sei mesi di malattia e un trapianto l'operaio ha ricevuto il benservito dalla Oerlikon Graziano che dopo le polemiche delle ultime ora sta riconsiderando la decisione di licenziare l'uomo
Un momento del presidio dei lavoratori alla Oerlikon Graziano

Un momento del presidio dei lavoratori alla Oerlikon Graziano

Dopo le polemiche montate nelle ultime ore e le critiche dure da parte del ministro del Lavoro
Giuliano Poletti, l'azienda Oerlikon Graziano è intenzionata a riassumere il dipendente licenziato dopo il trapianto di fegato, ritenuto inizialmente inidoneo fisicamente a svolgere il proprio lavoro.

La denuncia dell'operaio: «Licenziato dopo il trapianto»

Quando è rientrato in azienda, dopo sei mesi di malattia per un trapianto di fegato, ha scoperto che, nel frattempo, era stato licenziato. E i compagni di lavoro hanno subito proclamato uno sciopero per manifestare solidarietà al lavoratore e condannare il comportamento dell’azienda. Ha risvolti inquietanti, la vicenda, umana e professionale, di Antonio Forchione, 55 anni, da 27 dipendente della Oerlikon Graziano di Rivoli ( Torino). Lo scorso 20 aprile, all’uomo - operaio universale nello stabilimento che occupa 700 lavoratori e produce ingranaggi per automobili e alberi e frizioni per macchine movimento terra viene diagnosticato un brutto tumore al fegato. A luglio l’atteso trapianto, cui seguono sei mesi di malattia e riabilitazione. «Il 9 gennaio – racconta – rientro in azienda e vengo sottoposto a visita medica. Essendo invalido al 100% mi viene detto che non avrei più potuto svolgere le mansioni di prima e sono collocato in ferie forzate per un mese».

A febbraio, continua il racconto di Forchione, il medico aziendale conferma la diagnosi ma consiglia alla direzione della Oerlikon Graziano di collocare il lavoratore in un altro reparto. «Ero disposto a cambiare mansione – aggiunge l’uomo –. Da parte mia non c’erano assolutamente problemi». Non così per l’azienda, che il 6 marzo gli impedisce definitivamente di varcare i cancelli dello stabilimento torinese. «Mi sono presentato in fabbrica e non mi hanno fatto entrare», prosegue Forchione. Tornato a casa, trova la lettera di licenziamento, in cui la direzione del personale sostanzialmente gli dice che, dopo avergli cercato una nuova collocazione e non avendola trovata, non le resta altra soluzione che interrompere il rapporto di lavoro. Evidentemente, lui non la pensa così e ha già deciso, con il sindacato, di presentare ricorso urgente al giudice del lavoro. «Un’azienda di queste dimensioni ha anche l’obbligo di assumere lavoratori delle categorie protette», ricorda Forchione. Che, intanto, ha ricevuto la solidarietà dei compagni di fabbrica, che ieri hanno aderito in massa allo sciopero di due ore, proclamato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil. Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex-ministro e attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che parla di fatto «indegno». «Si tratta – sottolinea – di un gesto riprovevole, che non ha alcuna possibile spiegazione, se non quella di un tipo di gestione aziendale irresponsabile. La Oerlikon ha dimostrato di non tener conto dei più elementari diritti dei lavoratori. Ci auguriamo dunque che ritorni sui suoi passi e si sforzi di trovare una soluzione adeguata».

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: