domenica 21 marzo 2021
Le associazioni di famiglie segnalano denunciano l’assemblea dell’istituto tecnico dedicata, con il placet del preside, alla «pornografia etica» con la proposta di tutte le pratiche sessuali
L'Istituto Marco Polo di Firenze

L'Istituto Marco Polo di Firenze

COMMENTA E CONDIVIDI

Il porno a scuola, con una performer a luci rosse a parlarne ai liceali? Pare uno scherzo, ma è successo davvero, il 12 marzo, a Firenze, Istituto tecnico statale per il turismo "Marco Polo". Alcuni studenti chiedono al preside di usare una loro assemblea in orario scolastico per affrontare il tema dello stereotipo di genere da un punto di vista molto alternativo: il sesso esibito via video, dal cinema al web. Nasce così, col placet del dirigente scolastico Ludovico Arte, una mattinata intera su «La pornografia. L’intimità non è un tabù, parliamone» con l’idea – dice il preside – che «a scuola si può e si deve parlare di tutto» e che «la scuola pubblica nasconde questi temi ai ragazzi e li lascia soli». Scelto il tema con l’idea di spezzare un «tabù», inevitabile che fossero imprevedibili anche le ospiti: Sara Brown, performer a luci rosse, che si definisce « gender fluid », e ha dichiarato di essere compagna di una donna a sua volta « non binary »; e Antonella Questa, regista teatrale, attivista femminista, autrice della piece «Svergognata» su una donna che sentendosi tradita dal marito si rivolge a una pornostar per recuperarlo.

La parte che entrambe assumono in tre ore con gli studenti – in modalità a distanza, e con ribollente chat pubblica attiva – è coerente col rispettivo curriculum. E dopo il trailer di un film porno a sfondo lesbico mostrato agli adolescenti del quale Sara Brown è protagonista, l'attrice che si definisce «attivista sex positive» afferma che «il porno come medium non è negativo, non c’è niente di male a guardarlo, quello che dobbiamo fare è essere spettatori critici». Il problema a suo avviso sarebbe il «porno gratuito che ha ucciso molti studi di produzione » con le «multinazionali che levano la spinta all’innovazione». La regista rincara la dose, e dopo aver raccontato di aver visto il suo primo porno a 13 anni inizia una sorta di lezione di educazione sessuale – intesa a modo suo – conclusa con l’invito «andate in bagno, datevi piacere». La tesi della mattinata è che esisterebbe un «porno etico» con «le varie pratiche hardcore» che «sono tutte sane se c’è consenso». Il preside suggella l’assemblea dicendo che «non ne parliamo abbastanza » e che «io baso la scuola su libertà e responsabilità».

E i genitori? Esclusi da ogni informazione previa, protestano, con chi li ascolta. A farsi portavoce del loro sconcerto sono alcune associazioni che, preso qualche giorno per documentarsi, sono scese in campo ieri segnalando a gran voce il fatto alle istituzioni scolastiche. E se Articolo 26 ricorda che «su tutti i progetti educativi, soprattutto su temi sensibili, ai genitori va chiesto un esplicito consenso informato preventivo», l’associazione Family Day ammonisce che «il porno crea dipendenza» condannando «una sessualità distorta e bulimica che umilia il corpo della donna», mentre «Non si tocca la famiglia» bolla la pornografia come «una droga» e «una menzogna »: parlarne a scuola senza alcuna attenzione né contraddittorio lascia gli studenti «ancora più soli».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: