venerdì 27 aprile 2018
Un gruppo di persone dovrà "verificare" nei prossimi mesi la veridicità delle notizie diffuse in Rete
Fake news, l’Europa prova a fare sul serio

Un codice di buona pratica, volontario, per lottare contro il dilagare delle fake news, le classiche «bufale», ma anche una rete di verificatori di notizie e sostegno al giornalismo di qualità. La Commissione Europea lancia così la sua strategia contro la disinformazione, per cercare di convincere i giganti della Rete a impegnarsi di più. «Invitiamo tutti i soggetti coinvolti, in particolare le piattaforme e i social networkche hanno una chiara responsabilità – ha dichiarato Mariya Gabriel, la commissaria responsabile per l’Economia digitale – ad agire sulla base di un piano d’azione per un approccio europeo comune, che consenta ai cittadini di reagire e di essere protetti in modo efficace dalla disinformazione ».

«Le piattaforme online – ha detto anche il vice presidente della Commissione Andrus Ansip, responsabile per il Mercato unico digitale – hanno un ruolo importante nel contrastare le campagne di disinformazione organizzate da persone e Paesi per indebolire la nostra democrazia». Secondo un recente sondaggio di Eurobarometro, l’83% degli intervistati ha dichiarato che le bufale costituiscono una minaccia per la democrazia. E un rapporto dell’Ong Freedom House denuncia che negli ultimi anni le manipolazione online sono state utilizzate in almeno 18 Paesi durante campagne elettorali.

Altro dato preoccupante, la East StratCom Task Force dell’Ue, creata per monitorare la propaganda russa online, dal settembre 2015 ha raccolto 3.900 esempi di disinformazione pro-Cremlino in varie lingue europee. La Commissione mette nero su bianco quel che vuol vedere nel Codice, da realizzare entro luglio.

Si tratterà ad esempio di ottenere maggior trasparenza sui messaggi pubblicitari di natura politica, ridurre i profitti di chi diffonde disinformazione online, restringere il numero di bersagli di propaganda politica; e ancora favorire la scoperta di fonti di informazione diverse, chiudere gli account falsi, combattere il fenomeno dei cosiddetti bot automatici (computer che inondando la Rete di false informazioni o attaccano singoli utenti). Bruxelles vuole tempi rapidi: già ad ottobre vuole fare il punto, poi, avverte ancora Gabriel, «eventualmente proporremo ulteriori azioni entro dicembre, comprendenti misure di natura legislativa qualora i risultati dovessero rivelarsi insoddisfacenti».

La Commissione vuole inoltre la creazione di una rete europea indipendente di 'verificatori' di fatti, un’alfabetizzazione mediatica, per aiutare gli utenti a sviluppare uno spirito più critico, e, soprattutto, un sostegno all’informazione diversificata e di qualità, anche da parte degli Stati membri, compensando le insufficienze del mercato. Sempre secondo l’Eurobarometro, in effetti, la vasta maggioranza ritiene che i più affidabili siano i media tradizionali (70% radio, 66% tv e 63% stampa), mentre secondo uno studio della Commissione i due terzi dei fruitori di notizie online preferiscono l’accesso con piattaforme guidate da motori di ricerca e aggregatori di notizie e i social media.

Non tutti però sono convinti. «Le proposte della Commissione – commenta Monique Goyens, direttore generale di Beuc, l’Associazione europea dei consumatori – non affronta la radice del problema: e cioè il modello di business dei giganti del Web fondato sul numero di clic, che favorisce proprio i contenuti più drastici e controversi che attirano di più». E c’è chi, come l’ Ong Civil Liberties Union for Europe, teme per la libertà di espressione. Dubbi anche da parte di Ccia, l’Associazione internazionale delle industria tecnologica e della comunicazione. «Prendiamo molto sul serio – ha dichiarato Maud Sacquet, responsabile per l’Europa – la diffusione di disinformazione online», tuttavia «nella creazione del Codice si dovrà riconoscere che non c’è una soluzione unica per tutti. E siamo preoccupati che l’attuazione entro ottobre sia troppo affrettata».

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: