martedì 5 agosto 2014
​Provvedimento del ministro dell'Interno Alfano nei confronti del marocchino Raoudi Albdelbar, per "grave turbamento dell'ordine pubblico e pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi". 
«O​h Allah, contali uno a uno e uccidili fino all’ultimo». O, secondo un’altra traduzione, «A morte tutti gli ebrei», tutti, «fino all’ultimo, senza risparmiare uno solo di loro», perché questo renderebbe «felici» i musulmani.  E ancora: «Allah, trasforma il loro cibo in veleno». Ma, dopo l’espulsione di Raoudi Albdelbar – l’imam che ha pronunciato questo incitamento all’odio – la comunità musulmana di San Donà di Piave corre in suo soccorso e precisa: «La traduzione esatta dall’arabo delle parole dell’imam è questa: Allah uccida chi uccide i bambini». Sta di fatto che il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha deciso di rimandare al suo Paese il marocchino Raoudi Albdelbar, iman di San Donà, che nel corso della preghiera del venerdì si sarebbe scagliato contro Israele e il suo popolo. I fatti risalgono alla fine di luglio, quando le bombe su Gaza cominciavano a moltiplicarsi. E i morti pure. Il sermone dell’imam è stato ripreso da Memri tv, un centro di ricerca americano filo israeliano, che martedì 29 luglio ha postato il video sul suo sito.Albdelbar, convocato in questura, predicava a San Donà solo da qualche mese, chiamato da un gruppo di musulmani separatosi dalla comunità più radicata e integrata. Le polemiche sono esplose immediatamente. Fino a quando, appunto, il titolare del Viminale ha disposto l’espulsione dell’iman marocchino, per grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi. «Non è accettabile che venga pronunciata un’orazione di chiaro tenore antisemita, contenente espliciti incitamenti alla violenza e all’odio religioso», ha spiegato Alfano. «Per questo ne ho disposto l’immediata espulsione dal territorio nazionale. La mia decisione valga da monito per tutti coloro che pensano che in Italia si possa predicare odio». Il provvedimento, ovviamente, è stato deciso dopo scrupolosi accertamenti condotti dal Servizio Centrale Antiterrorismo, con il concorso della Digos di Venezia e d’intesa con la Procura della Repubblica. La prima reazione – di piena condivisione dell’atto del Viminale – è stata di Bouchaib Tanji, presidente della Federazione islamica del Veneto e della associazione “Assalam” di Annone Veneto, considerando anche le possibili conseguenze per la comunità musulmana molto diffusa in Veneto e pacificamente integrata. «L’Islam è religione di pace. Via dalle moschee chi predica la morte», ha detto. «È inaccettabile – ha ulteriormente spiegato – che un imam, a cui sono affidate la predicazione del Corano e le preghiere dell’islam, inciti alla violenza contro qualcuno e all’uccisione di qualsiasi persona. Ancora peggio se si chiede a Dio di sterminare un popolo intero». Tanmji non ha dubbi sul fatto che l’uccisione delle persone di religione ebraica «non rende felice nessun altro essere umano, così come lo sterminio dei musulmani o dei cristiani o di qualsiasi altro popolo». Sulla stessa lunghezza d’onda, Abdallah Khezraji, vicepresidente della consulta regionale per l’immigrazione e imam di Treviso, che si dice «stupito» della presa di posizione dell’imam di San Donà di Piave, e afferma di trovarsi in accordo con la decisione del ministro Alfano. «È necessario insistere sul dialogo per la pace e rientrare nella normalità. Questo imam ha sbagliato e deve essere allontanato. Arabi ed ebrei anche in Italia fanno parte del medesimo tessuto sociale». E mentre dalla Lega Nord si chiede la chiusura di tutte le moschee, la prefettura di Venezia ha disposto l’intensificazione della sicurezza intorno alle sinagoghe.
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