sabato 27 gennaio 2018
Ora scendono in campo le donne per chiedere più attenzione alla natalità e alla famiglia, a partire dalla campagna elettorale
Cinque voci contro l’emergenza demografica

Ora scendono in campo le donne per chiedere più attenzione alla natalità e alla famiglia, a partire dalla campagna elettorale. Il Patto per la natalità, lanciato il 18 gennaio dal presidente del Forum delle Famiglie Gianluigi De Palo per porre all’attenzione della politica il tema dell’inverno demografico, ora vede protagoniste le donne. Così ieri al Senato a parlare di conciliazione famiglia-lavoro, maternità, fisco amico della famiglia, sono state proprio loro, portando esperienze e proposte che riportiamo in questa pagina. Come pure la politica. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sottolinea la necessità di «un piano almeno ventennale che impegni tutte le forze politiche», anche perché la demografia è «il tema principale per la sostenibilità dello sviluppo del nostro Paese nei prossimi 50 anni». Perciò propone un piano per la fertilità e uno per la natalità «con misure universali » da 3 miliardi l’anno. Parla allo stesso modo di trasversalità l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini, che lancia l’idea di «un’alleanza sul modello di quella contro la povertà, che ha dato buoni frutti», perché «i soldi alla fine ci sono ma il problema è avere chiara la visione politica integrata».

Colombo (Forum famiglie)
«Maternità sia una scelta desiderata e possibile, ma non penalizzante»

Il salto in avanti da fare è innanzitutto smetterla di «parlare di natalità come di un problema, ma come un tema da affrontare». Basta, dunque, ragionare di figli «solo come numeri, come coloro che pagheranno le nostre pensioni» e basta a una «politica piegata solo sugli interessi». Maria Grazia Colombo, vicepresidente del Forum per le Famiglie, perciò invita a vivere la campagna elettorale come «una possibilità interessante: sappiamo bene che tutti promettono, ma è un tempo prezioso da spendere e da vivere bene». Il calo demografico si può infatti fermare, secondo lei, solo se si parte dalla consapevolezza che «un figlio è un bene per tutti, questo è il punto. E il Patto per la natalità non è di qualcuno, è di tutti quelli che hanno a cuore il Paese e hanno voglia di mettersi in gioco». Ma adesso non si tratta di fare la lista di chi ci sta o non ci sta – conclude Colombo – ma «di mettere al centro la natalità e la maternità come scelta libera, desiderata e possibile, non penalizzata e penalizzante».

Fiaschi (Terzo settore)
«Ora la riforma del mondo non profit e politiche familiari di lungo periodo»

Le nuove generazioni sono il «vero cantiere di sviluppo del Paese». Per questo investire «sui figli e sui giovani significa investire sulla riserva di fiducia dell’Italia, sulla cassaforte del futuro, l’unica fonte di energia rinnovabile per il cambiamento e il progresso». Ne è convinta Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Terzo settore, per cui è urgente «una riforma del Terzo settore che metta la cittadinanza al centro dello sviluppo del Paese», come pure «politiche di lungo periodo, di sostegno alla famiglia e alle adozioni» anche in termini di conciliazione con il lavoro e di sostegno alle nuove generazioni, di contrasto alla povertà anche educativa. «In generale cioè – la precisazione – occorre ripensare il welfare del futuro». L’Italia insomma deve tornare ad essere il Paese in cui «nascere, crescere e fare progetti di vita e di lavoro sia facile e sostenibile. Investire sulle nuove generazioni, infatti, significa avere una visione su identità e paradigmi della cittadinanza di domani».

Izzo (Se non ora quando)
«La maternità è un atto di libertà. Esigere condizioni per realizzarla»

Scegliere di essere madri è «l’affermazione più grande della tua libertà di essere donna». Per questo – esordisce Francesca Izzo presidente dell’associazione "Se non ora quando-Libere" – bisogna insegnare a figlie e nipoti che «a pretendere che le vengano date le condizioni perché questa libertà si realizzi, nel lavoro e nella società. Questa è la vera scommessa». Serve perciò un cambio di mentalità, che superi «l’idea sbagliata di libertà femminile del passato vista come liberazione da tutto ciò che le donne avevano sulle spalle, compresa la maternità». La partita storica è tutta qui, perciò: trasmettere «alle nostre figlie e nipoti che scegliere di essere madri non è solo qualcosa che limita». A livello politico e sociale, inoltre, continua Fracesca Izzo, il tema della natalità «non è mai diventato argomento della politica con la P maiuscola», ma neppure «ho mai visto in cinquant’anni uno sciopero in difesa dei nostri figli». Questo perché «l’Italia fatica ancora a dire che la famiglia e i figli sono un bene pubblico».

Ventura (Cisl)
«Lavoro, fisco e previdenza i tre pilastri per rimettere al centro la persona»

Sostegni all’occupazione femminile, «congedi parentali obbligatori di quattro mesi per entrambi i genitori e utilizzabili entro i 18 anni del figlio» per vivere con lui il periodo delicato dell’adolescenza, prolungamento del congedo fino a tre anni per i figli con disabilità, «congedo di paternità obbligatorio di dieci giorni da essere utilizzati nei primi cinque mesi del figlio e copertura retribuita ai permessi per malattia dei figli». Parte da queste proposte Giovanna Ventura, segretario confederale della Cisl, per tratteggiare il programma a favore del lavoro, fisco e previdenza che «rimetta al centro la persona e la sua famiglia, attorno al quale costruire un sistema di benessere e qualità di vita». Solo così difatti si potrà create un Paese diverso. Compito dello Stato, quindi, è «costruire con le donne un’alleanza trasversale e dare sistematicità agli interventi per la famiglia. A partire da una fiscalità a favore della famiglia, rivedendo gli assegni familiari.

Ciccarelli (Forum Famiglie)
«Una grande alleanza per la natalità Mettiamoci la faccia tutti insieme»

La parola chiave per lei adesso è «responsabilità». Responsabilità della politica a cui si chiedono «scelte coraggiose» in tema di natalità, maternità e famiglia. Ma anche «responsabilità collettiva perché si punti sul nostro futuro investendo sui figli».
Emma Ciccarelli, vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni familiari, pensa a una vera e propria «alleanza trasversale e come donne siamo chiamate per prime a metterci la faccia, a dare con responsabilità risposte».
La natalità infatti oggi va affrontata «senza ideologie», mettendo insieme tutte le forze positive della società, perché si trovino a confrontarsi proprio a partire dall’essere donne, per sostenere con forza che «i figli non sono una proprietà privata, sono il bene comune, un investimento sul futuro di tutti». Il punto, per la vicepresidente del Forum, è «avere la libertà di scegliere se essere solo madri o solo lavoratrici o tutte e due».famiglia, rivedendo gli assegni familiari».

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