sabato 24 marzo 2018
Ogni viaggio 125mila euro: 4 arresti in Sicilia. Il ruolo centrale di coordinamento delle operazioni criminali era svolto da un nostro connazionale che faceva la spola con la Tunisia
I taxisti del mare sono italiani e non sono Ong

C’era un gruppo di italiani dietro il traffico di migranti tra la Tunisia e la Sicilia. Potenti motoscafi, veri e propri 'taxi del mare', non le Ong dunque, ma un’efficiente organizzazione che ogni viaggio incassava fino a 125mila euro. L’hanno scoperta i carabinieri della compagnia di Sciacca coordinati dalla procura di Marsala, con un’indagine denominata 'Caronte' durata oltre un anno e che ieri ha portato all’arresto di tre siciliani e un tunisino, oltre all’obbligo di dimora per un quarto italiano.

L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di tabacchi destinati al mercato nero. Già perché sui velocissimi motoscafi assieme a 12-15 persone venivano imbarcate anche oltre 1.600 stecche di sigarette che una volta smerciate al dettaglio, soprattutto tra gli stessi migranti in Sicilia, avrebbero fruttato circa 50mila euro. Ancora più lucrosa l’attività di 'taxi': ogni 'passeggero' pagava all’organizzazione dai 4 ai 5mila euro, cioè tra 60 a 75mila euro a viaggio. E si è trattato di molti viaggi, facilitati dalla breve distanza tra le coste tunisine e il litorale trapanese, in particolare quello di Marsala e Mazara del Vallo. I motoscafi partivano dalle spiagge di al-Huwariyah, il punto delle coste tunisine più vicino all’Italia, circa 100 miglia marine.

Nulla di fronte ai lunghissimi e pericolosissimi viaggi dalla Libia, quelli dove intervengono le Ong e le nostre navi militari per salvare tante vite umane. Quelli organizzati dalla banda siciliana erano decisamente più veloci, sicuri e relativamente 'comodi' anche se per questo molto più costosi. E all’arrivo c’erano uomini dell’organizzazione che caricavano le stecche di sigarette su potenti fuoristrada, sequestrati ieri, e smistavano i migranti.

Le indagini sono partite nel gennaio 2017 prendendo spunto dalla denuncia del furto di un gommone, poi risultata infondata, fatta proprio da uno dei componenti dell’organizzazione presso la stazione dei carabinieri di Menfi. Sin dai primi accertamenti era però emerso il sospetto che il natante fosse stato invece utilizzato per una delle traversate. Sospetti confermati da pedinamenti, videoriprese nelle aree por- tuali e intercettazioni telefoniche e ambientali che sono riuscite a documentare le varie fasi organizzative e esecutive dei viaggio via mare. Vengono così ascoltati i membri dell’organizzazione mentre fanno affermazioni molto esplicite: «...quello se n’è andato in Tunisia l’altro giorno...( omissis)...è andato a prendere quattro clandestini...».

Ma anche le preoccupazioni per le inchiesta in corso: «...noi altri, noi altri gli scafi tutti bloccati abbiamo... uno sopra le pietre ed uno sequestrato!...». Ruolo centrale di coordinamento delle operazioni criminali era svolto da un siciliano che spesso si recava in Tunisia, imbarcandosi nel porto di Palermo o direttamente dall’aeroporto del capoluogo siciliano, allo scopo di poter meglio gestire l’organizzazione dei traffici umani e prendere accordi diretti con complici tunisini. In carcere sono finiti Salvatore Calcara, 49 anni, di Sambuca di Sicilia, Marco Bucalo, 31 anni, da Menfi, Montasar Bouaicha, tunisino di 27anni.

Agli arresti domiciliari Giuseppe Morreale, 48enne di Santa Margherita di Belice. Obbligo di dimora per Salvatore Occhipinti, 53enne di Marsala. L’operazione, portata a termine all’alba di ieri da circa settanta carabinieri del comando provinciale di Agrigento, conferma l’importanza di questa rotta e come qui si facciano ricchi affari. Nel 2017 sono stati 9.329 i cittadini tunisini ma anche di altri Paesi africani che hanno lasciato illegalmente il Paese. Di questi, come riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, il 66% è riuscito a raggiungere l’Italia mentre il 34% è stato intercettato dalle autorità. E rispetto al 2016 è aumentato del 200% il numero di persone arrestate dalle forze di sicurezza tunisine durante un tentativo di immigrazione irregolare. Così i 'servizi' dei trafficanti e dei loro 'taxi del mare', diventano sempre più preziosi e remunerativi.

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