mercoledì 25 marzo 2020
Il premier in aula respinge l'assedio dell'opposizione e di Italia Viva
Il premier Giuseppe Conte alla Camera

Il premier Giuseppe Conte alla Camera - Lapresse

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Quanto Giuseppe Conte voleva dire a chi pressantemente l’ha chiamato in Aula – le opposizioni e Italia Viva –, è nella prima cartella del suo discorso alla Camera. «Frigido pacatoque animo», dice a chi critica – esplicitamente o implicitamente – l’azione del governo per fronteggiare Covid–19. Le valutazioni, insomma, si faranno più avanti, con freddezza e pacatezza. «La storia ci giudicherà. Verrà il tempo dei bilanci, tutti avranno la possibilità di sindacare. D’altra parte – e qui il premier piazza un’altra citazione alta – in questi giorni molti hanno evocato quelle pagine di Manzoni sulla peste, per cui "del senno di poi son piene le fosse"».

Non sfugge a giuristi e avvocati che quel «frigido pacatoque animo» è una locuzione che spesso descrive la premeditazione di un comportamento delittuoso. Insomma, volendo leggere tra le righe, il premier non ha scelto parole a caso: ha capito che la "sospensione" della campagna elettorale non per forza coincide con la sospensione delle manovre politiche, manovre che dopo quasi due anni di permanenza a Palazzo Chigi, passando anche nella tormenta di una crisi e di un cambio di maggioranza, il premier ormai ben conosce.

Una premessa politica netta a un discorso che, per il resto, elenca le azioni dell’esecutivo, la ratio dei Dpcm, le prime misure economiche adottate e quelle attese ad aprile, la cui entità «non sarà inferiore ai 25 miliardi del primo intervento». Mettendo insieme le due citazioni con la conferma di un nuovo provvedimento economico largamente in deficit, ne viene fuori un Conte che rilancia ed esce dall’assedio di voci che prevedono, finita l’emergenza, un nuovo esecutivo di unità nazionale per affrontare le conseguenze sociali ed economiche dell’emergenza sanitaria, la cui premessa sarebbe una «cabina di regia» di natura tecnico–politica, con maggioranza e opposizione, che "aiuterebbe" l’esecutivo.

Una ipotesi che Conte non ha nemmeno citato nel suo intervento. Mentre si è dilungato, il premier, sulle circostanze che hanno impedito il corretto raccordo governo–Camere. Colpa di una «situazione nuova», dice il premier, ricordando che nell’ordinamento non ci sono indicazioni chiare sulla modalità con cui gestire una simile emergenza. Un vuoto che dovrebbe essere sanato con l’ultimo decreto.

Chiaro che però le opposizioni hanno voluto il premier in Aula soprattutto per iniziare il secondo tempo della drammatica partita dell’emergenza. Gli attacchi alla Camera sono stati durissimi. Soprattutto Giorgia Meloni, la leader Fdi, ha tratteggiato un’Europa «sciacalla» che viene a «rubare l’argenteria» mentre il Paese è in difficoltà. Nemmeno Forza Italia scherza, dato che con Roberto Occhiuto imputa al governo la responsabilità di un’eventuale impennata dei contagi al Sud. Ma anche la renziana Boschi non è andata per il sottile, evocando addirittura una commissione d’inchiesta per la gestione dell’emergenza. Mentre la Lega, a Montecitorio, sceglie deputati dal fronte del contagio, con storie dure di solitudine e lontananza delle istituzioni nazionali. E anche i partiti di maggioranza qui e lì piazzano stoccate. M5s sulle mascherine e il materiale sanitario che manca, il Pd con Delrio e Leu con Fornaro sulla «comunicazione» di Palazzo Chigi. È l’antipasto della sfida di stamattina al Senato, con la solita triangolazione Conte–Salvini–Renzi sulla quale si è giocata la crisi d’agosto e sulla quale si giocano gli scenari futuri.

«Il governo ha agito con la massima determinazione, con assoluta speditezza, seguendo i criteri della massima prudenza e della proporzionalità», si difende Conte. Che rilancia: sulla manovra d’aprile. E sugli asset strategici del Paese: «L’emergenza – dice il premier – ci mostra anche l’importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico, alla luce di un’ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo, e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo in aprile».

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