venerdì 21 luglio 2023
L'uomo uccise la moglie e la figlia e tentò di eliminare anche il giovane che rimase ferito in modo gravissimo
Scampato alla furia omicida del padre Alessandro che uccisa madre e sorella a Samarate. Nicolò Maja aspetta la sentenza, sulla maglietta le foto delle due donne e ne cuore un dolore immenso

Scampato alla furia omicida del padre Alessandro che uccisa madre e sorella a Samarate. Nicolò Maja aspetta la sentenza, sulla maglietta le foto delle due donne e ne cuore un dolore immenso - Ansa

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"Il minino per quello che ha fatto". Nicolò Maja, 24 anni, definisce cosi' la condanna all'ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi inflitta dalla Corte d'Assise di Busto Arsizio al padre Alessandro per l'omicidio della madre e della sorella e il tentato omicidio di lui, unico sopravvissuto alla strage di Samarate, nel maggio dello scorso anno.

Il giovane si è presentato in aula con una maglietta con stampate le foto delle due donne.

"Mi aspettavo questa sentenza - dice il ragazzo, dopo gli abbracci coi nonni, i familiari e le amiche della mamma -. Quando e' stata letta, ho pensato a mia madre e a mia sorella. Prima mio padre ha guardato la maglietta con le loro foto stampate e mi ha fatto il gesto del bacio. Penso che si sia pentito ma non basta, ha fatto una cosa che neanche nel pensiero poteva esserci".

Parole dette da Nicolò con la voce calma e un'apparente serenità.

Nicolò ha aggiunto di essersi presentato "a piedi, senza la sedia rotelle" per la prima volta da quando è iniziato il processo anche "perchè mio padre mi vedesse camminare".

"Oggi si volta pagina, mi sento liberato - spiega -. Voglio avere una vita normale, diventare autonomo e mi piacerebbe realizzare il mio sogno di tornare a volare".

«Penso che non lo perdonerò mai, quello che ha fatto mi accompagnerà per tutta la vita - ha aggiunto Nicolò - ma ho bisogno di capire. Per questo circa un mese fa ci siamo scambiati delle lettere e vorrei incontrare mio padre". Ma ha anche detto di non credere che ci sia una risposta possibile al perché tutto questo sia accaduto.

Dopo la pronuncia della condanna, il nonno di Nicolò, padre di Stefania Pivetta, rivolgendosi all'imputato, che ha ascoltato la sentenza senza mostrare il suo stato d'animo, ha detto: "Sei contento Alessandro?". L'imputato se n'e' andato in silenzio accompagnato dagli agenti.

La sentenza è arrivata dopo 5 ore di camera di consiglio. I giudici hanno confermato la richiesta dell'accusa. Rifiutate le richieste della difesa: riconoscimento di un vizio parziale di mente e attenunati generiche. La condanna prevede anche 18 mesi di isolamento.





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