Il caso. Adozioni, «numerose irregolarità nella precedente gestione della Commissione»


Luciano Moia mercoledì 13 settembre 2017
Riunione con Gentiloni e l'attuale vicepresidente Laura Laera: mancano anche gli originali degli accordi bilateri con 4 Paesi stranieri. Associazioni soddisfatte. I commenti di Aibi e Ciai
I genitori abbracciano i loro figli in arrivo dal Congo (maggio 2014, Ansa)

I genitori abbracciano i loro figli in arrivo dal Congo (maggio 2014, Ansa)

La Commissione per le adozioni internazionali (Cai) si era riunita l’ultima volta il 27 giugno 2014. Martedì, a distanza di tre anni e tre mesi, l’ente ha ripreso i lavori. Una lunghissima pausa, decisa per motivi tuttora inspiegabili dall’ex vicepresidente Silvia Della Monica che nel febbraio scorso ha terminato il suo mandato. Proprio le scelte della passata gestione, che hanno di fatto paralizzato per un triennio il mondo dell’adozione internazionale e hanno contributo a diffondere malessere e amarezza tra le migliaia di famiglie decise ad aprirsi le porte a un bambino in difficoltà, sono state al centro dell’incontro dell’altro ieri alla presenza di Paolo Gentiloni – che è presidente della Commissione – e dall’attuale vicepresidente Laura Laera. Una verifica spiacevole ma inevitabile che è servita per spiegare le "numerose irregolarità" dell’ultimo triennio, come emerso dalla documentazione fornita a tutti i commissari. «Si è rilevato tra l’altro, in diversi casi – spiega in un comunicato la stessa Cai – la mancata corrispondenza tra numeri di protocollo assegnati ai documenti e i documenti stessi, nonché l’assenza di numerosi allegati pur in presenza del numero di protocollo relativo».

Le irregolarità riscontrate sarebbero in realtà ben più consistenti, ma al momento è stato deciso di non divulgare altro. Tra gli aspetti più preoccupanti ci sono le modalità con cui l’ex-vicepresidente sottoscriveva gli accordi bilaterali tra l’Italia e alcuni tra i Paesi da cui provengono i bambini. Per Burundi, Cambogia, Cina e Cile, per esempio, non è stato neppure possibile reperire i documenti originali e si è preso atto che, dopo la sottoscrizione dell’accordo, non è stato dato alcun seguito effettivo. Nessuno si è più curato insomma di dare concretezza a quanto formalmente stabilito. Così ieri la Commissione si è trovata d’accordo sulla necessità di attivare i canali diplomatici per verificarne l’attualità e per capire se, nonostante il tempo trascorso dalla loro stipula, possano essere considerati ancora validi. In caso contrario tutto l’iter dovrà ricominciare, con tempi d’attesa presumibilmente molto lunghi per bambini e famiglie.

Se i conti con il passato rischiano di essere ancora tormentati, il futuro s’annuncia ricco di novità, con interventi che promettono di semplificare la vita delle coppie che s’avviano all’adozione. La vicepresidente Laera ha comunicato l’intenzione di istituire il fascicolo digitale al quale potranno accedere le coppie attraverso l’identità digitale in un’ottica di sempre maggior trasparenza dell’operato della Commissione. «Il fascicolo digitale della coppia – ha spiegato la vicepresidente Cai – contiene tutti gli eventi relativi alla procedura adottiva, tra cui il decreto di idoneità, il conferimento d’incarico all’ente, l’abbinamento con il minore, la sentenza di adozione da parte del Paese di origine, le traduzioni legalizzate da parte dell’ente e i rimborsi». E, a proposito di rimborsi, è stata ribadita la volontà di procedere in tempi ragionevolmente rapidi alla liquidazione delle spese sostenute dalle coppie adottive del 2011, a cui seguiranno controlli a campione sulle autocertificazioni allegate.

Sempre nella prospettiva di agevolare l’ìmpegno delle famiglie adottive, è stato sottoposto all’esame della Commissione il piano di attività proposto dall’Istituto degli Innocenti di Firenze per il periodo 1° settembre 2017-31 dicembre 2018 che prevede, in particolare, la riattivazione della linea telefonica Cai, l’attività di monitoraggio e analisi e, tra l’altro, il supporto tecnico alle attività internazionali.

In questa logica va intesa anche la decisione di sottoporre a verifica tutti gli enti autorizzati – secondo quanto previsto dalla legge – «a partire da quelli con plurime segnalazioni e/o altre rilevanti criticità», si legge ancora nel comunicato. Che tradotto vuol dire: si comincerà da quegli enti che hanno già in corso procedimenti penali. È noto che il numero degli enti autorizzati in Italia – sono 65 – è addirittura superiore a quello degli Stati Uniti, dove però il numero delle adozioni è il doppio. Non è un mistero che, con tempi e con modalità tutte da definire, si pensi di ridurli.
«Ci attende un lavoro difficile, con non poche incognite, ma come non essere soddisfatti? – ha detto Laura Laera – Ho colto in tutti spirito di collaborazione e volontà di andare avanti con impegno. Ora l’obiettivo è quello di riunirci ogni mese».

Una svolta apprezzata e gradita nello stile e nei contenuti. I commenti delle associazioni all’ìndomani della prima riunione coordinata dalla vicepresidente Laera, sono tutti positivi. «La prima cosa che ci ha sorpreso favorevolmente è stato il nuovo "stile", l’assoluta trasparenza dell’agire e del comportarsi», commenta Marco Griffini, presidente Aibi. E Paola Crestani, presidente Ciai conferma: «Ci teniamo ad esprimere il nostro apprezzamento per il segnale di trasparenza dato, comunicando pubblicamente anche gli aspetti negativi nella precedente gestione Cai, anche se purtroppo ciò conferma una situazione di totale sfascio del sistema delle adozioni internazionali in Italia».
Apprezzate dalle associazioni le linee guida programmatiche come la riattivazione della "linea Cai", l’attività di monitoraggio e analisi e, non per ultimo, il supporto tecnico alle attività internazionali, «Sono tutte azioni fondamentali – prosegue Crestani – per avere garanzia di adozioni corrette e di qualità».
Ma l’aspetto risultato più sorprendente – piacevolmente sorprendente – è stato quello relativo alla semplicità e all’immediatezza con cui sono state denunciate le «numerose irregolarità» della passata gestione. Riprende la presidente Ciai, che è stato il primo ente italiano ad occuparsi di adozioni internazionali fin dal 1968: «Le irregolarità, il fatto che per molto tempo non siano stati effettuati controlli sugli enti – nonostante abbiamo tutti ben presente la pressante campagna mediatica fatta dalla precedente vicepresidente Silvia Della Monica di denuncia di malpratiche, addirittura di tratta di esseri umani – il mancato rispetto degli accordi bilaterali e la mancanza di rapporti con i Paesi di provenienza dei bambini e gli altri Paesi di accoglienza, sono state segnalate frequentemente e da tempo».
Un punto su cui anche Aibi ha molto da dire: «Il comunicato non lascia dubbi anche sulla necessità di fare finalmente luce – precisa Griffini – su quanto di vergognoso successo nella precedente gestione. Ci aspettiamo che si renda pubblico quanto emergerà, e se danni sono stati procurati a famiglie ed enti, che tutti abbiano il giusto risarcimento».
«Certo alla fine rimane una domanda – prosegue il presidente Aibi – perché si è voluti arrivare fino a questo punto, lasciando alla guida di un settore così delicato come le adozioni internazionali, una persona che ha portato allo sfascio quello che era un vero e proprio fiore all’occhiello per l’Italia?».
Tornando alle decisioni prese durante la Commissione dell’altro ieri, le associazioni sottolineano ancora l’importanza delle verifiche annunciate sugli enti autorizzati. Non solo perché la legge prescrive che queste verifiche siano fatte ogni due anni, ma anche per capire quali delle 65 realtà operanti, almeno secondo gli elenchi depositati alla Cai, siano davvero operativi e dispongano di strutture adeguate al delicato compito a cui sono chiamate.

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