mercoledì 23 gennaio 2019
La parlamentare Muroni (Sel) blocca un bus: voglio sapere dove vanno queste persone, qui ci sono bambini e vittime di tratta. Il parroco: è un dramma vero. Il presidente Cei, Bassetti: preoccupati
Migranti al Cara di Castelnuovo in attesa di essere trasferiti

Migranti al Cara di Castelnuovo in attesa di essere trasferiti

COMMENTA E CONDIVIDI

"Voglio sapere dove vanno queste persone, chi sono, se sono state prese in considerazione le loro esigenze: qui ci sono bambini e vittime di tratta". Con queste parole, Rossella Muroni, parlamentare di Sel ha bloccato un pullman con migranti a bordo, davanti al Cara di Castelnuovo di Porto dove stamattina sono ripresi i trasferimenti. Il pullman è rientrato nella struttura tra gli applausi dei presenti.

Oggi è il secondo giorno di trasferimenti dal centro, che entro la settimana dovrebbe essere svuotato. Davanti alla struttura c'è un sit-in dei lavoratori e degli abitanti di Castelnuovo di Porto.

Dopo le prime 30 persone trasferite ieri in centri di Campania e Basilicata, oggi dal Cara di Castelnuovo partiranno 75 ospiti suddivisi in tre pullman.

Il centro, attivo da oltre 10 anni, si è distinto per i progetti di integrazione che ha portato avanti, come ricorda lo stesso Comune. Ventisei senatori del Pd hanno presentato sulla vicenda un'interrogazione al ministro Salvini. "Viene chiusa una struttura di integrazione che in questi anni ha raccolto diversi riconoscimenti, dall'Acnur a Migrantes, e che ha permesso di salvare e aiutare 8 mila profughi, tra i quali 700 minori", spiega la senatrice Annamaria Parente.

Bassetti (Cei): sono molto preoccupato

Video

“Sono molto preoccupato. Certi problemi devono essere risolti tenendo conto della condizione delle persone e delle loro fragilità. Ci sono persone che hanno sofferto terribilmente e che sono state sfruttate. Questa gente arriva da noi esausta”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando da Panama il
trasferimento dei migranti dal Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto. “Noi di tutte queste cose, con la limitatezza dei mezzi, - ha sottolineato il card. Bassetti - ci siamo preoccupati perché questo significa rispetto della persona umana. Ogni persona umana è un altro te stesso. Bisogna stare attenti ai metodi spicciativi. È importante fare le leggi ma vanno applicate alle situazioni concrete, alle fragilità delle persone e fatte a misura d’uomo. Vorrei invitare a tenere conto di tutti questi criteri che noi come Chiesa ci siamo proposti nell’accoglienza”.

La comunità

Anche Castelnuovo di Porto si è schierata dalla parte dei rifugiati. Ieri pomeriggio si è svolta una "passeggiata pacifica di solidarietà" con partenza dalla chiesa di Santa Lucia per "essere vicini agli ospiti del Cara in via di trasferimento e ai lavoratori che rischiano di perdere il lavoro".

"Dopo tanti anni d'impegno della comunità locale - ha detto il vescovo della Diocesi di Porto e Santa Rufina, Gino Reali che ha preso parte all'iniziativa - mi pare assurdo interrompere progetti di integrazione bene avviati con la partecipazione di tanti cittadini e volontari delle diocesi".

Il parroco

un dramma vero. Il nostro grande disagio è non avere soluzioni" ha detto il parroco della Chiesa di Santa Lucia, Josè Manuel Torres. "Come gestire questi fratelli allo sbaraglio, senza lavoro - spiega - fratelli che hanno cominciato un percorso di integrazione che ora viene interrotto. Chi pagherà per tutto questo?".

Il "dramma vero" è per i rifugiati ai quali scade il permesso di soggiorno umanitario. "È tutto tremendo e drammatico anche per i lavoratori della cooperativa che hanno perso il lavoro", continua padre Torres che ha riferito che alcuni parroci si sono detti disponibili ad accogliere alcuni migranti. "Occorre però trovare strutture adeguate...", conclude.

La solidarietà della gente

"Al Comune di Castelnuovo di Porto stanno arrivando tante mail dai vicini paesi in provincia di Roma, da Umbria, Toscana e Veneto, di persone che si offrono di ospitare i migranti che lasceranno il Cara". Lo riferisce il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini.
Alcuni cittadini si sono fermati davanti al Cara di Castelnuovo di Porto per chiedere informazioni su come poter dare aiuto o, in
alcuni casi, ospitare i migranti che lasceranno il centro. Alcuni portano vestiti e scarpe, altri si offrono di poter procurare sacchi a pelo. "Siamo qui perché ci sembra un gesto umano poter aiutare chi scappa dalla guerra e ora rischia di finire per strada - spiegano Alberto e Fiorella, una coppia di sessantenni venuta da Roma - Abbiamo già chiesto ad alcune parrocchie per capire se c'è posto, ma ci hanno risposto che sono già pieni".

I numeri

Nella struttura sono presenti ancora i nuclei familiari. Oggi tre pullman sono partiti con a bordo 75 rifugiati (maschi singoli e donne singole), destinazione Molise, Marche e Abruzzo. Domani, conferma Zubaydi, "altri 85 partiranno per Toscana ed Emilia. Mentre venerdì saranno trasferiti in Piemonte altri 50 migranti". Una struttura enorme, quella del Cara di Castelnuovo di Porto, 172 stanze che ospitavano 535 rifugiati provenienti da 36 paesi, dalla Nigeria alla Costa d'Avorio, al Pakistan, alla Libia, alla Guinea. Papa Francesco la visitò nel Giovedì Santo del 2016 constatando il lavoro di grande integrazione svolto dal Comune.

Sit in a Roma: «restiamo umani»

Per protestare contro i trasferimenti dal Cara di Castelnuovo di Porto, gli attivisti della rete 'Restiamo Umanì hanno manifestato stamattina davanti al Vittoriano in piazza Venezia a Roma "contro le politiche del governo su migrazione e accoglienza". I manifestanti hanno esposto un grosso striscione con su scritto "Naufragi di Stato" e cartelli "Obbligo di soccorso" e "Stay human".
"Vi aspettiamo venerdì al presidio Frontiere visibili persone invisibili! All migrants are welcome! in Piazza dell'Esquilino a Roma, ore 17" scrive la rete di attivisti su twitter.

Posti di lavoro a rischio (non solo qui)

"Senza lavoro perdiamo la dignità". Parla con calma Akram Zubaydi, il direttore del Cara di Castelnuovo di Porto che il 31 gennaio chiude ufficialmente. Lui, palestinese di 39 anni, sposato e con due figli, è dipendente della cooperativa Auxilium e ora rientra tra i lavoratori che non sanno ancora nulla del loro futuro. "Sono entrato qui nel 2014 come mediatore culturale - racconta all'Agi - e nel marzo del 2016 sono diventato direttore. Abbiamo creato una famiglia", aggiunge, e ora "senza lavoro perdiamo la dignità".
I lavoratori della cooperativa sono 120 (107 quelli presenti nella struttura) tra avvocati, insegnanti, mediatori culturali. Tutti non sanno ancora nulla. Ufficialmente la cooperativa non ha comunicato loro della chiusura. La loro ricollocazione è incerta e, sottolinea Zubaydi, "non potremo usufruire del reddito di cittadinanza".

Regione Lazio: fondi per fare fronte all'emergenza

"Nella legge regionale di Bilancio abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar, un fondo che attiviamo per far ritornare quell'umanità perduta nella crudele vicenda dello sgombero al Cara di Castelnuovo di Porto. In questo modo aiutiamo i Comuni e i cittadini a limitare i danni che sta producendo il Decreto del governo a quel processo di integrazione faticosamente messo in piedi dalle comunità locali, che in molte realtà sta dimostrando che è possibile un altro approccio alla gestione dei flussi migratori. I problemi si devono risolvere e non sfruttare per una becera propaganda alle spalle di chi deve essere rispettato nella sua dignità di essere umano". Lo scrive in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Cresce la protesta nel Paese

Cisl. "Con il decreto Sicurezza ci troviamo nel pieno di una 'tempesta perfetta' che sta producendo, purtroppo, una duplice ecatombe: umanitaria ed occupazionale". Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello che questa mattina ha visitato il Cara di Castelnuovo di Porto. "Una ecatombe umanitaria perchè, così come sta succedendo in queste ore al Cara di Castelnuovo, corriamo il rischio di assistere ad un nuovo esodo di donne, bambini, uomini che dopo aver abbandonato già una volta le proprie terre, rischiano adesso di rimanere di nuovo senza casa e senza lavoro e di vagare senza una destinazione".
"L'ecatombe occupazionale - spiega il sindacalista - perchè l'esproprio di Castelnuovo rischia di estendersi ai Cara di tutta Italia creando ulteriori incertezze e soppressione di posti di lavoro". "Basta porre la delicata questione dei migranti come oggetto di campagna elettorale. Come Cisl - conclude - chiediamo con forza al Governo di fermarsi e di confrontarsi con noi per evitare inutili e preoccupanti tensioni sociali che di sicuro non potranno essere risolte a suon di slogan o di hashtag da social network".

Medici senza frontiere. Anche alcuni pazienti del nostro centro per vittime di tortura rischiano di essere evacuati dal CARA #castelnuovo. Siamo indignati dalla mancanza di preparazione e dall'arbitrarietà di una decisione che rischia di avere un impatto negativo sulla salute di persone così vulnerabili". Così Medici Senza Frontiere in un tweet.

Tavolo Asilo. Il Tavolo Asilo esprime "sconcerto e indignazione per la modalità con cui è gestita la chiusura del Cara. Ancora una volta - scrive il Tavolo Asilo - stanno emergendo le contraddizioni e l'inadeguatezza delle misure adottate nella gestione dell'accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Con brevissimo preavviso, ad oltre 300 persone ospiti del centro, tra cui 14 minorenni, è stato comunicato che saranno obbligate a lasciare la struttura entro il 31 gennaio. I primi trasferimenti fuori regione sono iniziati già ieri e continueranno nei prossimi giorni, senza tener conto dei percorsi d'inclusione, scolastici, lavorativi e di formazione, intrapresi. Tra gli ospiti del centro, inoltre, ci sono uomini e donne ai quali, a causa del trasferimento, sarà impedito di
proseguire i percorsi di riabilitazione e di cura per le violenze subite in Libia
. Non tutti, però, troveranno accoglienza altrove: sono circa 150 i titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari ai quali la legge non garantisce alcuna soluzione alternativa e che rischiano di finire nella marginalità, lasciati per strada, tra questi diversi vulnerabili. Spiace costatare che ancora una volta non è tenuto in alcuna considerazione l'interesse delle persone e delle comunità coinvolte".
"Facciamo appello al Presidente del Consiglio, al Governo e al Parlamento - oltre che alle istituzioni locali - affinché sia garantita a tutte le persone coinvolte una valutazione individuale dei percorsi di integrazione... ; che sia garantita a tutti i minorenni iscritti a scuola la continuità del percorso di istruzione e che nessuno sia lasciato per strada", scrive il Tavolo Asilo Nazionale, composto da: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Associazione Papa Giovanni XXIII, Casa dei Diritti
Sociali, Centro Astalli, CIR, CNCA, Comunità di Sant'Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Legambiente, Mèdicins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia, Save the Children, Senza Confine del Tavolo Asilo Nazionale.

Unicef. "Lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, pur essendo formalmente legittimo alla luce del decreto Sicurezza (L. 132/2018), interrompe in modo traumatico i percorsi di inclusione sociale, istruzione e formazione per tanti bambini e ragazzi". Così Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. "Bambini e ragazzi che frequentavano le scuole e i centri estivi, che svolgevano attività di volontariato, che avevano stretto amicizia e legami affettivi con i coetanei italiani - continua - si trovano improvvisamente gettati fuori dal loro ambiente e proiettati nell'ignoto, a ricominciare da zero ma gravati dal peso di un'esperienza che non potrà non lasciare una ferita dentro di loro".
Leggi anche: I bambini scrivono ai loro coetaneri del Cara di Castelnuovo di Porto

Legambiente. "Davvero la chiusura del centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto farà risparmiare agli italiani un milione di euro all'anno, per di più 'non togliendo diritti a nessuno' come dichiarato dal ministro dell'Interno? È per questo, e per il bene del Paese, che stiamo sgomberando con l'esercito donne, uomini e bambini richiedenti asilo, separando le famiglie, togliendo dalle scuole chi ci andava e dai percorsi di formazione lavorativa chi li aveva intrapresi?" Chiede il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, esprimendo in una nota tutto lo sgomento dell'associazione per questo sgombero "senza nessuna ragione plausibile e senza alcun dialogo con gli enti locali".
Questa "Operazione è indegna di un paese civile per le modalità con cui viene condotta, una violenza istituzionale inaccettabile - dichiara Ciafani -. E anche totalmente insensata, perché fino a prova contraria nuoce alle comunità e al territorio. Si buttano per strada persone prive di tutto, titolari di una protezione umanitaria che, con la nuova legge, non dà più diritto all'accoglienza; si mandano a monte percorsi di integrazione; si toglie il lavoro a 120 persone del posto impegnate nel centro. Si distrugge quello che funziona invece di migliorarlo e di far crescere soluzioni di integrazione e sviluppo che facciano realmente bene al Paese. In altre parole, si specula sulla vita delle persone per fare campagna elettorale.

Uil. "Le persone ospitate nei Cara, negli Sprar o in qualsiasi altra struttura di accoglienza gestita da strutture pubbliche o private non possono essere buttate per strada, da un giorno all'altro, solo per un cambio della normativa". Così in una nota la segretaria confederale Uil Ivana Veronese. "Fino al 3 dicembre scorso (giorno di approvazione della legge su immigrazione e sicurezza) quelle persone avevano diritto all'accoglienza e all'integrazione, in attesa dell'esame della loro domanda di protezione umanitaria - dice - Oggi rischiano, come al centro di Castelnuovo di Porto, di finire per strada senza alcuna forma di protezione, abbandonate assieme agli operatori che lavoravano in quel centro".
"Oggi ci sono in Italia centinaia di migliaia di migranti in condizione di irregolarità per cui nessuna soluzione viene trovata sottolinea Veronese -: non possono lavorare (se non in nero) e non hanno un posto dove dormire e ripararsi. Non è questo il modo decente di trattare degli esseri umani".

Fiom. "La disumana deportazione di migranti dal Cara di Castelnuovo di Porto è l'ennesimo atto grave da parte del Governo M5S-Lega. Oltre 300 migranti del centro accoglienza richiedenti asilo politico di Castelnuovo di Porto saranno trasferiti in altri centri del territorio nazionale entro questa settimana. Il Governo continua ad utilizzare la forza verso le persone più deboli, interrompendo percorsi di accoglienza e creando maggiore insicurezza". Così una nota della Fiom. "Le scelte sbagliate del Governo- aggiunge- stanno ricadendo sui territori e sulle comunità locali. La Fiom è solidale con i migranti, e anche con gli amministratori locali, le associazioni e i cittadini che stanno svolgendo un lavoro prezioso per fronteggiare questa emergenza umanitaria".

Forza Italia. "La deportazione dal centro di Castelnuovo di Porto è un atto di rara disumanità e di imbecillità politica che colpisce persone in cerca di solidarietà ed asilo gettandole in mezzo alla strada alla faccia della "sicurezza" invocata dal Governo". Così, in una nota, Renata Polverini, deputata di Forza Italia ed ex presidente della Regione Lazio. "Il Cara di Castelnuovo - prosegue - era un esempio di integrazione e di accoglienza che andava moltiplicato e non mortificato e cancellato come ha preteso il Ministro dell'Interno, Salvini. Forza Italia non può in nessun modo essere acquiescente rispetto ad una gestione del drammatico fenomeno dell'immigrazione che lascia morire centinaia di esseri umani nel Mediterraneo e smantella il prezioso lavoro del volontariato, delle Comunità locali, delle organizzazioni laiche e religiose".

Partito democratico. "Le persone non sono pacchi, non si possono dividere le famiglie. La dignità umana viene prima di tutto". Così il deputato Pd Emanuele Fiano entrando al Cara con una delegazione Pd del Senato. "Il decreto al quale ci siamo opposti - ha aggiunto Fiano - porterà decine di migliaia di persone a vivere una vita pessima. La politica non può parlare alla pancia del Paese". E Matteo Orfini, presidente del Pd dice: "Sono arrivato al Cara di Castelnuovo di Porto dove è in corso un'assurda deportazione di uomini e donne che non hanno alcuna colpa, se non quella di essere scappati dalla fame o dalla guerra".

L'appello di cattolici ed evangelici

La domanda: che fine farò?

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: