mercoledì 12 settembre 2018
Il 2 aprile muore papa Wojtyla, la commemorazione è senza confini. Avvenire si mobilita
L'8 aprile in piazza San Pietro il funerale di papa Wojtyla. Il vento sfoglia il Vangelo sulla bara (Ansa)

L'8 aprile in piazza San Pietro il funerale di papa Wojtyla. Il vento sfoglia il Vangelo sulla bara (Ansa)

Giovanni Paolo II è morto circondato dalla sua gente. I suoi amici. I suoi figli. Se n’è andato il 2 aprile 2005 senza nulla nascondere della sua agonia, della sua vecchiaia, della malattia che prendeva il sopravvento. E così facendo s’è fatto amare ancora di più. L’evento dell’anno è una morte che diventa festa, lacrime che si tramutano in applausi, uno strappo che si fa presenza per sempre. Su Avvenire del 3 aprile, il giorno dopo, Marina Corradi racconta piazza San Pietro: «L’annuncio della morte colpisce come un pugno la folla immensa di piazza San Pietro: oltre centomila. Improvvisamente, dopo giorni di canti, di cori, dopo tante voci di ragazzi per ore e ore levatesi a chiamare per nome il Papa, festosamente, in una veglia divisa fra la tristezza e una letizia fanciullesca, quell’annuncio, infine. L’applauso, e poi un istante di silenzio su San Pietro. Ti volti, le facce della gente attorno non sono più quelle di prima. Molti piangono; su tutti un altro pallore, la traccia visibile di un dolore, forte. La morte è passata sulla piazza».

Il giornale è praticamente tutto per lui ed è impossibile riportare ogni contributo. Mirella Poggialini riferisce di come la morte di Giovanni Paolo II è stata raccontata dalla televisione. Giovanni Ruggiero riassume i messaggi delle associazioni. Eugenio Fatigante snocciola le tante veglie in cattedrali, chiese e santuari di tutta Italia. Arturo Celletti annuncia: il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale (Berlusconi: «Tutti lo abbiamo considerato un padre»). Roberta D’Angelo riporta le parole di Bertinotti, Bondi, Casini, Fassino, Pera e Prodi. Non può mancare il messaggio del presidente Ciampi: «Giovanni Paolo II sarà ricordato come un uomo che ha indicato una strada di libertà e di giustizia e l’ha perseguita con tutte le sue forze».

Il cardinale Sodano è lapidario: «Ci sentiamo orfani». Il messaggio della presidenza Cei è riassunto così: «Ha saputo entrare nella fede di tutto il Paese». Pino Ciociola riporta il ricordo di papa Wojtyla nelle comunità di recupero e nelle carceri. Massimiliano Castellani informa che anche lo sport si fermerà in segno di lutto. Tante le interviste. Il commento di don Pierangelo Sequeri, sentito da Alessandro Zaccuri: «Dolore ma anche forza, ecco i due volti della passione». Vittorino Andreoli, tramite Giorgio Ferrari: «Nella sua agonia non avvertivo quell’ansia legata all’avvicinarsi della fine, ma semmai si percepiva il dramma che stava vivendo: la convinzione di dover fare ancora qualcosa, per il mondo, per la gente. Era la sua missione, imperscrutabile, forse, ma sempre la sua missione».

Carlo Baroni è inviato a Londra. Blair: «Perso un leader riverito da ogni fede». Luigi Geninazzi è a Cracovia, dove racconta le emozioni dei fedeli nella città del Papa: «Orfani, senza più l’abbraccio tenero e avvolgente di un padre buono che li ha presi per mano tanti anni fa e li ha guidati alla riscoperta della dignità e della libertà. I polacchi sono sotto choc, smarriti e increduli. “Jan Pawel II nie zyje”, Giovanni Paolo II è morto».

Mentre un’incontenibile folla di pellegrini si mette in viaggio per Roma per dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II, il 5 aprile Salvatore Mazza (titolo: «Se n’è andato come ha voluto») racconta gli ultimi istanti di papa Wojtyla: «Erano passate da pochi minuti le dieci, e già la notizia aveva fatto in un lampo il giro del mondo, quando il portavoce Joaquin Navarro Valls ha fatto il suo ingresso in Sala Stampa vaticana per dare l’annuncio ufficiale. Poche righe: "Il Santo Padre – ha detto con la voce incrinata – è deceduto questa sera alle ore 21.37 nel suo appartamento privato". Padre Jarek Cielecki, direttore del Vatican service news, citando quanto riferitogli da "fonti polacche", ha raccontato così il trapasso: "Ad un certo punto il Papa ha alzato la mano destra muovendola in un evidente, benché soltanto accennato, gesto di benedizione, come se si rendesse conto della folla dei fedeli presenti sul sagrato. Non appena terminata la preghiera il Papa ha fatto un grandissimo sforzo e ha pronunciato la parola Amen. Un istante dopo è morto"».

Tocca ad Andrea Riccardi avanzare un’ipotesi sulla sua straordinaria popolarità: «Ma perché questo Papa è riuscito a toccare tanta gente? Azzardiamo una risposta: egli è stato il Papa dell’incontro. (...) Non ha però suscitato una così grande unità attorno a sé svendendo i contenuti del proprio messaggio. L’unità non è stata raggiunta con sintesi vaghe. Giovanni Paolo II è stato il testimone del Vangelo, senza aggiunte e senza riduzioni. Ma proprio per questo, per questa sua parresìa, ha mostrato come i cristiani possono servire l’unità delle genti. Tanti, dicevamo, lo hanno ascoltato. E hanno visto in lui un maestro di umanità pur se non condividevano il suo messaggio o avevano altre posizioni ideologiche. Sì, Giovanni Paolo II è stato proprio un maestro di umanità a partire dalla genuina comunicazione del Vangelo».

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