L'Italia sarà parte civile per la tragedia di Crans-Montana

L'annuncio dato dal sottosegretario Mantonvano dopo l'incontro a Palazzo Chigi con le famiglie delle vittime: «Chiederemo all'Ue di fare altrettanto». L'Avvocatura: l'Italia sta con le famiglie.
January 15, 2026
Da sinistra Fabio Ciciliano, Alessandro Vaccaro, Gabriella Palmieri Sandulli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Gian Lorenzo Cornado. ANSA/GIUSEPPE LAMI
Da sinistra Fabio Ciciliano, Alessandro Vaccaro, Gabriella Palmieri Sandulli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Gian Lorenzo Cornado. ANSA/GIUSEPPE LAMI
 Il nostro Paese si costituirà parte civile nel futuro processo per la strage di Crans- Montana dove hanno perso la vita quaranta giovani, tra cui sei italiani. Ad annunciarlo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano dopo l'incontro a palazzo Chigi con le famiglie delle vittime, confermando di fatto quanto aveva prima auspicato e poi già anticipato ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «L'Avvocatura dello Stato si sta attivando nella prospettiva» - ha spiegato - che l'Italia si costituisca «parte civile» per la tragedia di Crans-Montana. Il sottosegretario ha anche aggiunto che «la Svizzera non fa parte dell'Ue quindi la cooperazione giudiziaria è meno agevole rispetto a quella interna al sistema europeo. Pertanto serve agire per un coordinamento con le famiglie, fra gli avvocati che le rappresentano». L'attenzione dello Stato è la stessa sia per le vittime e le loro famiglie che per i feriti, è il seguito del ragionamento di Mantovano, che prosegue poi in una logica di coordinamento europeo, con il governo di Roma che intende «proporre alle nazioni europee che, come l'Italia hanno visto propri cittadini vittime o feriti, una sorta di coordinamento per affiancare le autorità nel rispetto del diritto elvetico e in coerenza con le esigenze e i diritti dei danneggiati». Una sorta di affiancamento dell'autorità giudiziaria elvetica e «quindi si utilizzeranno tutti gli strumenti disponibili a cominciare da Eurojust». Inoltre l'Italia vuole chiedere anche che «la Commissione europea si costituisca parte civile nel procedimento in Svizzera. Esistono fior fior di precedenti, se l'Europa ha senso anche in termini cooperazione giudiziaria, qui ci sono interessi economici e qualcosa di più importante e significativo che non può non trovare rappresentatività da parte della Commissione europea». Questo primo incontro, è la conclusione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «ha una caratteristica: provare a fare sì che l'Italia, in tutte le sue istituzioni e anche attraverso le famiglie, abbia un'unica voce nelle vicende giudiziarie in corso».
Sulla collaborazione con le autorità svizzere rassicurano le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, certo che questa collaborazione della prima ora «sarà sempre più proficua e rapida, anche perché i tempi di prescrizione da loro sono più ristretti e quindi bisogna agire con rapidità». Con la procuratrice generale svizzera Beatrice Pilloud «abbiamo stabilito un rapporto diretto, abbiamo avuto subito tutta la collaborazione possibile - ha confermato
l'Avvocato generale dello Stato Gabriella, Palmieri Sandulli - «la nostra presenza costituendoci parte civile non è solo formale ma sostanziale, le famiglie sanno di non essere sole: questo è il senso della nostra presenza. Il segnale deve arrivare chiaro e forte: noi siamo con le famiglie. Come ha fatto la Francia». Anche le famiglie delle vittime italiane di Crans-Montana si costituiranno in un coordinamento e parleranno con una «voce unitaria», ha annunciato l'avvocato Alessandro Vaccaro, legale di una delle famiglie, che dopo l'incontro a Palazzo Chigi in conferenza stampa ha «rappresentato simbolicamente tutte le famiglie», come spiegato Mantovano. Il legale non entra nel merito del vicende giudiziarie «perché la sede ovviamente è un'altra», ma ha ribadito l'importanza dell'incontro con il governo. «Abbiamo accolto l'idea, ma del resto già avevamo preventivato di ricorrere a un coordinamento, anche sostenuto ovviamente dallo Stato - la precisazione dell'avvocato - perché siamo in un Paese, la Svizzera, che non fa parte dell'Unione europea e quindi parlare con una voce come Italia sicuramente ci porterà dei risultati. Strada ce n'è da fare, e il supporto del governo e di tutte le forze oggi presenti ci ha dato veramente una spinta ad andare avanti. Perché la questione non sono i risarcimenti, il dolore delle famiglie in questo momento è ben lontano dal discorso del risarcimento. La questione è accertare i fatti. Il sostegno della politica, dello Stato italiano, del governo, della Avvocatura dello Stato, ci aiuterà moltissimo per far sentire la nostra voce che sarà sicuramente unitaria».

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