giovedì 2 dicembre 2021
«Il mondo ha fame. Di sviluppo» è lo slogan dell’iniziativa di Focsiv, Aoi, Cini, Link 2007, con il patrocinio di Asvis, Caritas Italiana, Forum nazionale del Terzo Settore e Missio
Popolazione in marcia per procurarsi il cibo: qui in Malawi

Popolazione in marcia per procurarsi il cibo: qui in Malawi - Ansa

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Alla fine l’unico contributo utile della pandemia sarà la conferma brutale che i destini dell’umanità sono strettamente interconnessi. A ogni latitudine. Mai come oggi quindi è urgente e necessario investire sulla cooperazione allo sviluppo, per cambiare la rotta dei Paesi poveri. A cominciare dagli impegni presi 51 anni fa. «Il mondo ha fame. Di sviluppo» è lo slogan della “Campagna 070” lanciata ieri da Focsiv, Aoi, Cini, Link 2007, con il patrocinio di Asvis, Caritas Italiana, Forum nazionale del Terzo Settore e Missio.

L’obiettivo è chiedere al nostro Paese impegni concreti per raggiungere lo 0,70% del Pil da destinare alla cooperazione internazionale e allo sviluppo equo e sostenibile, come sottoscritto in sede Onu il 24 ottobre 1970. «“La Campagna 070” è uno stimolo importante per governo e Parlamento», dice la viceministra degli Esteri Marina Sereni che ha annunciato l’incremento dei fondi per i prossimi cinque anni.

Due le richieste a governo e Parlamento, formulate da Ivana Borsotto, portavoce nazionale della “Campagna 070” e presidente di Focsiv. «La prima è un fondo di 200 milioni – dice – per dare risposta alle emergenze prodotte dalla pandemia e dal cambiamento climatico. La seconda è un ordine del giorno che impegni il governo a rendere pubblico il calendario di avvicinamento allo 0,70%. Poi andrà tradotto in una proposta di legge per il prossimo anno».

L’impegno dell’Italia per i fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo, dice Borsotto, «è cresciuto, pur se in modo altalenante, fino al 2017. Poi è andato scemando, per tre anni, fino a toccare nel 2020 un minimo di 3,7 miliardi, pari allo 0,22 % del Pil». Lo stesso anno, spiega, «in cui la Germania, con 24,5 miliardi, aveva già superato con lo 0,74% la soglia fissata al 2030. La Francia ci era andata vicina con 13,3 miliardi, pari allo 0,60%. Il dato europeo aggregato è di 63,9 miliardi, lo 0,50%».

La pandemia ha amplificato disuguaglianze e povertà. La cooperazione internazionale quindi costituisce un elemento essenziale di relazioni internazionali e di politiche di sviluppo. Al lancio della campagna, ieri in streaming, c’è anche Romano Prodi, già presidente della Commissione Europea e presidente del Consiglio. Il professore ricorda che la fetta pubblica dell’aiuto allo sviluppo è prioritaria, «l’80% almeno», rispetto all’impegno di fondazioni e filantropi dei colossi del web: «Senza un aiuto pubblico i Paesi in via di sviluppo non ce la faranno mai a far partire i servizi essenziali. Sono i liberisti che dicono che l’aiuto della cooperazione rallenta lo sviluppo». Fondamentale che «gli impegni presi dal governo abbiano il sostegno dell’opinione pubblica».

Pieno sostegno all’impegno per il raggiungimento dello 0,70% da monsignor Giuseppe Satriano, Presidente di Missio e arcivescovo di Bari-Bitonto. «Gli aiuti bilaterali – ricorda – sono stati molto inferiori a quelli multilaterali e vanno riequilibrati. Il futuro dell’umanità di pende anche da questa campagna». «Le crisi dei Paesi in via di sviluppo non sono frutto del caso – ribadisce Massimo Pallottino di Caritas italiana – ma di scelte della politica e dell’economia. E allora la costruzione di un mondo di pace non è un optional ma un dovere di cittadinanza e una questione di giustizia».

Sostegno all’iniziativa anche da Marcella Mallen, Presidente Asvis, da Luca De Fraia del Forum del Terzo Settore, da Raoul Tiraboschi, vicepresidente di Slow Food Italia.

Per Marina Sereni, viceministro degli Esteri con delega alla cooperazione, «la Campagna 070 è una sollecitazione utile su un terreno cruciale per l’Italia, qual è la cooperazione allo sviluppo. Ci aiuterà a riflettere seriamente – spiega ad Avvenire – sull’impegno preso sull’obiettivo 17 dell’Agenda 2030, ribadito nella legge 125. È vero, come Paese siamo lontani dallo 0,70 del Pil entro il 2030. Ma oggi abbiamo un trend di crescita che va anche oltre la legge di bilancio: il prossimo anno l’aiuto allo sviluppo sarà incrementato di 100 milioni, con un’indicazione successiva di 200, 250, 300 ogni anno. Fino a 350 a decorrere dal 2026, quindi ripetibili anche oltre».

Un indirizzo politico «chiaro, anche se non vincolante», assicura: «È importante che la Campagna 070 sia di stimolo per governo e Parlamento, ma anche per territori, comunità locali, parrocchie per mobilitare l’opinione pubblica. Dobbiamo aiutare i Paesi in via di sviluppo nei servizi sanitari e nell’agricoltura sostenibile, e creare partenariati. Anche fosse solo per motivi “egoistici” in questo mondo globalizzato».

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