Olimpiadi invernali in città: perché tanti milanesi non si sentono coinvolti
di Francesco Ognibene, Milano
Una metropoli estranea (per ora):
una festa di altri a casa nostra?

Ormai ci siamo. Domani, venerdì, dalle 20 allo Stadio San Siro di Milano si svolgerà la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ma in realtà le gare olimpiche sono già iniziate ieri: al Curling Olympic Stadium di Cortina ha preso avvio il torneo del doppio misto, dove nell’edizione di Pechino 2022, grazie a Amos Mosaner e Stefania Constantini abbiamo vinto l’oro. La cerimonia di apertura. Uno spettacolo seguito potenzialmente da due miliardi di spettatori e al quale parteciperanno tra gli altri Mariah Carey, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Ghali, Cecilia Bartoli... La sfilata degli atleti avverrà a Milano, a Cortina, a Livigno e a Predazzo, proprio per consentire a tutti gli atleti di vivere questo momento. Duplice anche l’accessione del braciere olimpico: a Milano sarà all’Arco della Pace, mentre a Cortina è stato allestito in piazza Dibona. A dichiarare aperti i XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, sarà il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Ma a San Siro sono attesi oltre 50 tra capi di Stato e di governo e teste coronate. Una presenza che da giorni ha fatto scattare un complesso piano di sicurezza: zone rosse sono state create attorno alle sedi delle gare, allo Stadio San Siro (per la giornata di domani), ai luoghi in cui si svolgerà la cena offerta dal Cio agli ospiti (la Fabbrica del Vapore), alla Triennale di Milano (sede di Casa Italia), e nel cuore del capoluogo lombardo (Palazzo Reale) dove Mattarella riceverà gli ospiti internazionali. A garantire che tutto questo sia davvero una festa, è stato predisposto un imponente (e per ora discreto) servizio di sicurezza nell’intera città. (E.Le.)
Un po’ più di una qualunque Settimana della Moda, che periodicamente popola il centro del bizzarro villaggio globale del fashion d’alto livello; un po’ meno del Salone del Mobile, che ogni primavera “sveglia” la città con le sue multiformi presenze disseminate ovunque, tra piazze e cortili. Al momento, le Olimpiadi per Milano galleggiano in una terra di nessuno: una fettina di gente iper-coinvolta ed entusiasta, il centro con luminarie, stand e insegne; e la stragrande maggioranza dei milanesi che, fuori dal circuito Duomo-Galleria-Scala-Corso Vittorio Emanuele, si guardano attorno chiedendosi se sarà proprio vero che i Giochi si stanno per aprire a casa loro (lo sospettano dal traffico fattosi nervoso e ostinato). Perché la verità è che l’evento sembra essere alle porte di un’altra città. Quasi nulla dà l’idea che il mondo si accinge a guardare proprio qui, ad appassionarsi dalla Cina alla Patagonia per competizioni che porteranno in tutto il pianeta il nome di Milano (non solo, certo, ma la metropoli indubbiamente se la gioca da attrice protagonista).
Ci si attendeva che il clima di sostanziale estraneità respirato nella lunga attesa avrebbe ceduto il passo, in questi giorni dell’immediata vigilia, a un cambio di passo, così, dalla sera alla mattina. Come svegliarsi dentro un sogno del quale un abile regista ha mantenuto il segreto fino all’ultimo. E invece. Sarà il freddo intenso e la pioggia che certo non rallegrano gli animi, ma della grande festa olimpica i milanesi non stanno vedendo praticamente nulla. Adesso arriva la torcia, e di sicuro qualche risveglio ci sarà. Ma in giro – pubblicità dell’organizzazione e degli sponsor a parte – non c’è traccia dell’emozione da celebrazioni imminenti. Come se la festa fosse allestita a uso dei media, con gente che si starà divertendo da qualche parte nel mondo virtuale ma che non ci ha invitati a partecipare. Un “loro e noi” che non ci aspettavamo.
Non vogliamo essere ingenerosi: anzi, questa delusione dei giorni “prima” nasce proprio dal desiderio che “dopo” finalmente arrivi la gioia di cui questa città ha un disperato bisogno, ripiegata com’è a rimuginare su quale sia la destinazione della sua fame di affermarsi, crescere, costruire, attirare gente, risorse, talenti, giovani. Sì, ma per cosa? Case a prezzi inavvicinabili, costo della vita che espelle chi non ci arriva, ritmi frenetici per arrivare dove ti dicono che si deve, a ogni costo. E sempre quella domanda: per cosa? Giusto voler crescere e offrire occasioni a tutti: ma poi si scopre che questa corsa a perdifiato ha un costo, e pezzi interi di città non ce la fanno a tenere il passo, si sentono tagliati fuori, amano Milano per quello che è ma sospettano che Milano non li ricambi. E i Giochi che per ora restano un gioco di altri – chissà chi, poi – arrivano come la conferma che allora è vero, la città gli volta le spalle proprio quando scocca l’ora di liberare il desiderio di condividere una felicità annunciata.
Cos’è mancato? Cosa può far uscire le Olimpiadi dal girone delle seccature per gli spostamenti ostacolati, le scuole chiuse, le zone off limits, che in una metropoli che ha fatto dell’efficienza e del tempo misurato al secondo la sua religione è poco meno che un affronto? No, non va bene trovarsi a pensare “speriamo che finiscano alla svelta”.
Col vivo auspicio di svegliarci stamattina dentro la festa finalmente allargata a tutti i milanesi, dal Quadrilatero della Moda a Quarto Oggiaro, restiamo alla finestra (e chi si può permettere i carissimi biglietti?) mentre cerchiamo il maxischermo più vicino per guardarci una gara, sempre che ci sia un buon motivo per preferire il gelo della piazza al divano di casa. Augurando di cuore il meglio a queste Olimpiadi alla milanese, resta il dubbio che sarebbe bastato coinvolgere periferie, scuole e oratori per far sentire tutti invitati a partecipare allo spirito dei cinque cerchi – una “Fratelli tutti” formato sportivo – invitando a prendersi una “tregua olimpica” da tensioni e conflitti metropolitani.
Cosa occorra per rompere il muro tra Milano e i Giochi sinora simili a un grande evento in corso altrove lo dice il motto scelto dalla diocesi ambrosiana per il suo programma di iniziative tra spiritualità e cultura: «L’uno per l’altro». Perché per vincere l’oro in umanità serve sempre il desiderio di incontrare il prossimo. Cominciando da chi abita a casa tua.
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