Morto l’esponente dei verdi Carlo Monguzzi: l’impegno a sinistra di un “ragazzo” degli anni ‘70

Dalla causa ProPal alla via intitolata a Pinelli: storia di un politico ambientalista che ha cambiato le cose
April 14, 2026
Morto l’esponente dei verdi Carlo Monguzzi: l’impegno a sinistra di un “ragazzo” degli anni ‘70
Calo Monguzzi, storico esponente della sinistra ambientalista milanese. Scomparso lunedì 13 marzo dopo una breve malattia /Fotogramma
Carlo Monguzzi non è stato un politico rassicurante. Non lo è stato mai. E forse è per questo che lunedì, nel giorno della sua morte, a quasi 75 anni, il rischio più grande è quello di volerlo addomesticare. Di trasformarlo in una figura conciliata, levigata, quasi neutra. Non lo era. E non avrebbe voluto esserlo. Anche se tutti quelli che lo hanno conosciuto non potranno mai dimenticare la sua ironia, a volte perfida, e il suo modo originale di strapparti un sorriso: ti veniva incontro e mostrandoti il pugno chiuso, all’uso comunista, ti regalava uno slogan degli anni ‘70, per cui tu da quel momento ne diventavi in qualche modo parte. La sua storia politica, in fondo, ha un’origine precisa. Non un’idea astratta, ma una ferita: la strage di Piazza Fontana e la morte di Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano. Una verità giudiziaria mai davvero coincisa con quella storica e giornalistica, e soprattutto mai accettata da una - grande - parte della città. È lì che nasce una generazione politica diversa, meno ideologica e più inquieta, meno legata alle appartenenze e più alla ricerca di una verità che non arrivava. Monguzzi è figlio di quella stagione. E ne ha portato addosso il segno per tutta la vita.
Anche i suoi avversari, di destra e sinistra, ieri gli hanno reso giustizia riconoscendogli i tanti meriti e i pochi difetti e soprattutto la coerenza. Dal presidente del Senato Ignazio La Russa, dal governatore Attilio Fontana, al sindaco Beppe Sala tutti hanno espresso una parola di lode per lui. Per questo la sua ultima battaglia — l’intitolazione di una via a Pinelli — non è un dettaglio simbolico, ma un punto di arrivo. Un’omega che chiude un alfa. Il 19 marzo, dal letto dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove era ricoverato per una malattia rara e veloce, aveva scritto di non poter esserci, «ma con tutto il cuore e con tutta la forza» sarebbe stato lì lo stesso. Non era retorica. Era coerenza. Tra quei due estremi — Piazza Fontana e via Pinelli — c’è tutta la sua traiettoria. In mezzo, una vita politica fatta più di conflitto che di accomodamento.
Insegnante, ingegnere chimico, fondatore dell’ambientalismo organizzato con Legambiente e i Verdi, assessore regionale negli anni Novanta con la prima legge sulla raccolta differenziata e il primo Piano Aria. Ma soprattutto, presenza costante: nei consigli, nelle piazze, nei comitati, nelle battaglie minime e ostinate — un glicine da salvare, una colata di cemento da fermare. Era divisivo, sì. Perché non cercava sintesi a tutti i costi, come sullo stadio di San Siro. Anche dentro il centrosinistra, anche nelle maggioranze che lo eleggevano, Monguzzi restava laterale, a tratti incompatibile. Non usciva, ma non si allineava. Incassava anche critiche, giuste e ingiuste, con la resilienza del combattente. Negli ultimi mesi, già segnati dalla malattia, quella postura non è cambiata. Anzi, si è concentrata. La memoria di Pinelli, la causa palestinese: due temi che, ancora una volta, lo riportavano dentro la stessa traiettoria originaria. La giustizia, quando non coincide con il diritto. La politica, quando non si accontenta dell’equilibrio. Non era facile stargli accanto. Non era facile nemmeno stargli contro. Ma era difficile ignorarlo.
I funerali di Monguzzi si terranno mercoledì 15 aprile alle 14,45 nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Precotto, il suo quartiere a Milano. Lunedì pomeriggio il Consiglio comunale lo ha commemorato con un minuto di silenzio. Al suo posto ora c’è una begonia corallina, pianta simbolo di gratitudine e gentilezza, donata dalla presidenza a nome di tutta l’aula, col biglietto «Ciao Carlo».

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