«Ora e sempre Resistenza!». Mattarella e la Liberazione dagli «zelanti complici fascisti»
Il capo dello Stato a San Severino Marche, medaglia d'oro al merito civile, segna un nuovo appello alla coesione. Tra i valori-chiave che parlano anche all'oggi l'amor di patria e la parola «pace», scandita tre volte

«Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!». Il 25 aprile di Sergio Mattarella, che celebra a San Severino Marche, medaglia d'oro al merito civile, luogo evocativo della lotta partigiana, segna un nuovo appello alla coesione – alla quale ha subito aderito la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – per fare di questa festa, istituita da Alcide De Gasperi, una giornata di riconciliazione nazionale, e non una festa definita di parte con argomentazioni fuorvianti o distorte. «A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria». Perché il «senso della Resistenza» era e resta uno, ha sottolineato il capo dello Stato: «Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese».
Il presidente, in compagnia dei due presidenti delle Camere aveva reso omaggio alle 9 di mattina, come di consueto, all’altare della Patria, con la premier Meloni. Proprio il presidente del Senato aveva suscitato polemiche alla vigilia, invocando una celebrazione estesa anche ai giovani che si schierarono per la Rsi.
Mattarella accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è giunto a San Severino Marche alle 11, ha fatto visita a al Monumento ai Caduti della Resistenza, accolto con entusiasmo dalla folla radunata in strada, ha deposto una corona di alloro per poi portarsi nel teatro Feronia, dove è stato accolto al suo ingresso da una standing ovation. Mattarella parla di «zelanti complici fascisti» e dei meriti dei partigiani. Siamo qui, dice, prendendo la parola, per ricordare «i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943» e «i giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane». Mattarella ricorda anche «la complicità della Guardia Nazionale Repubblicana, la presenza degli uomini della malfamata Legione Tagliamento, che hanno recato lutti e sofferenze a questi borghi e alla loro Gente e a questi luoghi, oggetto di prevaricazioni e stragi», aggiunge, evocando le ricostruzioni storiche che lo hanno preceduto e l’intervento del sindaco Rosa Piermattei. «Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la connessione all'Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l'arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944».
Un Pantheon ampio, quello evocato da Mattarella, che parla di una «classe dirigente di spessore» venuta fuori dalla Resistenza, ricordando fra gli altri il suo predecessore Sandro Pertini; Vittorio De Sica in Miracolo a Milano; un sacerdote trucidato per rappresaglia, don Enrico Pocognoni, medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica; il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, «che operò, in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D’Ascoli. Un eroe della Repubblica», lo definisce. E ricorda anche Enrico Mattei, al centro nei giorni scorsi di una dura polemica da parte della famiglia, che ha diffidato il governo a far uso del suo nome nel piano per l’Africa. Il fondatore dell’Eni, ricostruisce Mattarella senza prender parte alla polemica, fu «protagonista dell’indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia. La sua scelta – ricorda – avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano».
Ma la Resistenza segnò anche, con la nascita della Repubblica e la Costituzione repubblicana che ripudia la guerra, un’apertura al multilateralismo, strumento imprescindibile di una politica di pace. «Questo il senso della Resistenza», dice ancora Mattarella. «Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo. Fu per rispondere a questo accorato appello che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente». attraverso la cooperazione che gli italiani e i popoli europei hanno realizzato sulle ceneri del nazifascismo e sulle rovine del comunismo sovietico.
Pace è quindi la parola a cui la Resistenza rimanda. E, anche se «in questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura di rimuovere quei percorsi» non può esserci vera pace senza l’intervento dell’Onu e della Ue. «L’Italia – conclude Mattarella – raccolta intorno alla sua Costituzione, guarda con fiducia alle sfide del futuro, insieme agli altri popoli europei».
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