Mark Ruffalo: «Negli Usa c’è una rinascita di consapevolezza, Trump perderà»

L'attore americano: papa Leone ha mostrato gran coraggio, su di lui attacchi ridicoli. Come Hulk, siamo tutti chiamati a fare qualcosa in più dei nostri mezzi. È fondamentale la partecipazione dei giovani
April 22, 2026
Mark Ruffalo: «Negli Usa c’è una rinascita di consapevolezza, Trump perderà»
Da “frontman”, nel mondo patinato degli attori di Hollywood, dell’opposizione a Donald Trump, il 4 volte candidato al premio Oscar Mark Ruffalo non fa notizia certo per le critiche al discusso presidente Usa. Se fosse davvero Hulk (il ruolo che per primo lo ha reso celebre), ben volentieri toglierebbe ogni potere all’inquilino della Casa Bianca. Ma questa star di modeste origini italiane (calabresi di Girifalco da parte di padre, imbianchino) è una persona semplice, dai modi spontanei. E colpisce di più per la difesa, appassionata, che fa di un altro suo connazionale: papa Prevost: «È un uomo sincero nella fedeltà ai principi di Cristo e ai suoi insegnamenti. Ha dimostrato gran coraggio nel difendere questi principi sulla scena mondiale, di fronte alla violenza di queste guerre ingiuste. E gli attacchi che sta subendo dalla destra religiosa Usa, che si definisce cattolica, sono ridicoli. Attaccano il Vicario di Cristo leggendo la Bibbia e cercano di impartirgli lezioni di teologia, è qualcosa difficile da credere. Anche se vorrei che la Chiesa aprisse di più sui diritti riproduttivi, come ha fatto per il cambiamento climatico».
Ruffalo, 58 anni (noto anche per “Il caso Spotlight”, pellicola sul giornalismo), è da settimane a Roma per girare il film “Santo subito”, sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II, e a conferma del suo non darsi arie è stato avvistato più nella Roma periferica (Centocelle e Pigneto) che nel centro storico. Al cinema Adriano ha parlato a ben 6.500 studenti (tra presenti e in streaming) per il progetto del Mic “ArtMedia Cinema e scuola”, curato da Loredana Commonara. E a loro ha affidato messaggi precisi, dopo la proiezione di “Tutto quello che resta di te”, film che racconta tre generazioni di palestinesi girato da Cherien Dabis, regista palestino-americana, di cui lui e l'attore spagnolo Javier Bardem sono produttori esecutivi.
Cosa pensa di questa situazione mondiale?
Trump, anziché portare la pace, sta conducendo il mondo in uno stato di guerra totale e illegale. A fare la differenza, però, sono sempre le persone. I Trump e i Netanyahu, come anche i Putin e i Khamenei, alla fine sono esseri umani come noi. E le persone devono sempre opporsi ai dittatori, ai despoti, ai fascisti, è questa la lunga marcia di ogni tempo della storia. Costa sacrifici, costa dolori, ma non farlo vorrebbe dire rinunciare alle nostre libertà. Non sono le stesse per le quali abbiamo dovuto combattere così duramente nel passato?
Pensa che il vento stia cambiando negli States?
Trump perderà le elezioni di "midterm" a novembre, se non cambia linea. I sondaggi dicono che solo il 20% degli americani appoggia in pieno le sue scelte. Qualcosa si muove, c’è una rinascita di consapevolezza di quel che l’America dovrebbe essere: un sogno e non un incubo.
Vede in certe parti del mondo, anche nella nostra vecchia Europa, una tendenza a starsene un po' tranquilli?
Ma dico: come si fa a starsene tranquilli con tutto quel che succede? Come si fa a distinguere ciò che è permesso dire o sentire da ciò che non è permesso? È una sorta di censura, l’abbiamo patita anche negli Usa per questo film: è stato impossibile girarlo a Gaza dopo il 7 ottobre '23 ed è stato difficile pure trovare chi lo distribuisse negli Usa, c’erano genitori che non volevano farlo vedere nelle scuole ai propri figli. Ma ho letto il risultato del referendum qui da voi, ho letto di Viktor Orbán sconfitto in Ungheria. Abbiamo gente che si sveglia e alza la voce.
Cosa ha voluto dire ai giovani italiani?
È un momento spaventoso per i giovani in generale, lo sperimento anche per i miei tre figli. C’è tanta confusione sulle loro prospettive nel mondo e loro ne risentono. Molte persone che arrivano ai giovani li avvelenano. Io resto a favore del fatto che sentano altre voci. A loro dico “ora questo è il vostro mondo”. Non c’è mai stata una generazione che sa così tanto di cosa avviene nel mondo, anche più del ‘68. Vivere in un mondo di pace è alla nostra portata. Ma ci vuole partecipazione per creare il mondo che vogliamo vedere.
E il cinema come influenza la voglia di partecipare?
Il cinema può fare qualcosa che la politica non è in grado di fare: far sì che io senta la vita di qualcun altro, come fosse la mia. Credo al potere educativo dello schermo: una storia ben raccontata può modificare il nostro atteggiamento. È quel che mi ha affascinato di questo mondo per cui ho lottato: fino a 28 anni facevo il barista e intanto andavo a scuola di recitazione. I supereroi alla Hulk mi hanno dato la fama e con loro una cosa ho in comune: voler fare qualcosa in più rispetto alla piccola vita che ci è assegnata. La carriera mi ha dato molto, più di quel che mi attendessi, e voglio restituire qualcosa del tanto ricevuto.

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