L'incerto futuro della Torre dei Conti
Ci sono ancora molte domande senza risposta sul monumento sui Fori Imperiali parzialmente crollato il 3 novembre. Non è esclusa l'ipotesi demolizione

Il passato e il futuro continuano a intrecciarsi nella tragica vicenda del crollo della Torre dei Conti, in cui ha perso la vita Octav Stroici, operaio romeno sessantaseienne che stava lavorando nel cantiere di restauro. I punti interrogativi restano tanti, sia sulle cause del doppio cedimento, sia sui prossimi sviluppi. A partire dalla destinazione del monumento (abbatterlo o recuperarlo?), che rimane ancora incerta. La Procura di Roma sta indagando per omicidio e disastro colposi. Finora nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. Gli inquirenti stanno cercando video del primo crollo. E hanno invitato chiunque li possedesse a fornirli ai carabinieri.
Nel frattempo, si sta studiando un piano per la salvaguardia dell’edificio. Su questo, Adriano La Regina, ex soprintendente alle antichità di Roma e accademico dei Lincei, non ha dubbi: va preservato. Lo studioso negli scorsi giorni ha pubblicato una lettera insieme ad altri 24 accademici dei Lincei, in cui è scritto che trattandosi di un importante monumento medievale, «la legge ne contempla la conservazione, in nessun caso la demolizione».
Una posizione che ribadisce: «Si deve salvare assolutamente. In Italia abbiamo una tradizione notevole di capacità per il restauro e il mantenimento di edifici pericolanti. Sono state già fatte operazioni difficilissime, come quella sulla Torre di Pisa. Bisogna agire presto, come dopo i terremoti, realizzando immediatamente le puntellature». La Regina, poi, non nasconde perplessità sul progetto iniziale, che prevedeva, come si legge sul sito del Comune, anche un allestimento museale e una sala conferenze. «Non mi sembra che un edificio così fragile possa accogliere tutte queste finalità. La Torre deve essere destinata alle sue funzioni di monumento, senza essere sovraccaricata».
L’ex soprintendente nutre qualche scetticismo anche sulle tempistiche dei lavori, finanziati con le risorse del Pnrr. «In questi interventi sul patrimonio archeologico di Roma si nota una forte accelerazione. Bisogna vedere se poi c’è la capacità di intervenire adeguatamente». In proposito, interpellati da Avvenire, il Comune di Roma e la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali al momento preferiscono non rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Diversa la posizione di Francesca Romana Stasolla, ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale alla Sapienza. «La fretta non è necessariamente sinonimo di negligenza». Anche sul progetto la pensa differentemente. «Dal mio punto di vista era del tutto plausibile. Nei mercati di Traiano troviamo un museo, ma questa cosa non è che ci sconvolge». Per quanto riguarda invece il futuro del monumento, anche la studiosa ritiene che si debba fare il possibile per salvarlo. «Me lo auguro con tutto il cuore, sia per il suo valore storico indiscutibile, sia perché un panorama senza la Torre dei Conti sarà difficile da vedere». Infine, un passaggio sulle possibili ragioni del crollo. «Potrebbero essere tante, per esempio un problema di fondamenta o un cedimento per eccesso di carico. Così come è possibile che ci siano state delle concause».
Anche Stefano Pampanin, ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Sapienza, non si sbilancia. Ma sottolinea l’importanza di far comprendere all’opinione pubblica la complessità di intervenire su monumenti del genere. «Sono dei pazienti molto fragili. Il percorso metodologico oggi prevede un’anamnesi, una diagnosi, una prognosi e una strategia terapeutica non “farmacologica”, ma “chirurgica”. È come fare un’operazione delicata che può avere delle complicazioni». In Italia, aggiunge, «abbiamo protocolli di sicurezza tra i migliori al mondo». Ma «a seguito di tragedie come queste, è necessario un ulteriore cambio di passo, per ridurre ancor più i rischi».
Pampanin esorta a promuovere un piano programmatico nazionale per la valutazione e il miglioramento della sicurezza di tutto il costruito italiano. «Siamo di fatto in uno stato di emergenza costante. Non si può procedere a macchia di leopardo». Mentre nell’immediato, esorta a «evitare che la Torre crolli da sola, nel rispetto delle indagini in corso. Esistono delle tecnologie di intervento che potrebbero salvarla, ma se la sicurezza non potrà essere migliorata in modo significativo, si dovranno valutare altre ipotesi più drastiche, nel rispetto di tutte le persone coinvolte».
Nel frattempo, resta la ferita aperta. Non solo, come sottolinea Rosita Pelecca, segretaria generale della Cisl Roma Capitale Rieti, per la morte di Stroici. Ma anche per il fatto che tutta la zona limitrofa alla Torre è interdetta al passaggio, compreso l’accesso ai negozi e ai locali della zona, con lo sgombero del condominio al civico 35 di via Torre dei Conti (dieci appartamenti). Purtroppo, aggiunge Pelecca, «non è ancora prevista una data precisa di riapertura, si parla comunque di mesi. Sarà necessaria una verifica approfondita della stabilità della struttura, probabilmente anche un adeguamento dei lavori rispetto al progetto iniziale e maggiori controlli sulla sicurezza dei cantieri nelle strutture storiche».
Anche per questo il 13 novembre si è tenuta una riunione tra parti sociali, imprese e l’amministrazione comunale per analizzare la situazione delle attività commerciali coinvolte. «Auspichiamo – conclude Pelecca - che nel più breve tempo possibile si individuino le azioni necessarie per mettere in sicurezza la Torre e consentire sia il rientro a casa delle persone sfollate sia la riapertura dei negozi». Se lo augura anche Manuel, del ristorante Massenzio ai Fori, attualmente chiuso, perché si trova proprio di fianco alla Torre. «La situazione è drammatica. Abbiamo messo tutto lo staff in cassa integrazione. Ci sono trenta famiglie in attesa di una risposta». E naturalmente non possono aspettare mesi, forse anni.
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