L'evoluzione delle mafie 4.0: omicidi mirati per regolare il mercato della droga

Università Cattolica e Bicocca hanno studiato 343 delitti commessi negli ultimi dieci anni: il potere criminale non colpisce più in modo indiscriminato
April 23, 2026
L'evoluzione delle mafie 4.0: omicidi mirati per regolare il mercato della droga
Il 51% degli omicidi è legato al mondo della droga / ANSA
L’evoluzione delle mafie italiane passa attraverso omicidi sempre più mirati, quasi chirurgici. Una “extrema ratio” da adottare per preservare e riaffermare il potere criminale. Niente più attacchi indiscriminati, insomma: non si assiste più alle sparatorie di piazza in cui ci andavano di mezzo degli innocenti. Le vittime “collaterali” creano problemi di consenso popolare, oltre ad aumentare a dismisura la pressione delle forze dell’ordine e ad accendere i riflettori mediatici. Quindi meglio agire con precisione, restando nell'ombra, utilizzando la violenza principalmente all’interno del mondo criminale stesso. Una tendenza già emersa in varie analisi investigative, e ora confermata dalle cifre esposte nella ricerca “Governance and trade: Mafias’ multifunctional violence in Italian drug markets”, appena pubblicata sull’International Journal of Drug Policy, che esamina nel dettaglio l’evoluzione della violenza mafiosa in Italia negli ultimi dieci anni. Lo studio, condotto dai professori di Criminologia Alberto Aziani (Università di Milano-Bicocca) e Francesco Calderoni (Università Cattolica del Sacro Cuore), ha puntato la lente su 343 omicidi di matrice mafiosa verificatisi nel periodo tra il 2014 e il 2024.
La ricerca ha rivelato che il 51 per cento degli omicidi totali è direttamente collegato al narcotraffico, principale business delle mafie. La maggior parte dei delitti (80 per cento) si concentra su livelli bassi della catena distributiva dello spaccio di droga: si ammazza per conquistare una piazza di spaccio, oppure per punire chi non ha pagato una partita di merce. In generale, la violenza è principalmente finalizzata a mantenere il controllo del mercato e disciplinare gli equilibri interni ai clan. Nella quasi totalità dei casi (95 per cento), gli omicidi non riguardano transazioni commerciali singole, ma sono strumenti di potere per garantire la stabilità del sistema criminale. Sotto il profilo territoriale, la maggior parte degli episodi si verifica nel Sud Italia, con oltre il 96 per cento degli omicidi legati alla droga concentrati in Campania (102 casi), Puglia (50 casi), Calabria (10) e Sicilia (6). Il 58 per cento delle vittime sono membri delle stesse mafie, mentre il 27 per cento sono soggetti che mantengono legami esterni rispetto ai clan. L’83 per cento delle vittime e il 90 per cento degli autori identificati avevano precedenti penali, evidenziando un sistema di violenza interna e consolidata. Quasi un mondo a parte rispetto alla società civile.
Gli omicidi analizzati si inseriscono prevalentemente in un contesto di conflitti interni tra clan o di regolamentazione del mercato, senza più episodi che prendono di mira la sfera politica o istituzionale, evidenziando un fenomeno divenuto “invisibile” e focalizzato sulle dinamiche interne all’universo criminale. La ricerca ha utilizzato un metodo di monitoraggio innovativo basato sui media e validato con dati ufficiali, che ha consentito di mappare gli eventi per una comprensione più approfondita di un fenomeno in evoluzione. «Lo studio conferma la natura multifunzionale delle mafie italiane che non sono soltanto attori economici, – sottolinea Calderoni – ma esercitano un controllo interno attraverso strumenti di coercizione e violenza selettiva». Un "antistato" che si è adattato ai tempi, che ha continuato a fare i suoi affari sporchi sotto traccia, senza tuttavia perdere la sua estrema pericolosità. «I risultati – aggiunge Aziani - mostrano che la violenza mafiosa non è scomparsa, ma si è trasformata in uno strumento più selettivo e funzionale al controllo dei mercati criminali. È dunque fondamentale che le istituzioni continuino ad adottare strategie di contrasto mirate e integrate, volte a smantellare queste dinamiche di potere e garantire la sicurezza dei cittadini».

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