L'estate rovente nelle carceri preoccupa il Garante dei detenuti: urge ridurre il sovraffollamento

Intervistata da Avvenire, l'avvocata Irma Conti tratteggia, dati alla mano, la grave situazione nei 189 penitenziari italiani; «Condizionatori e ventilatori non basteranno, se il numero dei quasi 65mila detenuti non scenderà presto. Si acceleri sulle pene alternative»
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July 1, 2026
L'estate rovente nelle carceri preoccupa il Garante dei detenuti: urge ridurre il sovraffollamento
Irma Conti, componente del collegio del Garante per i detenuti e le persone private di libertà /Courtesy del Garante per i detenuti
«Perfino in questa estate rovente non è logico, né utile, rincorrere le emergenze. È evidente che nelle carceri si soffra il caldo, e non da oggi. Ma è altrettanto evidente che, per migliorare concretamente le condizioni di vita delle persone detenute, ventilatori o refrigeratori, da soli, non bastano. Occorre affrontare i nodi strutturali del sistema penitenziario, primo fra tutti il sovraffollamento, accelerando il ricorso all’esecuzione penale esterna per coloro che hanno già maturato i requisiti per accedervi». Da due anni e mezzo l’avvocata penalista Irma Conti ricopre il delicato incarico di componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, insieme al presidente Riccardo Turrini Vita, magistrato, e al professor Mario Serio, giurista.
Lei ha visitato personalmente circa cento istituti penitenziari. Luoghi dove d’inverno si batte i denti dal freddo e d’estate si boccheggia.
Purtroppo, è così. E le cause sono molteplici. La maggior parte dei 189 istituti penitenziari italiani presenta infrastrutture ormai obsolete. Pensiamo, ad esempio, agli impianti elettrici: anche se oggi il Ministero della Giustizia dotasse tutte le celle di ventilatori o condizionatori, in molti istituti la rete non sarebbe in grado di sostenere quel carico e si rischierebbero continui blackout. È una situazione che abbiamo riscontrato direttamente durante una visita.
Cosa si potrebbe fare concretamente?
Sarebbe necessario innanzitutto adeguare la potenza degli impianti elettrici. Ma, stante la sfida energetica, sarebbe opportuno investire nella realizzazione di impianti fotovoltaici e di sistemi di produzione e accumulo dell'energia. Detto questo, il tema dei ventilatori rischia di essere fuorviante. Certamente occorre ammodernare gli edifici, ma qualsiasi intervento strutturale sarà inevitabilmente insufficiente se prima non si affronta il problema del sovraffollamento.
Nel frattempo emergono situazioni gravi. A Sollicciano il Gip ha sequestrato 7 sezioni per le condizioni degradanti e oltre 200 detenuti sono stati trasferiti. Voi avevate già visitato quell'istituto?
Sì. Eravamo intervenuti già nel 2024 con un'attività di monitoraggio e di segnalazione preventiva, ben prima che la situazione assumesse rilievo pubblico. Abbiamo effettuato più visite, acquisito la documentazione dell'amministrazione penitenziaria e le relazioni dell'azienda sanitaria e formulato specifiche raccomandazioni sugli interventi urgenti da adottare. Tra queste, avevamo chiesto anche la chiusura temporanea di una sezione del reparto giudiziario e il trasferimento dei detenuti in altre strutture, a causa delle gravissime criticità riscontrate.
Il Governo lavora da tempo a un Piano straordinario per gli istituti penitenziari. Può essere una risposta efficace?
Lo valuteremo quando sarà definito. Nell'immediato, sarebbe già fondamentale intervenire con decisione sul sovraffollamento.
Come, considerando che il tasso medio nazionale di affollamento ha ormai raggiunto il 138%, con istituti che arrivano al 200%?
La strada principale è quella già intrapresa da Governo e Parlamento: favorire il ricorso all'esecuzione penale esterna, alle misure alternative alla detenzione e all'affidamento delle persone con problemi di tossicodipendenza presso comunità terapeutiche. Strumenti già previsti dall'ordinamento, che potrebbero ridurre in tempi relativamente rapidi una popolazione detenuta ormai prossima alle 65 mila unità. Ma è indispensabile accelerare.
E invece si procede lentamente?
C’è un forte ritardo nell'informatizzazione del sistema. L'attività dei Tribunali di sorveglianza è appesantita da procedure non pienamente digitalizzate, con inevitabili rallentamenti. È indispensabile implementare il fascicolo digitale del detenuto, affinché il magistrato possa conoscere in tempo reale il percorso trattamentale della persona e la maturazione dei benefici penitenziari. L'esecuzione della pena è essa stessa un diritto e non può essere compromessa da inefficienze organizzative, pena la mancata attuazione dei principi costituzionali.
Ci sono casi in cui quel rallentamento è critico?
Nel Lazio, le Camere Penali di Roma e Velletri sono in agitazione per le attese rispetto alle istanze dei detenuti. E l'altro giorno, a Terni, un recluso si è cucito la bocca: attendeva da tempo la liberazione anticipata, di cui aveva maturato i requisiti. Se non si accelera sulle misure alternative sui permessi di lavoro all’esterno, il sovraffollamento non potrà ridursi. E in generale il buon funzionamento della giustizia è decisivo, dato che in carcere - oltre a 45.041 condannati definitivi - si contano 9.214 persone in attesa di primo giudizio, 3.386 appellanti e 1.692 ricorrenti.
Un’umanità dolente che può arrivare a gesti disperati di autolesionismo.
Da gennaio sono già 36 i suicidi registrati nelle carceri, uno in più dello stesso periodo del 2025. E ogni giorno si registrano centinaia di episodi critici, piccoli e grandi. Per ridurli, dobbiamo riumanizzare il contesto in cui si svolge l’espiazione della pena. Sa cosa mi ha detto un detenuto, durante una visita? Che in questo percorso ciò che lui tenta di ricostruire è la propria umanità. Ma l'umanità passa per una pena che non può prevedere trattamenti degradanti. E questo ce lo dice la Costituzione.

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