L'esposto alla Procura di Roma: così il caso Epstein è arrivato in Italia

L'associazione Differenza Donna chiede «l'avvio di indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America
March 31, 2026
L'esposto alla Procura di Roma: così il caso Epstein è arrivato in Italia
FILE PHOTO: Ghislaine Maxwell and Jeffrey Epstein are seen in this image released by the Department of Justice in Washington, D.C., U.S., on December 19, 2025 as part of a new trove of documents from its investigations into the late financier and convicted sex offender Jeffrey Epstein. U.S. Justice Department/Handout via REUTERS/File Photo
L'associazione Differenza Donna ha presentato un esposto formale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, chiedendo l'avvio di indagini approfondite in relazione ai cosiddetti "Epstein Files" e ai possibili collegamenti con il territorio italiano e persone italiane e chiede «l'avvio di indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America (Doj)». È quanto si teme che potrebbe emergere da alcuni dei 3,5 milioni di documenti su Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo condannato per reati di violenza sessuale e morto suicida in carcere nel 2019: un caso destinato dunque a crescere anche nel dibattito mediatico italiano.
L'esposto — redatto dalle avvocate Maria Teresa Manente e Iaria Boiano responsabili dell'Ufficio Legale dell'Associazione e presentato il 26 marzo — documenta «come dai file del dipartimento emergano ricorrenze di soggetti italiani, riferimenti significativi e non episodici di soggiorni, spostamenti e relazioni in località italiane (Capri, la Costiera Amalfitana, la Costa Smeralda, Milano e Roma) nonché contatti con soggetti inseriti in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale che potrebbero aver svolto un ruolo nella rete di sfruttamento e di stupri». «Come associazione impegnata nella gestione dei Centri antiviolenza da oltre 30 anni abbiamo ritenuto necessario rivolgerci alla Procura perché i materiali emersi non possono restare confinati nel dibattito mediatico. La dimensione transnazionale delle condotte e la presenza di riferimenti al territorio italiano impongono verifiche immediate», spiega la presidente dell'associazione Elisa Ercoli.
Differenza Donna chiede dunque alla Procura di Roma di avviare verifiche investigative «per accertare se il territorio italiano sia stato luogo di transito, di consumazione o di facilitazione dei reati connessi alla rete Epstein». In particolare si elencano gli elementi meritevoli di indagine, chiedendo: «Di attivare una rogatoria internazionale tramite il Doj per ottenere i file non censurati relativi ai soggetti italiani; disporre accertamenti sui flussi finanziari tra Epstein e soggetti italiani, anche attraverso la Unità di Informazione Finanziaria e la Guardia di Finanza; verificare la posizione delle società Harbour Avenue e Harbour V, con sede a Londra e riconducibili a persone italiane, per eventuali profili di riciclaggio; identificare e ascoltare eventuali vittime italiane o residenti in Italia; coordinarsi con le autorità giudiziarie britanniche che stanno già indagando sulla dimensione europea della rete».
Secondo l'avvocata Manente, l'esposto «si inserisce in un contesto internazionale in cui diversi Stati hanno già avviato indagini. In Francia la Procura di Parigi ha aperto verifiche su possibili profili di tratta e sfruttamento; in Polonia la Procura nazionale ha avviato un'indagine su reti di traffico di esseri umani; in Norvegia è stata aperta un'indagine formale basandosi esclusivamente sui file del Doj, senza elementi nazionali aggiuntivi, trattando la pubblicazione come notizia di reato sufficiente».  Anche Spagna e Germania hanno avviato indagini correlate. «L'Italia non può restare inerte di fronte a elementi documentali pubblici che la riguardano direttamente. La parola delle donne ha aperto questa frattura, ora non è possibile che le istituzioni in Italia ignorino la dimensione necessaria e urgente dell'accertamento approfondito», specifica. Da quanto emerge, «non siamo di fronte a episodi isolati, ma — aggiunge l'avvocato Ilaria Boiano — a un possibile sistema sociale e politico che si alimenta della cultura dello stupro, della sopraffazione e della disumanizzazione, producendo una progressiva normalizzazione della violenza». «Il corpo delle donne e delle bambine continua a costituire uno dei luoghi privilegiati attraverso cui si esercitano dominio, profitto e controllo, spesso all'interno di sistemi economici e relazionali che normalizzano la loro disponibilità e ne occultano la violenza», conclude Ercoli.
L'indagine italiana, insomma, non poteva tardare a lungo. Nei documenti allegati dall'associazione all'esposto, così come nel database del dipartimento americano, emergono infatti nomi di soggetti, luoghi italiani e flussi finanziari legati al nostro Paese. Anche le ricorrenze nei file accessibili pubblicamente insospettiscono.

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