Il bracciante Mamadou, 38 anni, morto di stenti nella sua casa-auto
Immigrato regolare dal Gambia, non aveva trovato altra dimora. È deceduto nella macchina parcheggiata nel ghetto di Torretta Antonacci, nel Foggiano, mai bonificato nonostante i fondi del Pnrr

Mamadou è morto nella sua auto. Morto di freddo e di stenti. Aveva 38 anni e veniva dal Gambia, immigrato regolare, bracciante, ma l’auto era l’unica “casa” che era riuscito a trovare. Parcheggiata nel “gran ghetto” di Torretta Antonacci, l’enorme insediamento del Foggiano che doveva essere eliminato grazie ai fondi del Pnrr, ben 28 milioni di euro dei 200 stanziati proprio per il superamento dei ghetti in tutta l’Italia. Fondi in gran parte persi. Ne saranno spesi appena 24,8 milioni e nulla proprio per gli enormi ghetti foggiani, Torretta Antonacci nel comune di San Severo e Borgo Mezzanone nel comune di Manfredonia, che ospitano anche in questi giorni oltre 2mila persone, in baracche o peggio, come Mamadou.
Non la prima morte in questi indegni insediamenti, tra bruciati nell’incendio delle baracche, asfissiati dal monossido di carbonio del braciere per scaldarsi, per malattie non curate. Insediamenti cresciuti tra disinteresse e illegalità, con l’unica presenza del volontariato, dalla Caritas a varie associazioni. Qui nel settembre 2019 venne il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere di papa Francesco, e per un po’ si alzò l’attenzione sulle condizioni di vita e di sfruttamento di questi lavoratori. Ma poi è tornato l’oblio. «Torretta Antonacci è la quintessenza della disumanità. Una concentrazione di lavoratori poveri sottoposti al controllo dei caporali e del crimine. Perché questo non accada più è necessario usare i fondi Pnrr e procedere con una sanatoria umanitaria», commenta il sociologo Leonardo Palmisano, responsabile immigrazione e antimafia Pd Puglia.
E anche dai sindacati arriva la denuncia per il mancato utilizzo dei fondi del Pnrr. Antonio La Fortuna segretario generale della Fai Cisl Puglia e Donato Di Lella segretario generale della Fai Cisl Foggia denunciano come la morte di Mamadou «riapre le ferite delle inaccettabili condizioni di vita delle migliaia di migranti invisibili e costretti a vivere nei ghetti della provincia di Foggia». Aggiungendo che «il mancato utilizzo delle risorse del Pnrr per lo smantellamento dei ghetti, una battaglia annosa di Fai e Cisl, si traduce in una occasione persa». Accuse analoghe dalla Flai Cgil Puglia e di Capitanata. «Viene il sospetto fondato che in fondo, al Governo delle destre, della vita e anche della morte di migliaia di lavoratori della terra, costretti a vivere in contesti a dir poco emergenziali, non importi nulla. La loro colpa, evidentemente, essere stranieri». Le organizzazioni sindacali chiedono al prefetto di Foggia «di convocare le parti sociali per registrare le denunce che anche i rappresentanti istituzionali levano rispetto al mancato impiego delle risorse per il superamento ghetti, e avviare da ora un confronto su possibili interventi da predisporre in previsione della prossima stagione delle grandi raccolte».
Mentre una delegazione dell’Usb si recherà lunedì a Foggia per chiedere un incontro con il Prefetto. «Vogliamo risposte concrete. Pretendiamo rispetto e dignità. Siamo lavoratori, non carne da macello». E un invito a sottrarre i lavoratori migranti «da una condizione di invisibilità, perché rappresentano una risorsa strutturale e determinante per l’economia del Paese e una componente indispensabile per la tutela dei primati del Made in Italy» arriva da Coldiretti. Che ricorda come «sui 152mila operai agricoli stagionali circa 43mila sono lavoratori stranieri, pari al 28%».
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